Grazie a Dio

Grazie a Dio


François Ozon

Drammatico | Belgio, Francia
(2019)

Se c’è qualcosa che ci colpisce profondamente del nuovo film di François Ozon, è l’abilità camaleontica del cineasta parigino, capace di passare da commedie e drammi aggressivi sul piano narrativo e visivo a un solido film che bandisce completamente qualsiasi forma di tensione melodrammatica, preferendo mettere in scena un racconto privo di coinvolgimento sentimentale (tranne alcune sequenze dimenticabili). Ma anche questa scelta, forse, soprattutto considerando ciò di cui “Grazie a Dio” parla, ci restituisce la personalità di un regista deciso a portare fino in fondo un lavoro di analisi e comprensione dell’essere umano che non accetta compromessi. Così come la costruzione paradossale delle sue precedenti pellicole (soprattutto in riferimento agli ultimi titoli, “Una nuova amica“, “Frantz” e “Doppio amore“) era l’estrema conseguenza delle azioni e dei pensieri dei tormentati personaggi messi in scena, qui c’è un capovolgimento totale di fronte. Dinanzi alla scelta di portare avanti un racconto al limite dell’inchiesta che espone solo fatti, Ozon bandisce i coinvolgimenti emotivi, spoglia i protagonisti di quasi ogni tormento interiore, li trasforma compiaciuto in pedine che si mettono in moto con un piglio meccanico, con un unico scopo da raggiungere e solo quello. In realtà gli obiettivi sarebbero due: Alexandre, François ed Emmanuel mirano alla destituzione del prete che aveva abusato di loro da ragazzini e che è tornato a praticare il catechismo nella regione di Lione a stretto contatto con altri bambini; ma essi vogliono anche denunciare pubblicamente l’omertà della diocesi, l’imbarazzo complice del cardinale Barbarin che, al pari del suo predecessore, si sarebbe voluto limitare a silenziare la vicenda.

Ozon costruisce un film destrutturando anche l’incedere narrativo, come se non volesse che lo sguardo e la partecipazione dello spettatore si accalorasse troppo nei confronti di questo o quell’altro protagonista. Ecco perché ai tre uomini che animano la vicenda vengono riservati dei capitoli separati: entrano in scena, si attivano con la scoperta del ritorno di padre Preynat, infine si decidono all’azione, ciascuno in modo differente. In questa opera di destrutturazione, Ozon tiene separate le vite dei tre protagonisti, salvo rare eccezioni.

Si comincia con Alexandre, cattolico praticante, cinque figli, un bel lavoro. La sua azione è lucida e distaccata: non c’è volontà di abbattere il simbolo religioso, ma quasi un tentativo di salvarlo dall’interno. François, invece, ora ateo, prende la missione come se si trattasse di uno scontro pubblico: disposto a umiliare la chiesa di Lione su Internet e sui giornali, rilascia interviste, fonda un’associazione, raccoglie fondi, si informa sull’ipotesi di apostasia. Infine Emmanuel, colui che più degli altri tradisce un tormento interiore, un equilibrio irrimediabilmente spezzato dagli abusi e dalle molestie subite, indeciso sul tipo di iniziativa da intraprendere. Ciò che non cambia è che il fulcro di tutto restano i fatti e solo quelli, introdotti fin dal principio con un profluvio di voci fuori campo che declamano mail e lettere varie, una corrispondenza fitta tra le vittime, l’istituzione ecclesiastica, la giustizia ordinaria e i media.

“Grazie a Dio” è un film poliforme, difficile da interpretare e complicato da inserire nel percorso autoriale del regista parigino. Più efficace nella prima parte, quando prima Alexandre e poi François prendono coscienza della necessità di agire e lo fanno con assoluta determinazione, perde in parte il contatto con l’adesione alla causa allorché il racconto si raffredda ulteriormente. Tutta la parte sulla nascita dell’associazione “La parola liberata” ondeggia tra il compiaciuto e il vagamente provocatorio, con un Ozon che pare dare sfogo a una sua pulsione satirica non pienamente centrata rispetto al tono mantenuto fino a quel momento. Penalizzato da alcuni dialoghi che pagano dazio alla volontà di sottolineare e fornire didascalie (il confronto sull’abbandonare definitivamente la Chiesa nell’ultima cena dei tre insieme alle famiglie è emblematico), “Grazie a Dio” fa però dell’uso del botta e risposta verbale un mezzo ipnotizzante con cui aderire alle vicende. Senza sfuggire alle responsabilità di un cinema che richiede anche un impegno etico e intellettuale da parte dell’autore, Ozon fa coraggiosamente un passo indietro. Il suo cinema, stavolta, si fa cornice di un procedimento dialettico complesso che vede ragionamenti e dibattito costante in primo piano. Che si tratti di una parola scritta (e letta in versione off), o pronunciata all’interno di dialoghi serrati, essa è lo strumento principe per condurre una battaglia di civiltà e di fede.

19/10/2019

Cast e credits

Titolo Originale
Grâce à Dieu
Distribuzione
Academy Two
Durata
127'
Produzione
Mandarin Production
Sceneggiatura
François Ozon
Fotografia
Manuel Dacosse
Montaggio
Laure Gardette
Musiche
Evgueni Galperine, Sacha Galperine

Trama

Alexandre vive con moglie e figli a Lione. Un giorno scopre che il prete che lo ha molestato quando era un boy scout lavora ancora con ragazzi e bambini. I ricordi a lungo rimossi riaffiorano dolorosamente. Sconvolto, Alexandre trova finalmente il coraggio di agire contro il prete. La sua ricerca di ulteriori vittime porta Alexandre a François ed Emmanuel. Ognuno di questi tre uomini sta lottando in un modo diverso. Ognuno di loro dovrà combattere con le ombre del proprio passato per far fronte alle conseguenze di vasta portata di questo processo. La creazione dell’organizzazione di auto-aiuto La Parole Libérée è solo il primo passo. Basato sul caso reale di padre Bernard Preynat che nel 2016 è stato accusato di aver aggredito sessualmente circa 70 ragazzi a Lione...
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