A Ciambra

A Ciambra


Jonas Carpignano

Drammatico | Brasile, Francia, Germania, Italia, Svezia, Usa
(2017)
A due anni di distanza dall’esordio sul grande schermo con “Mediterranea” (tuttora senza distribuzione italiana), Jonas Carpignano riprende il discorso esattamente da dove lo aveva interrotto. Se, infatti, nell’opera precedente al centro della narrazione poneva il difficile percorso di integrazione di Ayiva (Koudous Seihon), immigrato clandestinamente dal Burkina Faso a Rosarno, in “A Ciambra” sposta il focus su un mondo estremamente diverso ma, in fondo, complementare: quello di una comunità rom stabilitasi a Gioia Tauro. Il regista italiano (madre, però, afro-americana), dunque, nel suo ultimo lavoro – presentato alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes – pedina per tutta la durata del racconto non più Ayiva, il quale comunque ricopre un ruolo fondamentale nell’opera, bensì Pio Amato, giovane quattordicenne cresciuto all’interno del campo rom calabrese e che, in “Mediterranea”, interpretava un semplice personaggio secondario. “A Ciambra” amplia, allo stesso tempo, l’idea dell’omonimo cortometraggio datato 2014, dove protagonista era lo stesso Pio, allargando lo sguardo a tutta la famiglia del ragazzo e aumentando considerevolmente non solo la durata della pellicola, ma anche quella della storia narrata (il corto, infatti, era ambientato in un’unica notte).

Pio, meno esuberante e più cupo rispetto al primo lungometraggio, deve – ora che il fratello maggiore e il padre sono stati arrestati – fare i conti con la necessità di diventare adulto in un mondo, quello della Ciambra, dove si inizia a fumare a tre anni e si può guadagnare qualche soldo unicamente mediante azioni illecite. Jonas Carpignano, attraverso un larghissimo uso della camera a mano, segue incessantemente Pio (persino quando non vorrebbe essere ripreso), osserva il suo corpo-oggetto (usato per ricordare numeri di telefono) spiare i furti del fratello maggiore, partecipare ai pranzi di famiglia e girovagare per il campo di Gioia Tauro, identificando pienamente il punto di vista dello spettatore con quello del protagonista.

“A Ciambra” segna un ulteriore passo avanti rispetto al bel “Mediterranea”, dove già Carpignano mostrava uno sguardo maturo nel seguire il travagliato viaggio di Ayiva: in quest’ultima fatica, il taglio documentaristico si sposa perfettamente – grazie all’aiuto, tra gli altri, di Martin Scorsese – con una struttura tradizionale da romanzo di formazione e con alcuni stilemi del noir (viene a mente, soprattutto, l’Audiard di “Dheepan” o “Il profeta“). Il realismo della pellicola (nel senso letterale del termine), poi, si contamina con inserti di musiche pop (“Faded” di Alan Walker; Baby K), con sequenze oniriche e surreali (che riescono a non risultare eccessivamente artificiose) e con momenti di fortissima tensione e suspense (i furti che Pio compie sul treno; il montaggio parallelo sul finale), riuscendo ugualmente a mantenere una precisa coerenza e identità: tutte queste intuizioni, infatti, sono amalgamate dal regista con insolita attenzione e personalità.

Ciò che, appunto, rende unico il lungometraggio è proprio lo sguardo limpido e sincero del suo autore, che non condanna né assolve, non loda né biasima ma, semplicemente, osserva con umana partecipazione i moti dell’animo di Pio, la saggezza del nonno anziano, gli ammonimenti della madre, i buffetti che si tirano i bambini. Descrive e partecipa, Carpignano, alla vita quotidiana di questa realtà emarginata, con una naturalezza a tratti miracolosa, con l’entusiasmo infantile di colui che, da esterno, si trova catapultato in un universo nuovo, affascinante e pregno di vitalità.

Coproduzione internazionale (dal Brasile alla Svezia passando per Germania, Francia e Stati Uniti) che accoglie artisti provenienti da tutto il mondo (Affonso Gonçalves lavora al montaggio, Dan Romer compone le musiche, Tim Curtin cura la fotografia), quella del regista italiano è un’opera coraggiosa e incredibilmente attuale, che sa indugiare su un primo piano e decidere quando porre un netto stacco di montaggio, che sa trattare con gentilezza e compassione i suoi personaggi senza, tuttavia, eccedere in sentimentalismi o inutili didascalismi.

Malgrado una struttura narrativa non certo originale e talvolta prevedibile, malgrado qualche forzatura – soprattutto in prossimità della conclusione – e qualche prolissità di troppo, “A Ciambra” è un film prezioso, da conservare avidamente, imperfetto ma non meno profondo e toccante. Cinema del reale e insieme atto d’amore verso la finzione artistica, “A Ciambra” è lo sguardo, umile e dimesso, sul mondo di Pio, dei suoi famigliari e dei suoi amici; ma è, più che ogni altra cosa, un bellissimo – eppure estremamente crudele – romanzo di formazione, come ci svela il finale, prima che i titoli di coda (ambigui proprio per la loro solarità ed essenza pop, nonché epitome perfetta della natura chimerica dell’opera) calino il sipario su questo racconto che conferma, ancora una volta, Jonas Carpignano come uno degli autori italiani più interessanti della sua generazione.

28/08/2017

Cast e credits

Distribuzione
Academy Two
Durata
118'
Produzione
Rai Cinema, RT Features, Sikelia Productions, Stayblack Productions
Sceneggiatura
Jonas Carpignano
Fotografia
Tim Curtin
Scenografie
Marco Ascanio Viarigi
Montaggio
Affonso Gonçalves
Musiche
Dan Romer
Costumi
Nicoletta Taranta

Trama

Nella Ciambra, una piccola comunità rom nei pressi di Gioia Tauro, Pio Amato cerca di crescere più in fretta possibile, a quattordici anni beve, fuma ed è uno dei pochi in grado di integrarsi tra le varie realtà del luogo: gli italiani, gli immigrati africani e i membri della comunità rom. Pio segue ovunque suo fratello Cosimo, imparando il necessario per sopravvivere sulle strade della sua città. Quando Cosimo scompare le cose per Pio iniziano a mettersi male, dovrà provare di essere in grado di assumere il ruolo di suo fratello e decidere se è veramente pronto a diventare un uomo.
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