I Don’t Feel at Home in This World Anymore

I Don’t Feel at Home in This World Anymore


Macon Blair

Commedia, Drammatico, Thriller | Usa
(2017)
Basterebbe il titolo, tanto lungo quanto esplicativo, per mettere a fuoco l’intento che sta alla base di questo “I Don’t Feel at Home in This World Anymore”, esordio alla regia di Macon Blair, premiato con il Gran Premio della Giuria alla scorsa edizione del Sundance Film Festival.

L’opera prima dell’attore statunitense – ora distribuita anche in Italia grazie a Netflix – è un perfetto esempio di film indipendente, capace di scivolare con destrezza tra generi diversi, senza rimanere ingrovigliato in nessuno di essi e mantenendo dunque una certa autorialità priva di etichette. Questa sorta di commedia nera, che ha il retrogusto del thriller e che non disdegna certe venature pulp, ma il cui umorismo nasconde in realtà una ben celata drammaticità (può probabilmente ricordare in questo alcune opere dei fratelli Coen), è uno sfogo liberatorio e scanzonato nei confronti di un mondo in cui sembrano governare gli incapaci e gli irrispettosi, in cui quanto più uno cerca di essere onesto e giusto, tanto più sembrerà ingenuo e avrà la vita difficile; un mondo in cui, appunto, risulta sempre più difficile sentirsi a casa.
Per sottolineare questo aspetto la narrazione sceglie come protagonisti due outsider, incapaci di trovare il loro posto in una realtà ricolmo di ingiustizie e di prepotenze impunite: Ruth è una donna di mezza età, single, infermiera in una clinica per anziani, le cui giornate trascorrono scandite dal ritmo di piccoli ma costanti dispiaceri. Quando però la sua abitazione viene svaligiata da dei ladri la sopportazione arriva al limite e comincia la ricerca del riscatto nei confronti di tutti quei teppisti, piccoli o grandi che siano, che infestano il mondo. Ad aiutarla nella sua missione sarà Tony, un metallaro fissato con le arti marziali, anche lui solo e incompreso, in debito con Ruth per aver abbandonato i bisogni del cane nel giardino di questa.
Da questo semplice soggetto lo stesso Blair ricava una sceneggiatura brillante, in grado di gestire alla perfezione i ritmi e i tempi della commedia, ma capace anche di tessere i momenti divertenti assieme ad altri ben più drammatici, ottenendo un risultato comunque solido e per nulla eterogeneo, che sa far riflettere senza appesantire, che rimane leggero e ironico anche nei momenti più amari e angosciosi e che ha tutte le carte in regola per regalare al suo autore un posto non secondario all’interno del panorama indie contemporaneo.
Anche la caratterizzazione dei personaggi sembra il frutto di una penna esperta, sapiente nell’evitare i cliché, ma abile anche nel definire dei caratteri che rimangono impressi nello spettatore anche dopo la visione: Ruth (interpretata dalla Melanie Lynskey di “Due uomini e mezzo”) è dunque la tipica donna mediocre e succube da cui non ci si aspetterebbe nulla di straordinario, ma che diventa invece, una volta presa coscienza di se stessa, un’indomabile cacciatrice di criminali, capace di tutto pur di portare a termine la sua missione di giustizia.
Tony (che ha il volto di un ottimo Elijah Wood) è invece una perfetta spalla, goffa e stramba quanto basta a divertire, ma mai limitata agli aspetti buffoneschi, centrale anche nei momenti di maggiore serietà e riflessione: è lui che rimprovera Ruth quando questa rischia di trasformarsi a sua volta in una criminale, è a lui che appartiene il maggior senso di giustizia, mascherato da una religiosità bizzarra ed esternata nei momenti meno opportuni.
L’ultimo accenno va alla colonna sonora, costituita per lo più di brani metal più o meno pesanti, ottimo accompagnamento in grado di colorare le sequenze di un carattere ancora più rock e spregiudicato.
Insomma è bene che di un’opera come questa se ne parli, sia perché è l’esordio coi fiocchi di un regista ancora giovane e promettente, cui si augura di sfornare ancora diversi prodotti di qualità, sia per evitare che essa si smarrisca nel mare di proposte e titoli (spesso poco convincenti) di una piattaforma così chiacchierata e discussa la quale rappresenta, nel bene o nel male, un tassello fondamentale dall’attuale mosaico cinematografico.

14/09/2017

Cast e credits

Distribuzione
Netflix
Durata
96'
Produzione
Film Science, XYZ Films
Sceneggiatura
Macon Blair
Fotografia
Larkin Seiple
Scenografie
Tyler B. Robinson
Montaggio
Tomas Vengris
Musiche
Brooke Blair, Will Blair

Trama

Ruth è una donna single, con problemi di depressione, cui la vita sembra remare contro. Quando la sua casa verrà svaligiata dai ladri però, inizierà a cercare il proprio riscatto e, in compagnia di uno strambo metallaro nerd e solitario, si metterà alla ricerca dei malviventi.
L’Estranea
L’Estranea

Dopo “La valle dei sorrisi” Paolo Strippoli continua a esplorare la possibilità di contaminazione delle forme del cinema operando uno scatto in avanti rispetto alla capacità di sfruttare le potenzialità del linguaggio cinematografico. La suggestione visiva prevale sul disegno d’insieme ma le ambizioni rimangono intatte. Ottima la prova degli interpreti su cui svettano Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi

Digger
Digger

Un'opera dalla regia rigorosa e viscerale, che conferma la densità stilistica di Iñárritu. Pur con qualche ridondanza strutturale che ne frena la tensione drammatica, il film offre un'efficace e lucida decostruzione psicologica dei personaggi

Her Private Hell
Her Private Hell

Nicolas Winding Refn torna al lungometraggio con un’opera visivamente magnetica che interroga la paternità tra protezione, controllo e possesso. Ma nel tentativo di decostruire la figura del padre, Her Private Hell rischia di trasformare quella della figlia nell’ennesimo oggetto del proprio sguardo

Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio
Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio

"Heart of the Beast" di David Ayer è l'ultimo di una serie di film che raccontano la wilderness americana rispolverando il mito della frontiera. Ne risulta un film di sopravvivenza in cui lo spazio dell'azione è affiancato da una contemplazione rispettosa del creato in ogni sua forma, retto sull'interpretazione tutta fisica di Brad Pitt

Una storia
Una storia

"Una storia" di Anna Foglietta ha ottime premesse e può contare sulla bravura dei due protagonisti, ma non convince del tutto: la scelta di raccontare questo dramma familiare attraverso una regia estremamente statica, inquadrature fisse e lunghi silenzi finisce per appesantire il ritmo

Possible Love
Possible Love

VENEZIA 83 - Otto anni dopo "Burning", Lee Chang-dong torna con un altro dramma in cui affronta questioni che sono al contempo di bruciante attualità e universali: la disparità di classe e la verità dei sentimenti. Un'opera densa e stratificata che può vantare anche uno straordinario quartetto di attori, premiata con il Leone d'Argento - Gran Premio della Giuria

Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio
Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio

Palestina, 1936, durante il protettorato britannico. Un villaggio di palestinesi cristiani vede le proprie terre sottratte per far posto a una colonia ebraica. Il film racconta con efficacia la rivolta che segue, pur in maniera a volte didascalica

Resident Evil
Resident Evil

Con un reboot radicale, Zach Cregger tradisce la lore del videogioco per abbracciarne la geometria formale. Tra luci espressioniste, spazi claustrofobici e montaggio sincopato, i tropi del survival horror diventano stile. Pur prevedibile nella scrittura, il film è un horror solido e grottesco.