La vendetta di un uomo tranquillo

La vendetta di un uomo tranquillo


Raúl Arévalo

Thriller | Spagna
(2016)

Raúl Arévalo, classe 1979, apprezzato attore cinematografico e televisivo, nel parlare del suo primo film da regista, “Tarde para la ira” (uscito nel nostro paese col titolo “La vendetta di un uomo tranquillo”), ha molto carinamente dichiarato di sentirsi debitore verso il cinema di Jacques Audiard e del nostro Matteo Garrone. Meriti non da poco in effetti, visto che la pellicola, presentata a Venezia nella sezione Orizzonti, è stata accolta favorevolmente e in patria ha fatto incetta di riconoscimenti, arrivando a sconfiggere nella corsa ai Goya persino “Julieta” di Almodovar. Thriller inseribile nel filone “vendetta privata”, questa opera prima si segnala non tanto per l’originalità del soggetto (un uomo vuol farsi giustizia da solo sugli assassini della propria fidanzata), quanto per l’efficacia della realizzazione, contraddistinta da situazioni e dialoghi sempre credibili, cosa che non sempre possiamo dire quando si parla di cinema di genere in Europa ma non solo.

Prodotto da Beatriz Bodegas e scritto dallo stesso Arévalo, insieme allo psicologo David Polido, il film inizia con una rapina finita male, durante la quale una donna viene uccisa e un uomo ridotto in fin di vita. I rapinatori se la danno a gambe, ma la polizia riesce ad acciuffare l’autista del gruppo, Curro. Passano otto anni e l’uomo sta per uscire di prigione ma troverà una sorpresa inattesa. Infatti, oltre alla moglie Ana, al figlioletto e al cognato Juanjo, gestori del bar di un quartiere popolare madrileno, ad aspettarlo c’è anche Josè, l’uomo tranquillo del titolo, diventato nel frattempo un frequentatore del locale, amico di Juanjo ma anche amante di Ana. Josè ha perso la persona che amava durante la rapina e adesso vuole costringere Curro a rivelargli i nomi dei tre assassini sfuggiti alla giustizia. Sarà proprio Ana a fornire al protagonista l’occasione per sapere da Curro ciò di cui ha bisogno. Josè convincerà la donna a trascorrere una vacanza in provincia, ma farà credere a Curro di averla rapita e che la libererà in cambio dei nomi dei responsabili. Inizia così un viaggio alla ricerca dei tre colpevoli (o meglio dei due, visto che uno pare sia morto) per farla loro pagare. Josè sembra un uomo remissivo e l’ira di cui parla il titolo originale è sicuramente tutta interiorizzata, ma il cinema di Peckinpah ci ha insegnato che anche un uomo apparentemente innocuo può diventare micidiale se imbraccia una doppietta.

Quasi un cugino spagnolo di “Hell or High Water” dello scozzese David Mackenzie che riprendeva con efficacia la provincia proletaria dell’America contemporanea, “Tarde para la ira” compie un lavoro simile con la Spagna odierna sia per quanto riguarda la capitale, coi suoi ambienti proletari periferici (il bar di Ana) o quelli piccolo borghesi (la casa dove Josè vive, ma sarebbe più giusto dire aspetta), ma anche i piccoli centri, il tutto con uno stile senza fronzoli ma non privo di efficacia, che ricorda, oltre ai registi menzionati precedentemente, anche i maestri del cinema iberico, in primis Carlos Saura.

Arévalo si mostra capace di girare buone sequenze d’azione, come l’inseguimento iniziale, ma riesce a tenere alta la tensione della pellicola anche quando il ritmo è meno concitato, perché l’attenzione dello spettatore è assicurata proprio dal fatto che l’intreccio si chiarisce man mano che la vicenda prosegue. Anche il colpo di scena del prefinale viene rivelato in maniera sapientemente minimale, senza che per questo la conclusione perda energia.

Il neoregista ha potuto per sua fortuna contare sull’apporto di attori tutti in parte, e in grado quindi di rendere credibili non solo i loro personaggi ma anche il dramma in cui sono calati. Onore, quindi, ad Antonio de la Torre, Luis Callejo, Ruth Diaz (premiata anche sul Lido per la sua interpretazione) e Raúl Jiménez nei ruoli principali, senza però dimenticare la scelta spiazzante di Manolo Sola e Font Garcia nei panni dei due “ricercati”, due caratteri che non potrebbero essere più lontani dall’immagine degli assassini nati che la settima arte spesso veicola e che rendono, se possibile, la tragicità della storia ancora più forte. E’ davvero curioso che per alcuni di loro in Spagna sia stato usato il termine “rivelazione” visto che si tratta di interpreti con una carriera, fra grande e piccolo schermo, più che decennale. Forse questo si può spiegare col fatto che finora non avessero avuto grandi possibilità per emergere veramente, ma dopo il successo di questo film sarà difficile che passino nuovamente inosservati.

01/04/2017

Cast e credits

Titolo Originale
Tarde para la ira
Distribuzione
Bim Distribuzione
Durata
92'
Produzione
La Canica Films
Sceneggiatura
Raúl Arévalo, David Pulido
Fotografia
Arnau Valls Colomer
Scenografie
Antón Laguna
Montaggio
Ángel Hernández Zoido
Musiche
Lucio Godoy, Vanessa Garde
Costumi
Cristina Rodríguez, Alberto Valcárcel Rodríguez

Trama

Un uomo per vendicare la moglie, uccisa durante una rapina, decide di farsi giustizia da solo
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