Rachel sta per sposarsi

Rachel sta per sposarsi


Jonathan Demme

Commedia Drammatica | Usa
(2008)

Agita forte i pugni in aria, Paul (Bill Irwin), mentre il viso si accartoccia in una smorfia disumana. Le labbra si incollano, il respiro si blocca e le sopracciglia si piegano in un arco disperato. No, non deve piangere, non può, non adesso che l’intera famiglia è riunita per la prova generale del matrimonio della primogenita Rachel (una precisa Rosemarie DeWitt). Così, ricaccia le lacrime in fondo al cuore, dove il suo piccolo Ethan riposa in un ricordo soffocato con le unghie.

Un quadro fulminante come un lampo di luce metafisica. Iperrealismo essenziale, chirurgica bellezza. In pochi secondi, l’occhio di Demme cattura lo sforzo emotivo del gesto, la sua purezza suprema e ci toglie il respiro.

Questo grande film corale, che cita Altman, ricorda Sirk e ringrazia Corman nei titoli di coda, ha i colori caldi e il pathos di una confessione, perché consuma ogni sequenza nella macerazione, tanto involontaria quanto imprevedibile (e perciò più potente) di una certezza. Fa a pezzi i rapporti umani con una semplicità disarmante e a ritmo di samba, dub e rock (grande Neil Young) ribalta i valori piccolo-borghesi e scioglie le meschinità incrostate nel quotidiano.

Interno-cucina, salotto, giardino. Nella grande casa – la vera abitazione del regista, riempita per cinque giorni di interpreti, amici e collaboratori – è un frenetico via vai di vestiti, vassoi, musicisti panetnici, abbracci, ma anche veleni, ipocrisie, vendette e rese di conti.

Scortato dalle scosse telluriche della camera a mano, dalle voragini istintive dello zoom, dai penetranti primi piani che si incollano ai (ris)volti dei protagonisti, il rutilante antipasto cerimoniale si trasforma in un meraviglioso teatro filmato, costruito in progress, pieno di vita e di passione (la sceneggiatura di Jenny Lumet, infatti, all’uopo fu originariamente scritta).

Kym (un’impressionante Anne Hathaway), ex tossica in permesso dal centro di riabilitazione, piomba nel mezzo della bolgia casalinga e ben presto si rende conto che avrebbe fatto meglio a rimanere in comunità. Perenne sigaretta in bocca, caschetto ribelle, look alternativo, la sorella “scomoda” di Rachel (scopriremo presto il toccante segreto che cela) si fa largo a spallate tra i parenti serpenti, vittima sacrificale costretta dall’inesorabile stigma della devianza, destinata all’eterno “supplizio” da (quasi) tutta la stirpe. Prima ignorata, poi compatita, infine sottovalutata perfino da una madre assente (Debra Winger d’alta classe che cala il poker in un devastante corpo a corpo con la stessa Kym).

Dinoccolata, emaciata, negletta, eppure tremendamente empatica, la giovane, lunare protagonista urla amore silenzioso dagli implacabili occhi scuri, scalpita e proietta il cuore dove nessun altro arriva, nonostante tutto. Finirà stremata di sé, ma trasformata, dopo aver raggiunto, faticosamente, il punto d’equilibrio con Rachel (e forse anche con sé stessa) prima dell’etereo, agrodolce epilogo.

Anne Hathaway (la faccia più giusta che il regista potesse scovare), fatta di sguardi lucidi, piegati, intensi e di espressioni sottilmente sconvolgenti dà a questo struggente personaggio una forza inaudita.

25/11/2008

Cast e credits

Titolo Originale
Rachel Getting Married
Distribuzione
Sony Pictures Italia
Durata
116'
Produzione
Clinica Estetico, Marc Platt Productions, Sony Pictures Classics
Sceneggiatura
Jenny Lumet
Fotografia
Declan Quinn
Scenografie
Ford Wheeler
Montaggio
Tim Squyres
Musiche
Donald Harrison Jr., Zafer Tawil
Costumi
Susan Lyall

Trama

In occasione del matrimonio della sorella Rachel, Kym lascia per il week-end il centro di riabilitazione per tossicodipendenti dove è in cura. Ma il rientro in famiglia, segnata da un doloroso passato, non sarà facile
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