Fortapàsc

Fortapàsc


Marco Risi

Drammatico | Italia
(2009)

In Campania era già tutto così: spiagge cosparse da cumuli di spazzatura e inquinamento opprimente, politici (corrotti) urlatori quanto e più di boss della camorra, strade che si elevano a scenari western (Fort Apache/Fortapàsc, per l’appunto). E l’impotenza della massa che è pure silenzio. I pochi e coraggiosi combattenti ovviamente lasciati soli.

Giancarlo Siani era un giovane giornalista pubblicista napoletano che ogni mattina si recava dal Vomero a Torre Annunziata per lavorare, per sapere e diffondere. Nel 1985 fu ucciso sotto casa sua; aveva compiuto da pochi giorni 26 anni.

Era un normale ragazzo, se determinazione e coraggio possono appartenere alla sfera della normalità, ed il film di Marco Risi è questo che ci mostra: la possibilità (l’impossibilità?) di uscire allo scoperto, di parlare, di scavare con la speranza di migliorare ciò che ci gira intorno. E il ritratto che ne esce si tiene infatti ben lontano da un’ovvia beatificazione del personaggio.

“Fortapàsc” è un film alla Francesco Rosi, con un tragitto retto che parte da una materia narrativa, facendo quando possibile sempre un discorso di inchiesta, di cronaca. Giancarlo Siani era un cronista. Ma essere cronisti può voler significare anche essere giornalisti-giornalisti, piuttosto che giornalisti impiegati? Parla chiaro una sequenza del film, ed è un tema caro a Marco Risi (vedi “Il muro di gomma”): le istituzioni fin dove permettono di spingersi ad un giornalista-giornalista? In ogni caso, parliamo di soggetti che non possono permettersi di intrattenere rapporti d’amicizia con i politici.

Come dice lo stesso Risi, il cinema d’impegno in Italia pare in via d’estinzione, grazie ad un mezzo di comunicazione, la televisione, che al massimo nell’intraprendere determinati discorsi di cronaca, indossa la maschera, finge e decostruisce la quotidianità sociale. Ed è per questo che il cinema ha il dovere di raccontare la realtà e, assumendosi una responsabilità morale,  raccontare la vita attraverso una forma d’arte.

In questo senso “Fortapàsc” rappresenta un ritorno alle origini per un Marco Risi (che dedica la pellicola all’indimenticato padre Dino) che, a dirla tutta, da diversi anni pareva in balia di un percorso cinematografico (dal flop de “L’ultimo capodanno” al film su Maradona), poco felice, per non dire sbagliato.

“Fortapàsc” è innanzitutto un film importante: in primo luogo perché fa riemergere una figura, quella di Siani (interpretato da un ottimo Libero De Rienzo) che, seppur già immortalata nel 2004 al cinema dal poco noto “E io ti seguo” del napoletano Maurizio Fiume, e nonostante anni ed anni di processi per i killer e per i mandanti del suo assassinio, tende sempre a sprofondare nel dimenticatoio.

Poi perché riesce a parlarci dell’oggi pur raccontando fatti passati: Marco Risi alterna piccoli e grandi eventi della vita di Siani con sequenze incentrate su colloqui e malefatte camorristiche (forse obbedendo ad un didascalismo romanzato, comunque coerente con il tono scelto), sempre con passo svelto e robusto, trascinante ed appassionato, dunque da sostenere.

08/04/2009

Cast e credits

Distribuzione
01 Distribution
Durata
108'
Produzione
Angelo Barbagallo e Gianluca Curti per RAICINEMA, Bibi Film Tv, Minerva Pictures Group
Sceneggiatura
Marco Risi, Andrea Purgatori, Jim Carrington
Fotografia
Marco Onorato
Scenografie
Sonia Peng
Montaggio
Clelio Benevento
Musiche
Franco Piersanti
Costumi
Ortensia De Francesco

Trama

Vita di Giancarlo Siani, un giovane giornalista pubblicista napoletano, ucciso nel 1985, a soli 26 anni, per mano della camorra, che cominciava a ritenere scomodi certi suoi articoli che denunciavano i rapporti e le gerarchie delle famiglie camorristiche che controllavano Torre Annunziata e dintorni
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