Il cliente

Il cliente


Asghar Farhadi

Drammatico | Iran
(2016)

Nella cinematografia iraniana recente, Asghar Farhadi può essere considerato ancora una giovane realtà (nato nel 1972), un autore che si muove all’interno della società del suo paese, privilegiando storie con solide strutture narrative, personaggi complessi, mettendo in scena la giovane borghesia della capitale, acculturata, impegnata, che si confronta sempre con drammi personali, metonimici per raccontare l’Iran attraverso temi con un respiro che travalicano i confini geografici.

Già con il capolavoro “Una separazione” (film pluripremiato, tra l’Orso d’oro al Festival di Berlino 2011 e il premio per gli attori protagonisti, l’Oscar e il Golden Globe come miglior film straniero nel 2012, per citare i più importanti) Farhadi raccontava il dramma familiare che mostrava, metaforicamente, non solo il divorzio di una coppia borghese ma, appunto, una separazione culturale, morale, sociale, emotiva tra un uomo e una donna e la coppia e il confronto con una famiglia povera e ignorante. Anche con “Il passato” continua questo discorso, trasferendosi in Francia e, utilizzando la storia di un altro divorzio – questa volta tra un iraniano e una francese (una intensa Bérénice Bejo, premiata con la palma per la sua interpretazione al 66mo Festival di Cannes), contrappone due psicologie differenti, due culture, giocando sulle distanze del senso della realtà dei personaggi e la loro vicinanza emotiva/emozionale.

Con questo ultimo film, il regista iraniano si conferma autore di grande talento e con uno stile inconfondibile, composto da un lavoro di scrittura minuziosa, nel descrivere le dinamiche psicologiche dei personaggi, con dialoghi e scene che passano dalla rarefazione visiva alla densità drammaturgica della recitazione degli attori. La macchina da presa è sempre incollata ai personaggi: primi piani e totali, interni labirintici dove si muovono i personaggi; pochissimi campi medi e lunghi in esterni, che sono delle interpolazioni, delle chiuse di capitoli, o passaggi, da una scena a un’altra.

Ecco, questa composizione del set appare quasi teatrale, ma ne trasla il linguaggio, riuscendo a far partecipare lo spettatore alla messa in scena, come si fosse all’interno di un teatro e quindi azzerando, di fatto, la distanza spazio-temporale, portando gli attori al di qua dello schermo, di fronte al pubblico. Tutto ciò rende materiche le immagini nella loro semplicità compositiva, ma ricchissime emotivamente, creando un vero e proprio transfert virtuale tra chi guarda e chi recita.

Con “Il cliente”, il regista iraniano compie un passo in avanti: esplicita questo modo di fare cinema, incistando all’interno del tessuto filmico la messa in scena dell’opera teatrale “Morte di un commesso viaggiatore” di Arthur Miller, effettuando un’operazione ancora una volta da una parte di sottrazione visiva e dall’altra di rielaborazione psicologica.

L’incipit del resto è di una potenza metaforica elegante che immediatamente introduce lo spettatore all’interno della storia: da un lato, si assiste alla costruzione della scenografia teatrale dell’opera di Miller, dall’altro, nella sequenza successiva, il dissesto del palazzo, con relativa fuga, a causa di lavori di scavo malfatti, degli inquilini e della giovane coppia protagonista Emad (Shahab Hosseini) e sua moglie Rana (Taraneh Alidoosti).

Da qui in poi la diegesi si sviluppa con un parallelo tra il lavoro in teatro e la vita esterna, dove Emad e Rana sono costretti a traslocare in un nuovo appartamento in un altro palazzo fatiscente fornito da uno dei colleghi teatranti. Ecco che le sequenze dell’opera di Miller si alternano a quelle del dramma che vive la coppia. Per colpa di una serie di equivoci, Rana è vittima di violenza all’interno dell’abitazione. Si arriva non solo a identificare quindi le due vicende, ma anche spazialmente Farhadi costruisce una similitudine tra teatro e realtà quotidiana, in una mise en abyme tra cinema e teatro, tra passato (del dramma) e presente (della vita della coppia), tra cultura occidentale (l’opera di Miller) e orientale (la società iraniana con la sua morale, i compromessi, le gerarchie sessiste e di classe).

Erad interpreta “il venditore” sulla scena teatrale e l’insegnante nella vita, portando il cinema all’interno della scuola (proietta un film in classe, in un altro gioco di specchi emotivi, di doppi reali, letterari, cinematografici). La dissoluzione emotiva di Erad e Rana, per il trauma subito da quest’ultima, avanza di pari passo con la messa in scena teatrale. A un certo punto non si distinguono nemmeno più i due piani: in entrambi i casi assistiamo al dramma della lotta quotidiana per la sopravvivenza, in un reticolo emotivo complesso, raggiungendo un finale catartico, dove si assiste a uno scontro generazionale e morale tra Erad e Rana e il vecchio uomo e la sua famiglia, causa del dolore della giovane coppia.

I due s’invecchiano per il teatro, si truccano, e l’indossare i costumi, le maschere, diviene simbolicamente la rappresentazione delle ipocrisie che esplodono tra i personaggi: l’importate è sempre restare in ruoli predefiniti, nel rispetto delle convenzioni moralistiche e delle apparenze sociali, come a dire che la “recita” è continua. E, quindi, la realtà dei protagonisti, le loro emozioni sono più reali in teatro e appaiono costruite nella vita reale. L’intero mondo è una quinta, sembra dire Farhadi, dove tutti hanno una parte, volenti o nolenti, mettendo a nudo debolezze nascoste e inconfessabili.

Vincitore all’ultimo Festival di Cannes del premio alla migliore sceneggiatura e al migliore attore (Shahab Hosseini), il film di Farhadi è un viaggio pindarico all’interno di drammi psicologici trasversali e transgenerazionali che si trasformano in una grande metafora di una società in continua evoluzione e ricca di contraddizioni inespresse.

13/06/2016

Cast e credits

Titolo Originale
Forushande
Distribuzione
Lucky Red
Durata
125'
Produzione
arte France Cinéma, Farhadi Film Production, Memento Films Production
Sceneggiatura
Asghar Farhadi
Fotografia
Hossein Jafarian
Scenografie
Keyvan Moghadam
Montaggio
Hayedeh Safiyari
Musiche
Sattar Oraki
Costumi
Sara Samiee

Trama

Emad e Rana, una giovane coppia, è costretta a lasciare il loro appartamento al centro di Teheran per colpa di un lavoro edilizio che provoca il rischio del crollo del palazzo dove vivono. Si trasferiscono in un’altra casa offerta da un collega con cui recitano in teatro. Ma un equivoco mai chiarito tra il proprietario e la precedente inquilina, causerà un grave incidente a Rana cambiando per sempre il rapporto con Emad.
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