La parte del leone nel film di Marc Webb la fa però il compositore premio Oscar (per “Titanic“) James Horner, che succede a Danny Elfman, nell’occuparsi delle musiche originali della saga ragnesca. Prendere il posto di Danny Elfman (probabilmente il più grande e originale compositore di colonne sonore dell’ultimo ventennio) non è impresa da poco, tanto più che per i film di Sam Raimi, il musicista aveva creato uno dei suoi lavori più intricati, barocchi e memorabili. Nonostante ciò Horner ne esce a testa alta, e confeziona un lavoro abbastanza diverso sia da quello di Elfman (la cui influenza è però innegabile nell’epicità del main theme o in altri momenti come “Becoming Spider-Man” e “Saving New York”), sia dai suoi progetti precedenti (ed è facile incappare nella maniera quando si ha all’attivo le celeberrime musiche di film come “Braveheart”, “Apollo 13” e un altro centinaio di pellicole). Horner, in linea con gli intenti di questo reboot, si concentra più sul lato sentimentale e umano della vita del giovane Peter Parker più che sull’azione e la spettacolarità: confeziona così un love theme ad hoc al pianoforte, richiamato in momenti come “Rooftop Kiss” e “I Can’t See You Anymore”, si tuffa in parentesi leggiadre e giocose come in “Playing Basketball”, in cui si avvertono echi del John Williams più melodico, inserisce cori tribali (nello stile di “Apocalypto“) e inquietanti synth per sottolineare l’incontrollabilità del mostruoso villain Lizard (“The Equation”, “Ben’s Death”, “The Spider Room”).
Altrove, quando deve commentare le sequenze più epiche, Horner da sfoggio di tutta la sua esperienza nell’ambito dei blockbuster: in brani come “Metamorphosis”, “Promises – Spider-Man End Titles”, “Oscorp Tower” e “The Bridge” pare di tornare a volare nei cieli della Pandora di “Avatar“. Ecco, pur non raggiungendo i livelli di eccellenza della soundtrack di Elfman per la trilogia di Raimi, la colonna sonora firmata James Horner è un lavoro onesto che riesce a bilanciare l’anima sentimentale e quella action della pellicola di Webb senza che l’una sopraffagga l’altra. E viste le aspettative bassissime, non ci si può lamentare.