Diamante nero

Diamante nero


Céline Sciamma

Drammatico | Francia
(2014)

Con “Diamante nero”, titolo italiano dal retrogusto vagamente razzista per l’assai più preciso “Bande de filles”, Céline Sciamma si conferma una delle voci autoriali più interessanti e personali del panorama contemporaneo. E dopo “Naissance des pieuvres” e “Tomboy” conferma anche il suo campo d’indagine d’elezione: i racconti di formazione al femminile.

Protagonista assoluta di questo film solo apparentemente corale (si veda il titolo originale) è Marieme, una ragazzina schiva e accigliata che passa le proprie giornate tra il campo da rugby, le sorelline da accudire e gli impegni scolastici in un quartiere nero della più squallida periferia parigina. La vita le cambia quando incontra Lady e le altre ragazze di una piccola gang (ancora, si veda il titolo originale), insieme alle quali Marieme sogna di poter sfuggire a una quotidianità di responsabilità, indifferenza, delusioni, vessazioni.

Inizia così il suo percorso di crescita che è anche (soprattutto) una trasformazione fisica: un’iniziazione dura e a volte brutale, che attraverso rabbia e amicizia, violenza e amore, paura e libertà, porterà Marieme ad abbandonare progressivamente i modi goffi da bambina per scoprire, liberamente e giocosamente, un sinuoso corpo di donna, subito dopo però negato in un radicale, conveniente ma sofferto, processo di mascolinizzazione di sé.

Ma in un “mondo di uomini” a poco serve cammuffarsi o nascondersi: l’unico modo per sopravvivere è contare sulla solidarietà delle amiche, una complicità leale e umanissima che si trasforma in sorellanza sincera.

Céline Sciamma costruisce “Diamante nero” attraverso una successione lineare di atti (quasi) indipendenti e autoconclusivi, dimostrandosi abilissima nel manipolare il tempo filmico secondo le proprie esigenze narrative: se da un lato è capace di condensare significative ellissi in pochi secondi di schermo nero, pur senza difettare mai in chiarezza espositiva, dall’altro ha la sensibilità per concedere lo spazio necessario alle ragazze nella costruzione della loro amicizia, tra risate, balli e divagazioni.

Si permette addirittura di interrompere il racconto, come nella scena folgorante in cui le ragazze cantano “Diamonds” di Rihanna in una stanza d’albergo che diventa il loro rifugio, la loro “stanza tutta per sé”. Un momento magico e sospeso, di evasione pura, trasfigurazione fantastica di una realtà assai amara. Ma il sogno è destinato a finire, come dovranno constatare le ragazze in prima persona ancora riunite nella stessa camera d’albergo. O forse non è mai esistito.

C’è qualcosa de “La schivata” di Kechiche nella descrizione della vita delle minoranze etniche in una desolante banlieue parigina. C’è qualcosa anche di Téchiné e del recente “The Fighters” di Cailley in questa sorta di addestramento alla vita. C’è persino qualcosa della Coppola di “Bling Ring” nelle scorribande per negozi e nelle chiacchiere a ruota libera di queste ragazzine teneramente sguaiate.

Ma Céline Sciamma rivela uno sguardo più lucido e impegnato. Più politico. “Diamante nero” è infatti uno dei film più sinceramente e orgogliosamente femministi dell’ultimo decennio. Pur evitando ogni retorica nostalgica (o stantia, a seconda dei punti di vista) da femminismo sessantottino, Sciamma conduce un’analisi puntuale e attualissima sul ruolo della donna all’interno delle “civilissime” società occidentali contemporanee, provando a mettere in scena un capovolgimento di ruoli nell’abituale dinamica maschile/femminile.

Si pensi alla scena (assai pudica) della prima notte d’amore di Marieme e Ismael. Ancora eccitata per aver sconfitto la rivale in un corpo a corpo animalesco, la ragazza decide di raggiunge il fidanzato per consumare il loro rapporto. Questa volta, a differenza delle precedenti, non è lui a insistere. Al contrario è lei che, scossa da un sentimento inedito di indipendenza e consapevolezza, gli intima “spogliati” e “girati” prima di accarezzargli schiena e natiche nude.

Ma siccome quello di “Diamante nero” è un “mondo di uomini”, pochi minuti più  tardi la dinamica viene nuovamente rovesciata: Marieme è stesa, completamente inerme, sotto il corpo minaccioso del fratello. Ancora una volta, la morale paternalista e maschilista dell’uomo padrone si impone (anche fisicamente) sulla ragazza, la imprigiona e la castra, riducendola a uno stato di passività e subalternità.

Il cammino di Marieme, quindi, non è certo risolto o appianato. Eppure qualcosa in lei è cambiato irreversibilmente. Se all’inizio, parlando all’assistente scolastica, confessa di voler essere “come tutte le altre”, verso la conclusione la troviamo pacatamente risoluta nel declinare la proposta di matrimonio di Ismael, rifiutando cioè quella “normalità” a cui sembrava rassegnata fin dalle prime sequenze (in cui, in effetti, agisce già come una madre nei confronti delle sorelle).

Il finale apertissimo ci dice che Marieme non ha ancora capito quello che vuole dalla vita. Ma certamente ha capito quello che non vuole. E questo, in definitiva, significa crescere.

20/06/2015

Cast e credits

Titolo Originale
Bande de filles
Distribuzione
Teodora Film
Durata
112'
Produzione
arte France Cinéma, Hold Up Films, Lilies Films
Sceneggiatura
Céline Sciamma
Fotografia
Crystel Fournier
Montaggio
Julien Lacheray
Musiche
Jean-Baptiste de Laubier

Trama

Marieme è una ragazzina schiva e accigliata che passa le proprie giornate tra il campo da rugby, le sorelline da accudire e gli impegni scolastici in un quartiere nero della più squallida periferia parigina. La vita le cambia quando incontra Lady e le altre ragazze di una piccola gang (ancora, si veda il titolo originale), insieme alle quali Marieme sogna di poter sfuggire a una quotidianità di responsabilità, indifferenza, delusioni, vessazioni. Inizia così il suo percorso di crescita che è anche (soprattutto) una trasformazione fisica. Ma in un “mondo di uomini” a poco serve cammuffarsi o nascondersi: l’unico modo per sopravvivere è contare sulla solidarietà delle amiche, una complicità leale e umanissima che si trasforma in sorellanza sincera.

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