Un'artista americana. Così i curatori Pettierre e Zanello introducono Kathryn Bigelow, autrice di una cinematografia spiazzante sin dagli esordi, che riunisce nel suo sguardo cangiante e pirotecnico la filosofia dell'immagine di Susan Sontag e la pittura statunitense della seconda metà del Novecento.
Una tempesta di fantasmi e personaggi in cerca di vendetta. Così Roberto Lasagna introduce questa raccolta di saggi da lui curata dedicata agli schemi horror nel cinema della Corea del Sud
Il volume racconta, con sette firme e altrettanti film in analisi, genesi ed evoluzione del predatore più brutale dell’universo multimediale conosciuto. E di quel machismo americano, sua preda preferita
Conosciuto soprattutto per "Il buio oltre la siepe", Robert Mulligan, classe 1925, ha saputo interpretare per un trentennio le contraddizioni e le paure della società americana. Diventa oggi e con pieno merito il soggetto di una monografia, la prima al mondo dedicata a Mulligan, a cura di Mario Molinari e Fabio Zanello, che tra le varie firme include anche quella del nostro Antonio Pettierre.
Perché è importante parlare di un regista come Steven Spielberg? Perché dopo cinquant'anni di carriera, il suo nome è diventato ormai sinonimo di una nuova classicità nel cinema americano; perché ha saputo essere pioniere di un nuovo modo di fare film; perché, oltre al velo della melodrammaticità, le sue storie hanno segnato l'immaginario di generazioni di spettatori, e continuano a farlo ancora oggi.
"Per i primi venticinque anni della mia vita ho vissuto come un criminale, e i successivi venticinque li ho trascorsi da cittadino di seconda classe, privato dell'uguaglianza e dei diritti umani": non le manda a dire Derek Jarman in questa rabbiosa autobiografia, originariamente pubblicata nel 1992 (due anni prima che l'AIDS finisse di consumarlo) e ora riproposta in italiano dalla Shake, in occasione del trentennale.
Rudi Capra scrive un libro fondamentale per approfondire uno degli autori tra i più rappresentativi della cinematografia contemporanea con un'analisi originale sia per la metodologia utilizzata sia per i contenuti trattati
Negli ultimi anni Aby Warburg lavorò al Bilderatlas, un atlante che conteneva di migliaia di immagini provenienti da diverse epoche e culture radunate intorno a idee e figure simboliche. Uno sforzo analogo anima il cinema di Herzog secondo Dottorini, ovvero "rendere manifesto il movimento continuo e a volte folle che fa dell'immagine il luogo della compresenza di molteplici temporalità, di un anacronismo che ne è anche la più profonda ricchezza."
Il testo di Matteo Berardini, "Strade di fuoco. La città nel cinema criminale americano anni ’80", spazia liberamente tra il polo analitico e quello descrittivo, utilizzando la griglia teorica disegnata da Lynch per edificare un discorso sulle immagini della città nel cinema USA anni ’70 e ’80.
Nico D’Alessandria. Chi era costui?
Per chi non sa rispondere, urge una subitanea immersione nella Roma babelica ed esuberante del secondo Novecento, ecosistema che D’Alessandria attraversa con piglio documentarista e ironia pasoliniana in uno stile che spazia "dal cinema sperimentale al cinema militante, sfiorando il genere carcerario con una autonoma interpretazione di ciò che viene definito come post o neo-neorealismo."
Vittoriano Gallico è membro del laboratorio di ricerca LAMO (Littératures Antiques et Modernes) dell’Università di Nantes, presso la quale si è dottorato in italianistica, e insegna italiano presso le scuole secondarie francesi. Ondacinema lo ha intervistato per discutere del suo volume "L'opera di Paolo Sorrentino tra le immagini di Federico Fellini e di Martin Scorsese", edito da Mimesis.
Un saggio monografico su uno degli ex autori prodigio della (new new new) Hollywood esplosa tra gli anni 90 e il nuovo millennio. Il sottotitolo del volume dice tutto: un solo cineasta, molteplici significati e forme di uno sguardo cinematografico capace di riflettere tanto sulla macchina cinema quanto sulla contemporaneità dell'Occidente