Allacciate le cinture

Allacciate le cinture


Ferzan Ozpetek

Commedia, Drammatico | Italia
(2014)

“Allacciate le cinture per affrontare le turbolenze della vita”, è il consiglio che Ferzan Ozpetek dà ai personaggi (e agli spettatori) del suo ultimo film. E di turbolenze, Elena e Antonio, ne devono affrontare parecchie. Cameriera brillante e sofisticata, col sogno di un locale tutto per sé, incontra (e si scontra con) la fiamma passeggera della sua migliore amica, un aitante meccanico torvo, cafone, omofobo e razzista. Sembrano agli antipodi, ma nonostante ciò (o forse proprio per questo), cadono irrimediabilmente avvinti dal fuoco del desiderio, contro tutto e contro tutti. “Dammi passione anche se il mondo non ci vuole bene” si potrebbe dire, citando la canzone di Neffa che già fece da colonna sonora a un altro film di Ozpetek, “Saturno contro”. Mossa da un’attrazione irrefrenabile, Elena segue il suo bell’operaio in tuta blu fino alla spiaggia, dove i due si amano focosamente di fronte all’azzurro mare salentino.

Li ritroviamo tredici anni dopo, ancora insieme, alle prese con due figli e un matrimonio scricchiolante. Lei ha fatto carriera, ha aperto un pub con il suo migliore amico gay e si prende cura della casa, prole e bollette comprese. Lui, capelli rasati e ventre gonfio, sembra abbia trascorso il tempo a consumare amanti e birra con la medesima facilità e voracità. Ma la malattia irrompe spietata nella loro burrascosa routine quotidiana, costringendo Elena e Antonio a (ri)scoprire la forza del loro legame.

Alla sua opus n. 10, Ozpetek si riunisce con Tilde Corsi e Gianni Romoli, collaboratori storici e sodali, per imbastire un film che si propone come summa del suo percorso registico. “Allacciate le cinture” sembra infatti ripercorrere il passato cinematografico del celebre autore italo-turco per riproporne tematiche abituali, personaggi ricorrenti, stile narrativo peculiare: ritroviamo, ad esempio, la Lecce solare e barocca di “Mine vaganti“, le famiglie calorose e disfunzionali (una costante, da “Le fate ignoranti” in poi), il sorriso amaro della malattia (ancora “Mine vaganti” o “Saturno contro”), gli amori travolgenti, le tavole imbandite, gli amici gay, le zie eccentriche e frizzanti.

Dopo l’elegante ma incerta divagazione sul fascino del passato di “Magnifica presenza“, Ozpetek sceglie di tornare a battere sentieri più noti e rassicuranti: perennemente in bilico tra manierismo e originalità, ma con la precisione di un autore consapevole, si concede di citare se stesso e di giocare con tòpoi e stilemi della sua poetica (ed estetica), per appagare lo spettatore e strappargli, all’occorrenza, una risata o una lacrima.

Per farlo, confeziona un film che ne contiene due al suo interno. “Allacciate le cinture” presenta infatti una cesura netta, ricucita solo nel finale, che separa un primo atto da commedia sentimentale da un secondo atto sofferto e melodrammatico. Una leggerezza vivace e giocosa scandisce infatti le fasi del corteggiamento carnale e liberatorio tra Elena e Antonio, immersi nei colori abbaglianti di una Lecce assolata, ma quando la malattia prende il sopravvento sulla loro passione, la gaiezza cede presto il passo a una dolente mestizia, al patetismo, ai toni freddi e alla luce d’ospedale.

In questa altalena di generi e di emozioni, però, qualcosa va irrimediabilmente perso: i personaggi. Quasi un paradosso per un direttore d’attori sensibile e capace come Ozpetek. Capita, quindi, che alcuni ruoli vengano molto ridimensionati (Giulia Michelini e soprattutto l’ottimo Filippo Scicchitano) o dimenticati lungo il corso della narrazione (Carolina Crescentini, Francesco Scianna), mentre altri vengono relegati a siparietti un po’ futili (Luisa Ranieri) o rimangano inesplorati pur nelle loro evidenti potenzialità (l’impagabile duo Carla Signoris ed Elena Sofia Ricci, la commovente e ruffiana Paola Minaccioni).

Ma le criticità riguardano soprattutto la coppia di protagonisti. Nonostante la regia si soffermi spesso su di loro, privilegiando lunghi e intensi primi piani, la sceneggiatura fatica a mettere a fuoco la natura e l’evoluzione di due caratteri tanto diversi, le ragioni del loro rapporto così singolare.

Con un espediente di montaggio abile e repentino, lo spettatore compie un salto di tredici anni in pochi secondi. Non altrettanto si può dire di Elena (Kasia Smutniak, bellezza statuaria e sguardo profondo) e Antonio (Francesco Arca, che aggiorna il suo “personaggio” del salotto televisivo di Maria De Filippi): il loro cambiamento rimane, significativamente, solo in superficie (lui ingrassa, lei deperisce). Nulla è dato sapere sulla loro vita insieme, sulle difficoltà del loro ménage famigliare, sugli slanci passionali, i rancori pronti ad esplodere, le gioie e le meschinità di un matrimonio complicato. Materiale narrativo incandescente che rimane solo sottotraccia, pronto ad emergere in un paio di scene particolarmente riuscite (si pensi al dialogo sul minestrone). Mancanze pesanti, che compromettono inevitabilmente il racconto e la partecipazione empatica dello spettatore al dramma dei protagonisti.

Sarà per questo che Ozpetek, autore sornione e compiacente, per il finale decide di virare decisamente rotta, tornando alla commedia e alla solarità. E sulle note della trascinante “A mano a mano” di Rino Gaetano, riesce a congedare lo spettatore con un sorriso conciliante.

08/03/2014

Cast e credits

Titolo Originale
Allacciate le cinture
Distribuzione
01 Distribution
Durata
110'
Produzione
Apulia Film Commission, Faros Film, R&C Produzioni, Rai Cinema
Sceneggiatura
Ferzan Ozpetek, Gianni Romoli
Fotografia
Gian Filippo Corticelli
Montaggio
Patrizio Marone

Trama

Elena, cameriera brillante e sofisticata, col sogno di un locale tutto per sé, incontra (e si scontra con) Antonio, la fiamma passeggera della sua migliore amica, un aitante meccanico torvo, cafone, omofobo e razzista. Sembrano agli antipodi, ma nonostante ciò (o forse proprio per questo), cadono irrimediabilmente avvinti dal fuoco del desiderio, contro tutto e contro tutti. Mossa da un’attrazione irrefrenabile, Elena segue il suo bell’operaio in tuta blu fino alla spiaggia, dove i due si amano focosamente di fronte all’azzurro mare salentino.

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