Gloria!

Gloria!


Margherita Vicario

Drammatico, Musicale | Italia
(2024)

La prima scena del primo film di Margherita Vicario “dal multiforme ingegno” è un manifesto. Omnia vincit musica. Teresa, la serva muta di un istituto musicale per educande, vede e soprattutto sente le giovani fare esercizi e la musica tracima, esonda, riempie tutto il mondo attorno a lei. Regia, montaggio, gestione del suono – la musica è nella realtà, poi nella testa della ragazza poi diventa vera e propria colonna sonora esterna in un crescendo – sono altresì una dichiarazione di intenti formale: sappiamo come costruire un film attorno alla musica.

Lo spunto iniziale non può non ricordare il più bel libro di Tiziano Scarpa, “Stabat Mater”, vincitore del premio Strega nel 2009: l’ambientazione è la stessa ma in quel caso la storia si svolge circa un secolo prima e il maestro dell’istituto è un giovane Vivaldi, mentre qui Paolo Rossi interpreta un meschino maestro che ha ormai perso ogni ispirazione e speranza… Di riferimenti per la storia se ne possono trovare tanti, dal mitico Masetto da Lamporecchio che nel Decameron si finge muto per andare a lavorare in un convento, al recente “Chiara“di Susanna Nicchiarelli con cui condivide molte cose tra cui la scelta di protagoniste botticelliane – lì Margherita Mazzucco, qua Galatea Bellugi e Carlotta Gamba. Ma quello che conta è l’energia che eccede dalla storia in ogni momento, grazie alla regista, alla musica, alle attrici tutte in parte  – citiamo almeno una sorprendente Veronica Lucchesi – La rappresentante di lista che non a caso tira fuori un pezzo da brividi. La contaminazione tra ambientazione storica e musica pop non è una mossa ardita – la usa persino il massimo incasso italiano del 2023 – ma quello che conta è come qui viene usata, in modo molto più integrato e sensato che nel film sopracitato. Non solo è efficace dal punto di vista emotivo, ma mostra il divario tra la formazione e l’istintività che riflette il divario di classe fra la serva e le educande, e i possibili modi in cui il divario viene superato.

Il film ha molteplici punti di forza – ad esempio, si riesce a trasmettere l’atmosfera di quelle zone del Veneto pur usando pochissime scene di esterni – e alcuni punti deboli – il procedere della storia è a volte meccanico – ma ritorniamo sulla recitazione. Questa è classicamente un punto debole del cinema italiano drammatico. C’è gente che recita male persino nei film di Bellocchio. Ma un casting azzeccato, una bella gestione degli attori e delle attrici, e la loro bravura, danno in “Gloria!” la sensazione di un film corale e ci coinvolgono nella storia emozionandoci. Permea il film una sensazione di eccedenza, di energia che circola e non riesce a essere ingabbiata nel rispetto delle regole della verosimiglianza storica o narrativa, di ricchezza della creatività che supera tutto così come sognano di fare le protagoniste.

Un bell’esordio che ci fa aspettare con curiosità i prossimi film della regista.

18/05/2024

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