Kung Fu Panda

Kung Fu Panda


Mark Osborne, John Stevenson

Animazione | Usa
(2008)

Anche se in un mondo dove coabitano le più svariate razze animali (eccetto l’essere umano!), il panda Po si distingue per simpatia e goffaggine.

Gli innumerevoli personaggi di “Kung Fu Panda”, che animano la pellicola in primo o secondo piano, sono situati in un terreno, quello dell’antica Cina, che quasi ci appare “neutro”, esteticamente curatissimo ma lontano da quel tentativo di dar voce al paesaggio, rendendolo protagonista di un mondo, quello dell’animazione computerizzata, tanto quanto i personaggi che lo regnano.

Quello che può essere il limite di “Kung Fu Panda” è indubbiamente anche la sua carta vincente, ovvero l’accantonamento puntuale di toni moralistici; smorzando con efficacia patetismi e zucchero, lasciandosi andare ad un tripudio di azione, colori e divertimento.

I personaggi, a cominciare da Po, sono descritti con poche annotazioni e la storia in cui si muovono è delle più semplici: ricordandosi che il buon cinema non ha bisogno a tutti i costi di messaggi illuminanti ed innovazioni continue, la DreamWorks si affida ad un andamento comedy che vira decisamente verso la screwball, con un susseguirsi di episodi e situazioni divertenti quando non irresistibili (la straordinaria sequenza, messa in scena quasi sotto forma di balletto, che vede il panda ed il maestro Shifu contendersi l’ultimo raviolo), con poche pause ed un decisivo Jack Black: il personaggio di Po sembra appositamente cucito sulla sua pelle. La mimesi è pressoché totale, ed anche se il doppiaggio italiano non può che penalizzare l’effetto (per il ruolo da protagonista è stato scelto Fabio Volo), non è poi tanto difficile individuare nel panda il grande corollario comico di Black. E, per una volta, tutto il nutrito cast di doppiatori-star dà l’impressione di avere una propria ragione d’essere (tra gli altri: Dustin Hoffman, Angelina Jolie, Lucy Liu, Jackie Chan, Ian McShane, Randall Duk Kim) oltre che spassarsela.

Il Panda, mammifero originario della Cina centrale, è diventato nel corso degli anni simbolo di un’intera nazione.

Il Kung Fu, termine che in sé raggruppa la totalità delle arti marziali nate in Cina, e che ha dato vita ad un genere cinematografico nazionale spesso e volentieri in prima linea nel citazionismo di pellicole statunitensi (basta chiedere a Quentin Tarantino…), che nel caso di questa pellicola si immedesima soprattutto nel celebre Zhang Che, autore di classici del genere come “La mano sinistra della violenza” e “The Blood Brothers”, oltre che nell’irresistibile Stephen Chow.

Pare che qualcuno in Cina non abbia gradito il risultato finale di questo connubio (l’artista visivo Zhao Bandi, famoso per l’utilizzo fantasioso nelle sue opere della figura del panda, ha addirittura citato in giudizio la DreamWorks!). Sarebbe come dire che, in “Ratatouille”, l’accostamento ratto-cucina è sinonimo di offesa alla cultura francese.

Perché, una volta tanto, non è possibile interpretare il lavoro della Dreamworks come un grande e sentito omaggio a due miti di una cultura pur così distante dalla propria?

“Kung Fu Panda” è un film divertente e rispettoso, un’ora e mezzo di divertimento sano e senza particolari pretese: poco non può essere.

07/09/2008

Cast e credits

Titolo Originale
Kung Fu Panda
Distribuzione
Universal Pictures
Durata
91'
Produzione
DreamWorks Animation
Sceneggiatura
Jonathan Aibel, Glenn Berger
Fotografia
Yong Duk Jhun
Montaggio
C.K. Horness
Musiche
Hans Zimmer, John Powell

Trama

Antica Cina. Po è un panda pigro e pasticcione, che lavora come cameriere presso il chiosco di spaghetti del padre. Po è un appassionato di kung fu e non ama l’idea di ereditare le tradizioni familiari. Per alcune strambe coincidenze, il saggio Oogway nomina Po come il "Prescelto" destinato a diventare il Guerriero Dragone colui che, secondo una profezia, salverà la Valle della Pace, messa in pericolo dal cattivo Tai Lung. Il panda dovrà superare i grossi dubbi che nutrono nei suoi confronti il maestro Shifu e i suoi allievi.
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