Mi chiamo Francesco Totti

Mi chiamo Francesco Totti


Alex Infascelli

Documentario | Italia
(2020)

“Mi chiamo Francesco Totti” è in primo luogo la storia di un predestinato. Le prime immagini del nuovo film di Alex Infascelli ce lo dicono senza mezzi termini attraverso un aneddoto tanto divertente quanto esplicativo dell’abilità funambolica del protagonista nel calciare un pallone. Apprendiamo infatti che il campione ancora in erba era già un cecchino infallibile ai tempi della scuola elementare quando giocando a tirassegno con i corpi dei compagni finiva per centrarli tutti al primo colpo.

Eppure, nonostante la grandezza indiscutibile del repertorio, dimostrata nel corso di una carriera suggellata dalla vittoria del campionato e da quella del Mondiale del 2006, quest’ultima voluta a tutti i costi e nonostante l’infortunio che ne aveva messo a rischio la presenza, il nostro ha l’umiltà di riconoscere la benevolenza di un destino capace di fargli evitare la cessione ad altra squadra nel momento in cui la sua carriera nella Roma stava per esplodere. Anche in quel caso, come nell’altro ben più famoso che fu causa del prematuro ritiro, fu un allenatore, l’argentino Carlos Bianchi, a mettersi di traverso e a peccare di lesa maestà, cercando in tutti i modi di farlo cedere ad altra squadra per sostituirlo con un giocatore già affermato.

In questo senso fa ancora più scalpore, dopo aver raccolto le testimonianze di ammirazione e affetto del pubblico restituito dal campione con generosità e riconoscenza verso familiari, amici e colleghi, vedere, e soprattutto ascoltare, la conferma delle parole di accusa pronunciate nei confronti di Luciano Spalletti, il tecnico che, secondo la ricostruzione dell’interessato, si accanì senza motivo  contro la sua persona emarginandolo dal resto della squadra e di fatto impedendogli di scendere in campo se non per piccoli scampoli di partita.

Da questo punto di vista “Il mio nome è Francesco Totti” è, per dirla come Raymond Chandler, una sorta di lungo addio poiché il film costruisce la narrazione a partire dal giorno in cui Totti si appresta a calcare per l’ultima volta un campo di calcio per poi ripercorrere le fasi salienti della carriera, non senza tornare di tanto in tanto alla vigilia del fatidico momento per filmare le sensazioni del protagonista.

Accompagnato dalla voce fuori campo del protagonista, uguale per simpatia e disincanto a quella di certe scenette pubblicitarie, il film è efficace nel trasformare il materiale visivo in una biografia essenziale da cui è possibile percepire non tanto il talento del calciatore quanto l’umanità del personaggio, quella capace di farne da sempre un antidivo. Certo, anche il documentario di Infascelli come altri dedicati a grandi personaggi sportivi mantiene la prerogativa per cui è nato e cioè quella di celebrare Totti dal punto di vista di chi ne ha ammirato le gesta sportive, mettendo dunque da parte gli strumenti critici propri del documentario per privilegiare una comunicazione positiva, volta a confermare le certezze degli appassionati. La scelta di privilegiare le immagini rispetto al contenuto, e quindi di non estrapolare mai il protagonista dal contesto che ha concorso a costruirne il mito, contribuisce a fare del Totti cinematografico un vero e proprio personaggio: fonte di ispirazione per film già usciti (“Il campione” di Leonardo D’Agostini) e al centro di progetti sul punto di nascere come la prossima serie interpretata da Pietro Castellitto.

Presentato con successo nella selezione ufficiale della Festa del cinema di Roma, “Io mi chiamo Francesco Totti” ha le potenzialità per piacere al grande pubblico.

19/10/2020

Cast e credits

Distribuzione
Vision Distribution [Italy]
Durata
101'
Produzione
Capri Entertainment, FremantleMedia, The Apartment, Vision Distribution, Wildside
Sceneggiatura
Alex Infascelli, Vincenzo Scuccimarra
Fotografia
Marco Graziaplena
Montaggio
Alex Infascelli, Emanuele Svezia

Trama

La vita calcistica di Francesco Totti: storia e aneddoti di un campione
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