Nessuno lo sa

Nessuno lo sa


Hirokazu Kore-eda

Drammatico | Giappone
(2004)

Quattro ragazzini, due maschi e due femmine, abbandonati da una madre infantile ed egocentrica in un appartamento alla periferia di Tokio, (soprav)vivono sotto la guida del fratello maggiore Akira Fukushima, appena dodicenne. I tre fratellini, Kyoko, Shigeru e Yuki, lo seguono come sicura guida per la loro quotidianità. Tratto da un fatto di cronaca, Hirokazu Kore-eda covava la realizzazione di “Nessuno lo sa” – di quella che risulta essere la quarta opera di finzione – da quasi quindici anni. Cambiando i nomi e immaginando la vita dei bambini, “Nessuno lo sa” dà la possibilità al regista giapponese di indagare le silenziose emozioni dei personaggi in un’implosione di stile che viene rappresentata dalla messa in scena del piccolo monolocale.

 

Se nella prima parte è sviluppata la psicologia border line della madre, il punto di vista scelto da Kore-eda per la narrazione è quello di Akira che osserva in silenzio le bizzarrie del genitore fino all’abbandono. Ma i due terzi del film rappresentano il lento passare dei giorni dei quattro bambini e soprattutto la pesante responsabilità che grava sulle spalle del ragazzino, diviso tra la voglia di vivere una vita normale, con la ricerca di contatto con coetanei, i giochi, le letture dei manga nelle fumetterie, e il continuo accudire gli altri fratelli nei bisogni primari.

Abbiamo ancora una concreta influenza dello stile da documentarista di Kore-eda in “Nessuno lo sa”, con la predilezione di messa scena in interni e la cinepresa all’altezza dello sguardo dei bambini. Una osservazione di una vita ai margini e marginale, di un’infanzia non solo perduta, ma invisibile agli adulti, che non si pongono domande ci siano ragazzini soli in mezzo alla strada, senza nessun sostegno di un adulto, obbligati a una reclusione coatta, non solo fisica, ma anche emotiva. Quando i soldi, lasciati dalla madre ad Akira, finiscono, i quattro cercano in tutti i modi di soddisfare la ricerca di cibo in un agonico progredire dalla luce al buio, nell’illusoria attesa di un ritorno della madre.

 

Akira è attratto da una coetanea, giovane studentessa di una scuola vicino all’appartamento dove vive, come a una icona di speranza per un mondo desiderato, una alterità così vicina, ma allo stesso tempo irraggiungibile per lui. Una ricerca interiore inespressa e, in parte, inesprimibile, per Akira che si blocca a ricoprire un ruolo molto spesso di osservatore passivo e impotente delle vite altrui (comprese quelle dei suoi tre fratelli). Anzi, quando si attiva è sempre per evitare gli sguardi e l’interesse soprattutto degli adulti, nella paura di subire un’ulteriore disgregazione del nucleo familiare. Se all’esterno viene mostrato l’ordine vacuo della società, l’interno dell’appartamento, con il progredire della diegesi, diventa sempre più caotico, dove l’accumulo degli oggetti e dei rifiuti appare la costruzione di una coltre concreta a difesa della loro vita segreta e isolata dal resto del mondo.

 

Kore-eda riesce con levità a trasmettere la pesantezza della vita che schiaccia i bambini e che porta alla tragedia finale per una di esse (la sorellina più piccola) in una sequenza in montaggio alternato, dove proprio Akira, per un momento, riuscirà a sollevarsi dal sottosuolo della sua esistenza. Il sogno di fuga dei ragazzini – e in particolare di Akira – è ripetuto in diverse scene in cui osservano in silenzio l’andirivieni di aerei che partono e arrivano da altri mondi, da mete immaginate e (im)possibili. E quindi ad Akira non resta che rinchiudere il corpo della sorellina in una valigia e sotterrarla ai margini dell’aeroporto, metafora potente di un anelito alla fuga verso un’esistenza migliore, dove però l’unico possibile viaggio è quello verso l’Aldilà, una morte che diviene un passaggio verso un’altra possibilità, come già accadeva in “After Life”.

“Nessuno lo sa” diventa così una tappa del cinema dell’autore giapponese sull’analisi di un’infanzia maltrattata per inettitudine e disinteresse da un mondo di adulti distante e scostante. E il premio come miglior attore a Yûya Yagira, interprete di Akira, al Festival di Cannes nel 2004, non è altro che un giusto riconoscimento non solo alla bravura dei giovani attori, ma anche allo sguardo limpido e amorevole del regista espresso attraverso i piccoli personaggi su una realtà adulta insensibile alla necessità dei più deboli e indifesi.

10/06/2017

Cast e credits

Titolo Originale
Dare mo Shiranai
Distribuzione
One Movie
Durata
141'
Produzione
Bandai Visual Company, c-s, Cine Qua Non Films, Engine Film, Nobody Knows Project Team, TV Man Union
Sceneggiatura
Hirokazu Kore-eda
Fotografia
Yutaka Yamasaki
Scenografie
Toshihiro Isomi e Keiko Mitsumatsu
Montaggio
Hirokazu Kore-eda
Musiche
Gontiti

Trama

Tratto da una storia vera, quattro fratellini di padri diversi sono abbandonati dalla madre e costretti a sopravvivere con le loro forze in un piccolo appartamento di Tokio.

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