Infinity Pool

Infinity Pool


Brandon Cronenberg

Fantascienza, Horror | Canada, Croazia, Ungheria
(2023)

L’incipit di “Infinity Pool” è composto da inquadrature in campo lungo di un resort di lusso in riva al mare in un paese esotico. Una fotografia dalle immagini alienanti, fredde, con la predominanza di colori dalle tonalità grigie, che stempera una stagione che potrebbe essere estiva. Il protagonista fa colazione con la moglie all’aperto: appare stanco, turbato, sguardo fisso nel vuoto. Scopriamo che James Foster (Alexander Skarsgård) è uno scrittore in crisi esistenziale che dopo il primo romanzo, scritto quasi dieci anni prima, si è concesso questa vacanza con la giovane e ricca moglie Em (Cleopatra Coleman), figlia dell’editore che gli ha pubblicato il libro. La cinepresa lo segue mostrando un villaggio pieno di gente presumibilmente di un ceto sociale abbiente come loro che passa languidamente giornate tutte uguali tra spiaggia, banchetti e feste preparate secondo la cultura locale. Una mattina Gabi (Mia Goth) lo riconosce e inizia a parlargli di quanto le sia piaciuto il romanzo di James. Insieme al marito Alban, lo invitano a una cena e dopo aver raccontato di essere ospiti regolari del villaggio da parecchi anni, prospettano una gita fuori dal villaggio. Em non è molto entusiasta, ma James si lascia convincere. Il giorno dopo escono di soppiatto dal resort prendendo in prestito un’auto, pur sapendo che ai turisti non è concesso girovagare fuori. Infatti, Li Tolqua è un’isola con un governo poliziesco e con leggi estremamente severe e violente. La sera di ritorno, James si mette al volante dell’auto e investe un uomo uccidendolo. Ritornano al villaggio scappando dal luogo dell’incidente. Il giorno dopo però sono tutti arrestati dalla polizia e portati alla centrale.

Questa lunga introduzione vuole accompagnare lo spettatore in una realtà alienante e fuori tempo. Sia il villaggio, che appare una gabbia dorata per ricchi turisti annoiati, sia l’isola che sembra sonnolenta e ostile, marcata da campi lunghi e brevi campi medi che mostrano famiglie povere e silenziose occupanti poche case lungo le strade, sono delle prigioni incasellate una nell’altra. Anche la centrale di polizia appare un edificio grigio e spoglio con i protagonisti trattati in modo disumano. Qui James, completamente ignorante delle leggi del paese, scopre a sue spese che è passabile di pena di morte per mano del primogenito dell’uomo che ha ucciso. Ma essendo un turista ricco, gli prospettano la possibilità di farsi clonare e far subire l’esecuzione alla sua copia.

Brandon Cronenberg mette in scena un teatro dell’assurdo in cui affronta una serie di temi tra il metafisico e sociologico. Da un lato, la crisi dell’individuo che non riesce a trovare una sua identità, che si perde in un mondo dove la violenza e la morte sono sistema e intrinsecamente all’interno della convivenza sociale. La vendetta e l'”occhio per occhio” sono alla base del sistema giudiziario in cui la ferocia è incistata nelle parole, nei gesti, nei movimenti, nell’esecuzione diretta degli accusati che non passano da nessun tribunale né giudice. Un altro aspetto è la duplicazione del corpo che produce una frammentazione della psicologia dell’individuo. Significativo in questo senso sono le maschere tipiche della cultura isolana che appaiono come volti distorti e mostruosi di cloni malriusciti (il poliziotto, infatti, avverte James che la clonazione può non riuscire sempre).

Questa dissoluzione dell’individuo si concentra su James che perde qualsiasi punto di riferimento e si fa trascinare da Gabi e dal gruppo dei suoi amici, che regolarmente vanno sull’isola per sfogare i propri istinti sfruttando la possibilità di utilizzare i loro cloni per le esecuzioni, in un abisso di abiezione sempre più profondo. E qui viene introdotta l’aspetto sociologico di “Infinity Pool” in cui il gruppo di uomini e donne sono sineddoche di una società occidentale che, attraverso la ricchezza, può permettersi le azioni più discutibili moralmente per alleviare una noia esistenziale. Abbiamo la descrizione di un’umanità ornai mortifera che può sentirsi viva solo esclusivamente provando piaceri estremi tra sesso di gruppo, consumo di droghe e omicidi.

James rappresenta l’individuo dalla psicologia frammentata, confuso sulla sua identità che inizia a dubitare di sé stesso nel rispecchiamento dei cloni che vengono giustiziati in modo violento al posto suo. La perdita è resa più esplicita dal regista con sequenze psichedeliche durante l’utilizzo delle droghe, rendendo visivamente il caos irrazionale ed emotivo del personaggio. Sequenze molto spesso gratuite e reiterate per illustrare concetti già evidenti nella messa in scena. In questo senso, esse sono solo un elemento della sovrastruttura narrativa (Cronenberg è anche sceneggiatore) che avanza per accumuli di situazioni surreali. Dalla stanza dell’esecuzione, che appare un palco con regole precise a cui i parenti e i colpevoli assistono alla morte dei cloni, alle scene esterne sull’isola e negli interni delle camere del resort, dove il gruppo di turisti si lancia in violenze gratuite nei confronti dei locali, si passa da un’esaltazione del teatro dell’assurdo a un cinema splatter anni 70.

Alla sua terza pellicola, dopo “Antiviral” e “Possessor“, Cronenberg continua con una filmografia in cui mette al centro la confusione esistenziale dell’uomo (e della donna) occidentale moderno, nella continua rappresentazione del suo dissolvimento non solo corporeo, ma soprattutto psicologico. Purtroppo, questa confusione porta a una mancanza di identità nell’opera stessa in cui sono apparecchiati molti (troppi) temi sullo schermo della visione. Così, “Infinity Pool” non decolla mai, sempre inutilmente criptico in molti segmenti, che invece di ampliare l’immaginario dello spettatore si contorce e implode in una struttura antinarrativa. In sintesi, un’opera presuntuosa, tecnicamente ineccepibile, emotivamente sterile e intellettualmente stereotipata.

30/07/2023

Cast e credits

Distribuzione
Amazon Prime, Universal Pictures
Durata
118'
Produzione
4film, Celluloid D, Elevation Pictures, Neon Topic, Telefilm Canada, The Croatian Audiovisual Centre
Sceneggiatura
Brandon Cronenberg
Fotografia
Karim Hussain
Scenografie
Zosia Mackenzie
Montaggio
James Vandewater
Musiche
Tim Hecker
Costumi
Mária Fatér

Trama

James Foster è uno scrittore in crisi. Con la ricca moglie Em si concede una vacanza tutto incluso in un resort esclusivo nell’esotica e violenta isola di Li Tolqa. Qui conoscono Alban e Gabi, una strana coppia che abitualmente passa le vacanze sull’isola. Dopo una serata di bevute, tornando al resort, James investe un passante del luogo con l'auto. Lo scrittore viene arrestato dalla polizia locale e inizia un viaggio allucinatorio e oscuro nelle tradizioni e leggi di Li Tolqa.
L’Estranea
L’Estranea

Dopo “La valle dei sorrisi” Paolo Strippoli continua a esplorare la possibilità di contaminazione delle forme del cinema operando uno scatto in avanti rispetto alla capacità di sfruttare le potenzialità del linguaggio cinematografico. La suggestione visiva prevale sul disegno d’insieme ma le ambizioni rimangono intatte. Ottima la prova degli interpreti su cui svettano Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi

Digger
Digger

Un'opera dalla regia rigorosa e viscerale, che conferma la densità stilistica di Iñárritu. Pur con qualche ridondanza strutturale che ne frena la tensione drammatica, il film offre un'efficace e lucida decostruzione psicologica dei personaggi

Her Private Hell
Her Private Hell

Nicolas Winding Refn torna al lungometraggio con un’opera visivamente magnetica che interroga la paternità tra protezione, controllo e possesso. Ma nel tentativo di decostruire la figura del padre, Her Private Hell rischia di trasformare quella della figlia nell’ennesimo oggetto del proprio sguardo

Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio
Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio

"Heart of the Beast" di David Ayer è l'ultimo di una serie di film che raccontano la wilderness americana rispolverando il mito della frontiera. Ne risulta un film di sopravvivenza in cui lo spazio dell'azione è affiancato da una contemplazione rispettosa del creato in ogni sua forma, retto sull'interpretazione tutta fisica di Brad Pitt

Una storia
Una storia

"Una storia" di Anna Foglietta ha ottime premesse e può contare sulla bravura dei due protagonisti, ma non convince del tutto: la scelta di raccontare questo dramma familiare attraverso una regia estremamente statica, inquadrature fisse e lunghi silenzi finisce per appesantire il ritmo

Possible Love
Possible Love

VENEZIA 83 - Otto anni dopo "Burning", Lee Chang-dong torna con un altro dramma in cui affronta questioni che sono al contempo di bruciante attualità e universali: la disparità di classe e la verità dei sentimenti. Un'opera densa e stratificata che può vantare anche uno straordinario quartetto di attori, premiata con il Leone d'Argento - Gran Premio della Giuria

Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio
Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio

Palestina, 1936, durante il protettorato britannico. Un villaggio di palestinesi cristiani vede le proprie terre sottratte per far posto a una colonia ebraica. Il film racconta con efficacia la rivolta che segue, pur in maniera a volte didascalica

Resident Evil
Resident Evil

Con un reboot radicale, Zach Cregger tradisce la lore del videogioco per abbracciarne la geometria formale. Tra luci espressioniste, spazi claustrofobici e montaggio sincopato, i tropi del survival horror diventano stile. Pur prevedibile nella scrittura, il film è un horror solido e grottesco.