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recensione di Vincenzo Chieppa
8.0/10

"2000 metri ad Andriivka" si pone in continuità con il precedente lungometraggio di Mstyslav Chernov, giornalista dell’Associated Press originario di Kharkiv, già Premio Pulitzer per la copertura giornalistica dei primi giorni dell’invasione russa dell’Ucraina del 2022, un lavoro che confluì nel film da egli stesso diretto "20 Days in Mariupol", premio Oscar per il miglior documentario nel 2024 e nonostante ciò (e nonostante fosse un film di grande importanza, a prescindere dall’Oscar) non distribuito in Italia.
Se in "20 Days in Mariupol" si raccontavano, come da titolo, i primi venti giorni dall’inizio dell’invasione russa della città-simbolo di Mariupol - che per il fatto di trovarsi a poche decine di chilometri dal confine russo e sulla strada per la Crimea fu uno dei primi obiettivi militari dell’invasore -, in "2000 metri ad Andriivka" si racconta invece una fase della controffensiva ucraina che nel 2023 portò a liberare alcuni territori precedentemente occupati dai russi.
Per tale motivo, "2000 metri ad Andriivka" ha un’ambientazione inevitabilmente militare, là dove "20 Days in Mariupol" era invece incentrata sui civili che subivano la guerra sulla loro pelle, nonostante quanto prevedano le convenzioni internazionali.
Chernov questa volta si priva del controllo diretto delle riprese, per affidarle ai soldati ucraini impegnati nell’offensiva: una serie di helmet cam diventa così lo strumento per ottenere immagini impensabili in altri tempi e in altri luoghi. La focale grandangolare tipica delle action cam allarga la prospettiva ben oltre quello che è l’angolo visivo umano, con un ampliamento della focalizzazione interna che dovrebbe essere propria della ripresa in soggettiva (che con le armi in pugno diventa inevitabilmente una soggettiva da videogioco sparatutto). Sullo sfondo, la linea dell’orizzonte leggermente arrotondata, anch'essa un effetto della focale cortissima, ci ricorda che tutto ciò accade sul nostro pianeta, da qualche anno in preda all’umana follia, che ci sembra surreale solo perché non abbiamo vissuto direttamente le analoghe follie di epoche passate (o forse perché ci eravamo illusi che la Storia avesse insegnato qualcosa a chi governa il mondo oggi).

"2000 metri ad Andriivka" differisce dal reportage puro o dal video destinato ai social network - rivendicando dunque la propria dignità di opera cinematografica in senso stretto, ancorché nell’ambito ben preciso del documentario - innanzitutto perché si fa narratore di una storia, quella della riconquista di un villaggio dell’est dell’Ucraina, che consente una certa dose di drammatizzazione e l’ampliamento della durata a un minutaggio tale da essere comodamente ricompreso nell’ambito del lungometraggio.
Quella della battaglia per Andriivka è peraltro una storia sorretta da peculiari (ma naturalissimi) elementi scenografici: il villaggio del Donbass, vicino alla famigerata - perché teatro di cruente battaglie - città di Bachmut, è raggiungibile dai soldati ucraini esclusivamente attraverso una lunga e stretta striscia di foresta (distrutta come il resto di quei posti, ma ancora riconoscibile), affiancata da due campi che sono stati minati dai russi e da cui quindi non è possibile transitare con i veicoli corazzati. Un contesto che avvicina la guerra del Ventunesimo secolo a quella del Ventesimo, in particolare alla Prima guerra mondiale, con soldati che avanzano a piedi, fucili in mano, cercando di stanare i nemici da buche e trincee improvvisate.
La modernità tuttavia torna ad affacciarsi in alcuni aspetti, comunque determinanti. Nelle armi, che sono ormai tutte automatiche, e nell’aiuto che i droni riescono a fornire agli uomini impegnati nell’offensiva: osservando il teatro di guerra dall’alto, per mezzo di precisi e nitidi zoom, il comando centrale può dare indicazioni via radio ai soldati, guidandoli attraverso quella striscia boschiva e avvertendoli della presenza di eventuali nemici o trincee. Immagini che confluiscono altresì nel lungometraggio, per una duplice funzione da un lato strategico-militare e dall’altra giornalistico-cinematografica. A tratti i droni intervengono anche direttamente, gettandosi sulle linee nemiche come kamikaze ed esplodendo, ma ciò avviene raramente, il grosso dell’avanzata essendo lasciata ai soldati appiedati e ai loro fucili.
Quei 2000 metri di avanzata nella foresta si compiono in alcuni mesi, nel film addensati in un’ora e mezza circa di suspense intensissima, a tratti difficilmente sostenibile, anche perché quella è la vita vera e i morti sono morti veri, come il soldato Gagarin, ucciso a pochi metri dall’arrivo nel villaggio. Una morte in presa diretta - in aperto contrasto con uno dei grandi tabù baziniani - su cui la helmet cam inevitabilmente indugia, trovandosi il caduto nel raggio visivo dell'improvvisato operatore, costretto a sospendere la propria avanzata per evitare una fine analoga. Una morte su cui il montaggio indugia, in questo caso non inevitabilmente ma volutamente, restituendo uno dei long take di maggiore impatto dell'intero lungometraggio.

Una volta giunti ad Andriivka gli ucraini possono appurare - come del resto era più che prevedibile - che del villaggio non rimane più niente: a stento restano in piedi alcuni muri perimetrali di edifici quasi completamente distrutti. I sacrifici parrebbero dunque vani, eppure in quei soldati è fortissimo lo spirito e la voglia di veder rinascere quei posti sotto la bandiera del proprio paese, magari già tra qualche anno. Chernov, meno ottimista dei soldati con cui ha modo di parlare nelle pause tra un'offensiva e l'altra (li segue a poche decine di metri dalla prima linea), sa che molto probabilmente quelle sono utopie passeggere. E infatti i cartelli che anticipano i titoli di coda ci informano di come Andriivka, come altre località riprese dagli ucraini durante la controffensiva del ‘23, sia stata poi nuovamente riconquistata dai russi, per un fronte orientale che, oltre due anni dopo quegli eventi, sembra essersi congelato proprio come accadeva durante la Grande Guerra.
"2000 metri ad Andriivka" si può quindi considerare fondamentalmente superato, quanto alle azioni specifiche in esso raccontate, eppure resta un documento formidabile - innanzitutto per il coraggio di chi l’ha girato - sul conflitto che maggiormente sta segnando gli anni Venti di questo nuovo secolo. Un documento, come già si accennava, drammatizzato da una colonna sonora zimmeriana sicuramente posticcia (peccato veniale) e dalla voce narrante del regista che, come in "20 Days in Mariupol" racconta a posteriori le vicende di quei giorni e le sorti di alcuni dei protagonisti.
Il precedente lungometraggio di Chernov era stato da alcuni ridimensionato sostenendo che quello del regista di Kharkiv fosse magari grande giornalismo, ma non grande cinema - e per alcuni neanche cinema in senso stretto. Esattamente l’opposto di quel che pensavano i russi, che sostennero che le vicende di Mariupol - tra cui l’attacco al reparto maternità dell’ospedale che sollevò l’indignazione dell’Occidente - erano falsità ricreate con attori (e dunque cinema e non giornalismo).
Inevitabile pensare che le stesse eccezioni, mutatis mutandis, saranno riproposte anche nei confronti di questo "2000 metri ad Andriivka", magari condite da qualche riserva su un'estetica e una narrazione tendenzialmente nazionaliste (la scena finale in cui i soldati rispondono "prysutniy" alla chiamata dei nomi di ciascun commilitone morto in battaglia).
Sta di fatto che quando le finalità documentaristiche raggiungono tali livelli di pregnanza politico-sociale, di densità emotiva, di efficacia narrativa, è forse il cinema a dover fare un passo indietro, diventando mero strumento al servizio della Storia.


20/01/2026

Cast e credits

regia:
Mstyslav Chernov


titolo originale:
2000 Meters To Andriivka


distribuzione:
Wanted


durata:
106'


produzione:
PBS, Associated Press, Mstyslav Chernov


sceneggiatura:
Mstyslav Chernov


fotografia:
Mstyslav Chernov


montaggio:
Michelle Mizner


musiche:
Sam Slater


Trama
La riconquista del villaggio di Andriivka da parte dell’esercito ucraino, nella controffensiva del 2023, documentata da chi partecipò a quell’azione militare.
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