Mendes adotta la prevedibile struttura del road movie (vedi il sopravvalutato “Little miss sunshine”) per avanzare la sua zuccherosa teoria, e pone i personaggi davanti ad uno schematico percorso a tappe, ove incontrano diversi spaccati di vita, tutti egualmente disfunzionali, squilibrati o comunque inadatti per Burt, Verona e il loro bimbo. Dai genitori di lui (Jeff Daniels e Catherine O’Hara), egoisti e superficiali, ad una vecchia amica di Burt (Maggie Gyllenhaal), invaghita di un guru new age, sino a dei conoscenti a Vancouver, incapaci di avere propri figli, circondati da un’allegra combriccola di infanti adottati. Una serie di macchiette più o meno riuscite, e alla lunga ripetitive (però la Gyllenhaal, che rifiuta di utilizzare il passeggino e copula davanti al neonato perché “così è la natura” strappa un sorriso) incapaci di amare sé stesse e quindi gli altri, che spingerà Burt e Verona a trovare la forza per andare avanti, nel bene e nel male, nella loro unione.
Il film, che porta la firma in sceneggiatura dell’illustre scrittore statunitense Dave Eggers (autore dell’altrettanto didascalico “Nel paese delle creature selvagge“), è senza dubbio garbato, ma quasi fastidioso nella sua carineria. Girato con uno stile a là “Sundance”, con tanta macchina a mano, attori televisivi semi sconosciuti (Krasinski e la Rudolph sono abbastanza antipatici a dirla tutta, e le battute sulla vagina non fanno ridere!), belle cartoline e un’invadente colonna sonora “indie” (del songwriter scozzese Alexi Murdoch), è il classico cocktail, realizzato ad hoc per accontentare ogni tipo di palato. In definitiva, un bel passo indietro nella carriera di Sam Mendes, che con “Jarhead” e “Revolutionary Road” pareva essere giunto ad una sorprendente maturità.
12/01/2010