L’uomo fedele

L’uomo fedele


Louis Garrel

Commedia | Francia
(2018)

Togliamoci subito l’incombenza di dire che “L’uomo fedele” è figlio dei suoi padri. Nel film di Louis Garrel riprende forma il triangolo amoroso di “Jules e Jim”, prima e allusiva fascinazione del cinema di uno dei Cahiers.

Al centro del triangolo, che litiga con la geometria sentimentale per farsi rettangolo[1], le intenzioni di Garrel fioriscono molteplici e sconfinano da recipienti geometrici che ne contengano la vitalità, soprattutto in fase di scrittura. La sensazione è che l’apporto di Jean-Claude Carrière in sceneggiatura abbia impreziosito il lavoro del giovane regista il quale ringrazia con risultato finale tanto fermo e convinto, come fosse già navigato, quanto movimentato e poroso nelle allusioni a generi e temi.

L’uomo fedele tradisce la donna che ama, indaga sul possibile(?) coinvolgimento di lei in una perdita famigliare, fa il gradasso col figlio adolescente della stessa donna. In questo vortice di dichiarazioni anti-romantiche, i personaggi di Garrel pensano in voice over, parlando con se stessi e, indirettamente, col pubblico. Il dialogo tra loro invece si manifesta tanto nel parlato, umoristico e riflessivo al contempo, quanto nell’oggettistica: nascondere un registratore in una stanza da letto per ascoltare ha il valore di infilarsi nelle scarpe altrui per prenderne il posto. Sono segni del desiderio vitale dei personaggi di resistere all’età e ai cambiamenti, facendo perdurare la loro condizione corrente.

Garrel si diverte a piegare gli angoli di una borghesia francese confusa, come Marienne quando lancia una moneta per decidere quale dei due uomini con cui fa l’amore sarà il padre di suo figlio. Ironicamente, questo padre scelto dalla sorte muore senza volto, se ne evoca il nome. Forse l’ha ucciso Marienne stessa, asserisce l’edipico figlio Joseph, appassionato di trame poliziesche. Nessuno dedica le corrette risposte allo spettatore, un irriverente velo menzoniero corrompe qualsiasi presunzione di verità.

L’accenno alla porosità dei generi preludeva a quello che è il maggior pregio del puzzle romantico di “L’uomo fedele” ossia la discontinuità della forma tra una parodia del whodunit, di fatto irrisolto, e del romanticismo da Nouvelle vague stessa evocata senza pretestuosità, si veda la brevissima corsa di Abel nei corridoi istituzionali che muore sul nascere. Sembra di rivedere il Desplechin di “Trois souvenirs de ma jeunesse”, in cui il bisogno di genere era avallato dal dedalo di ricordi in cui si muoveva il protagonista.

Per l’homme fidèle il dedalo sono invece gli appartamenti in cui si sposta: tra e dentro essi, quando lo spazio glielo consente. Garrel ci racconta molto di Abel-Marienne-Eve con i luoghi abitativi e lavorativi, stipandoli negli interni privati e pubblici per sviscerarne la condizione in divenire. Eve, ad esempio, rende concreta la sua condizione di amore sospeso in un monolocale da adolescente, aloggio che soffoca Abel una volta trasferitosi lì. Appagato il suo desiderio, sarà Eve a sentirsi soffocata dall’uomo che ha tanto cercato, figurato persino nei collage della sua jeunesse.

Il gioco di Garrel regge fino alla fine, forte della sua brevità (75 minuti), condensa senza disperdere nulla. Soppesa le distanze che intercorrono tra i quattro protagonisti, una volta anagrafiche, l’altra spaziali. E sono queste ultime a parlare nel finale: campo lungo in un cimitero, la distanza tra i corpi racconta senza parlare. Ironicamente, ancora, in un luogo di morte, nemmeno fossimo in “Elle”.

[1] https://www.20minutes.fr/arts-stars/cinema/2403219-20181225-video-homme-fidele-pourquoi-film-louis-garrel-conte-noel

14/04/2019

Cast e credits

Titolo Originale
L'homme fidèle
Distribuzione
Europictures
Durata
75'
Produzione
Canal+, Ciné+, Why Not Productions, Wild Bunch
Sceneggiatura
Philippe Garrel, Jean-Claude Carrière
Fotografia
Irina Lubtchansky
Scenografie
Jean Rabasse
Montaggio
Joelle Hache
Musiche
Julien Sicart
Costumi
Barbara Loison

Trama

L'uomo di Marienne muore, Abel ha intenzione di riavvicinarsi a lei e, di conseguenza, al figlio Joseph. Ma Abel è desiderato dalla giovane Eve, sorella del defunto. Abel deve affrontare la sua condizione di uomo non più giovanissimo, tra piccoli e grandi appartamenti della borghesia parigina.
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