Titanic in 3D

Titanic in 3D


James Cameron

Drammatico, Romantico, Storico | Usa
(1997)

100 anni fa affondava Il Titanic. 14 anni fa un regista di nome James Cameron, citando la battuta del suo protagonista, urlava “Sono il re del mondo!”, dopo aver vinto con la categoria miglior film undici Academy Awards su 14 candidature, raggiungendo nell’olimpo dei record il mitico “Ben-Hur” di William Wyler. “Titanic” è stato senza dubbio l’ultimo grande kolossal del secolo: l’ultimo grande kolossal made in Hollywood, realizzato da un filmmaker paziente e tenace che persegue i propri progetti per anni e anni e che, alla resa dei conti, non potendosi permettere di sbagliare finisce per fare sempre centro. Quest’uscita commemorativa diventa per Cameron un modo per autocelebrare la sua ultima innovazione, le tecnologie per le riprese stereoscopiche, e il fatto di averne velocizzato la diffusione per mezzo dell’uscita di “Avatar“. La release in 3D di “Titanic” è un’occasione per rivederlo in sala e per cogliere come il signor Cameron sia riuscito a trattare la terza dimensione in maniera raffinata, senza gonfiare l’immagine peggiorando la resa visiva (forse, dal regista, era davvero il minimo), ma se tutto si riducesse alla domanda su quanto sia importante vederlo in 3D, rispondiamo subito che è retorica. Resta il fatto che nei campi lunghi, nelle maestose scene di massa dell’ultimo terzo di pellicola e nelle vertiginose inquadrature a piombo il 3D assume un valore, benché rimanga un surplus in un film di quindici anni fa.

Il cacciatore di tesori Brock Lovett esordisce in un’intervista dicendo che la storia del Titanic la conoscono tutti. Noi possiamo rilanciare affermando che tutti conoscono la storia di “Titanic”, settimo lungometraggio di James Cameron. Ritrovarsi ad affrontare uno spartiacque generazionale, che ha diviso tra favorevoli e contrari, con astiosi oppositori per rigetto (alle locandine, alle clip melense, alle canzoni di Céline Dion e all’isteria collettiva che aveva colpito molti spettatori divenuti fanatici feticisti della storia d’amore tra Jack/DiCaprio e Rose/Winslet, come non capitava da decenni), ci dà la possibilità di osservare l’evento a freddo, col senno di poi.

 

Della love story tra Jack e Rose, sulla prorompente forza iconografica troppo è stato scritto, quando l’interessante di “Titanic” consiste nel doppio fondo filmico – come anche per “Avatar” – , che è marcato e intelligentemente intrecciato con tutto il resto. Se la carovana di “Ombre rosse” (John Ford, 1939) era la figura metonimica della società americana, un mezzo di trasporto delle dimensioni del transatlantico in questione non può che esserlo di un intero mondo, come minimo del mondo occidentale. Così ogni elemento è riprodotto in scala: i ricchissimi nobili e/o magnati dell’industria (il viaggio inaugurale del Titanic era quello dei “nuovi ricchi”) e i loro riti sociali, le masse proletarie di seconda e terza classe, i primi cristallizzati in un mondo dorato che va avanti per inerzia, ingessato nei corpetti e nell’affettato bon ton, i secondi spinti da frenesie vitaliste e pronti ad andare incontro ai loro sogni. Il Titanic è il contenitore di questo grande campione umano e sociale e, pertanto, storico: non è un caso che Enrico Ghezzi riguardo i capolavori di fine millennio affianchi a un’opera maledetta come “I cancelli del cielo” (Michael Cimino, 1980) un’altra fortunatissima come “Titanic”. Due opposte polarità dirette entrambe verso la catastrofe: il primo, quasi per statuto produttivo e autoriale, bruciò per autocombustione, mentre il secondo, che si muove pesante tra passaggi di sceneggiatura disinvolti e semplicisti (tutta la storia d’amore è il condensato di un secolo di stereotipi romantici hollywoodiani), ha però l’abilità di annullare tali zavorre danzando con la sua mostruosa distensione narrativa, e tramite vorticosi e debordanti travelling, intorno all’annunciata collisione con l’iceberg.

L’intero racconto è presenziato dalla voce dell’anziana Rose e introdotto dalla ricostruzione tecnica delle dinamiche dell’incidente; lo spettatore attende quindi con partecipazione alle minute vicende umane prima che giunga il disastro. Ma l’efficacia spettacolare con la quale Cameron costruisce il climax la si subisce nuovamente in tutta la sua veemenza: il panico per l’inabissamento di un colosso di lamiere che culmina nella sequenza in cui la nave si spezza in due, e una delle parti scivola verticalmente lanciando cose e uomini nel vuoto, verso un mare nero pece, ha un che di frastornante. Poche ore prima l’orchestra suonava, gli uomini più facoltosi discorrevano bevendo brandy e fumando i loro sigari e il mondo girava ancora nel verso giusto, funzionando secondo le regole che la società positivista credeva di padroneggiare: non era ancora sceso il caos per cui la gente di terza classe rischia di fare la fine dei topi e quella di prima si aggira tranquillamente senza salvagente, accompagnati da un quartetto d’archi che suonerà fino alla fine. Una frase passata alla storia, a metà tra l’agghiacciante e il tragicomico, è quella proferita da Benjamin Guggenheim che, rispondendo a un inserviente che gli chiede di indossare il salvagente, dice: “No, grazie. Indossiamo il nostro abito migliore e siamo pronti ad affondare da signori”: nel ventre della balena-Titanic affonda un immaginario secolare pronto a morire così come s’era adagiato a vivere sulla terra.

 

In drammaturgia classica la “catastrofe” segna il “volgere alla fine” della rappresentazione: per il filosofo Walter Benjamin “la catastrofe è il progresso, il progresso è la catastrofe. La catastrofe in quanto continuum della storia”. Con la catastrofe si chiude quindi anche la grande rappresentazione del mondo nel/del Titanic, per certi versi metafora del cinema stesso, il grande mezzo di rappresentazione del XX secolo. Dopo quest’avventura trionfale e spossante, Cameron rimane in una lunga stasi creativa per poi avanzare con “Avatar” altre ambizioni: attraverso gli occhi di Jack Sully si immergerà in una nuova interazione con un mondo completamente nuovo, Pandora, a cui approda dopo averne abbandonato un altro, affondato insieme al Titanic.

10/04/2012

Cast e credits

Titolo Originale
Titanic
Distribuzione
20th Century Fox Italia
Durata
192'
Produzione
Paramount Pictures; Lightstorm Entertainment; Twentieth Century Fox Film Corporation
Sceneggiatura
James Cameron
Fotografia
Russell Carpenter
Scenografie
Peter Lamont
Montaggio
James Cameron, Conrad Buff IV, Richard A. Harris
Musiche
James Horner
Costumi
Deborah Lynn Scott

Trama

Il transatlantico Titanic, considerato un gioiello tecnologico e il più lussuoso piroscafo da crociera mai realizzato, salpa dall'Inghilterra il 10 aprile 1912 con oltre 1500 passeggeri a bordo per il suo viaggio inaugurale. I viaggiatori sono collocati in tre classi, riflesso delle differenze sociali. Ma il destino porta ad annullare queste differenze tra Rose DeWitt Bukater (rappresentante dell'alta borghesia americana, soffocata dal peso dei ruoli e dagli obblighi della società) e Jack Dawson, giovane disegnatore libero e indipendente, passeggero di terza classe.
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