Happy Family

Happy Family


Gabriele Salvatores

Commedia | Italia
(2009)

Quattro coppie e una nonna-cuoca con l’Alzhaimer (Corinna Agustoni), instancabile a servire in tavola gamberetti e funghi.

Otto personaggi colti nel loro farsi/disfarsi, apollinei (Fabrizio Bentivoglio), dionisiaci (Diego Abatantuono), alcolizzati (Carla Signoris), sessualmente incerti (Gianmaria Biancuzzi).

Gabriele Salvatores porta a termine la sua incursione nella famiglia, quel buco nero di regole e consuetudini che fa spesso da ostacolo alla felicità del singolo. Ezio (Fabio De Luigi) convinto che “non c’è trama, nella vita si può fare al massimo l’attore”, accende il portatile e decide di improvvisarsi regista, inventarsi una storia di sana pianta; confondendosi con gli altri protagonisti, riesce ad affrontare la sua personale storia d’amore con la bella Caterina (Valeria Bilello).

Vincenzo (Bentivoglio) sta solo cercando il modo migliore per dare l’addio alla vita convinto che il suo stile ordinato, la sua naturale atarassia, gli è stata utile fino al presente ma che per i saluti finali ci vuole altro, magari un ospedale con la vista panoramica sull’Oceano.

Filippo e Marta hanno 16 anni e vogliono sposarsi, quasi un tabu di questi tempi e infatti cambiano idea.

Commedia empatica di Salvatores che, lui stesso ha detto, si è ispirato ad un episodio reale della sua vita, un momento in cui la Medicina gli aveva pronosticato cinque anni di vita, e invece è ancora qui con noi. Il resto è finzione. È affetto per i personaggi di cui vogliamo sapere “come va a finire”, è desiderio di chiudere i cerchi, magari non perfettamente come faceva Giotto ma almeno con tutta la buona volontà.

Happy Family è una storia scandita dalla colonna sonora, una surreale miscela di voce bianca e controvoce afona (Simon & Garfunkel, gente che “nessuno ascolta più”) ma anche il morbido martelletto dei Notturni di Chopin e il deciso risucchio dello spinello di Diego Abatantuono, con quelle inspirazioni mozzafiato come si usava nei tardi anni ’60.

Spiccano i due uomini adulti, Abatantuono e Bentivoglio, così diversi che non potranno che diventare amici per la pelle. Indecifrabile Fabio De Luigi che forse siamo troppo abituati ad averlo visto in TV e dà sempre l’impressione della bidimensionalità, sembra non catturare la profondità della pellicola.

Che però è finzione pure lei…

Happy Family testimonia comunque che mettere insieme otto italiani in un film non è privilegio dei soli Vanzina e Neri Parenti: qualche volta riusciamo anche a sedere educati, azzeccare le posate giuste ed esclamare, insieme a Bentivoglio: “Ma che bene!”.

31/03/2010

Cast e credits

Distribuzione
01 Distribution
Durata
90'
Produzione
Colorado Film
Sceneggiatura
Alessandro Genovesi – Gabriele Salvatoes
Fotografia
Italo Petriccione
Scenografie
Rita Rabassini
Montaggio
Massimo Fiocchi
Musiche
Louis Siciliano
Costumi
Patrizia Chericoni

Trama

Ezio (Fabio De Luigi) convinto che “non c’è trama, nella vita si può fare al massimo l’attore”, accende il portatile e decide di improvvisarsi regista, inventarsi una storia di sana pianta...
L’Estranea
L’Estranea

Dopo “La valle dei sorrisi” Paolo Strippoli continua a esplorare la possibilità di contaminazione delle forme del cinema operando uno scatto in avanti rispetto alla capacità di sfruttare le potenzialità del linguaggio cinematografico. La suggestione visiva prevale sul disegno d’insieme ma le ambizioni rimangono intatte. Ottima la prova degli interpreti su cui svettano Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi

Digger
Digger

Un'opera dalla regia rigorosa e viscerale, che conferma la densità stilistica di Iñárritu. Pur con qualche ridondanza strutturale che ne frena la tensione drammatica, il film offre un'efficace e lucida decostruzione psicologica dei personaggi

Her Private Hell
Her Private Hell

Nicolas Winding Refn torna al lungometraggio con un’opera visivamente magnetica che interroga la paternità tra protezione, controllo e possesso. Ma nel tentativo di decostruire la figura del padre, Her Private Hell rischia di trasformare quella della figlia nell’ennesimo oggetto del proprio sguardo

Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio
Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio

"Heart of the Beast" di David Ayer è l'ultimo di una serie di film che raccontano la wilderness americana rispolverando il mito della frontiera. Ne risulta un film di sopravvivenza in cui lo spazio dell'azione è affiancato da una contemplazione rispettosa del creato in ogni sua forma, retto sull'interpretazione tutta fisica di Brad Pitt

Una storia
Una storia

"Una storia" di Anna Foglietta ha ottime premesse e può contare sulla bravura dei due protagonisti, ma non convince del tutto: la scelta di raccontare questo dramma familiare attraverso una regia estremamente statica, inquadrature fisse e lunghi silenzi finisce per appesantire il ritmo

Possible Love
Possible Love

VENEZIA 83 - Otto anni dopo "Burning", Lee Chang-dong torna con un altro dramma in cui affronta questioni che sono al contempo di bruciante attualità e universali: la disparità di classe e la verità dei sentimenti. Un'opera densa e stratificata che può vantare anche uno straordinario quartetto di attori, premiata con il Leone d'Argento - Gran Premio della Giuria

Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio
Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio

Palestina, 1936, durante il protettorato britannico. Un villaggio di palestinesi cristiani vede le proprie terre sottratte per far posto a una colonia ebraica. Il film racconta con efficacia la rivolta che segue, pur in maniera a volte didascalica

Resident Evil
Resident Evil

Con un reboot radicale, Zach Cregger tradisce la lore del videogioco per abbracciarne la geometria formale. Tra luci espressioniste, spazi claustrofobici e montaggio sincopato, i tropi del survival horror diventano stile. Pur prevedibile nella scrittura, il film è un horror solido e grottesco.