Che strano chiamarsi Federico!

Che strano chiamarsi Federico!


Ettore Scola

Biografico, Documentario | Italia
(2013)

I ricordi affluiscono sullo schermo, filtrati dall’usitata ironia di Ettore Scola che, dopo anni di silenzio artistico, ha qualcosa da dire, o meglio da rievocare. Un narratore (Vittorio Viviani) fa gli onori di casa e ci accompagna nel personale Amarcord del regista di C’eravamo tanto amati che – aiutato in fase di scrittura dalle figlie Silvia e Paola – assembla e scompone pezzi di un collage affidato alla memoria e all’affetto, sovraccarico di commistioni differenti (video d’archivio, scene di finzione, bianco e nero) che trovano un linguaggio comune attraverso una sintesi sapiente.

La redazione del Marc’Aurelio, rivista satirica negli anni del regime e del dopoguerra, era un coacervo di giovani teste creative e futuri autori memorabili (Ruggero Maccari, Marcello Marchesi, Vittorio Metz, Furio Scarpelli, Age, Steno) ed è qui che un giovane Federico Fellini nel 1939, seguito otto anni dopo da un sedicenne Scola, bussa alla porta del direttore avendo con sé i suoi disegni. Questa la palestra che allenerà il suo estro, prima del debutto nell’avanspettacolo e nella ruggente e prolifica settima arte.

Un documentario – con tanto di materiale di repertorio e personali, preziosi, cimeli di Scola – che, però, rinnega se stesso, corroborato com’è di finzione. Il regista proietta il mare sullo schermo, lo Studio 5 diventa creta nella mani di un artigiano che vuole evocare e distruggere, per poter (ri)creare una volta in più, l’immaginario felliniano: lo fa sfilare nell’incipit a mo’ di carosello onirico e su questa implicita dichiarazione di intenti si adagiano lievi e rarefatte le sequenze successive. Ad interessare non è il racconto biografico, la più originale disanima delle opere dell’autore o il gioco di luci e ombre personali, storiche e artistiche da indagare; ma far echeggiare il sentimento poetico del cineasta riminese, laddove gli scorci di vita e di amicizia su cui la cinepresa si sofferma – e che rivelano tanto dell’uno (Fellini) che dell’altro (Scola) attraverso il primo – sono l’accompagnamento ideale in un excursus sul mondo creativo del Maestro, costellato di insonnia, giri a vuoto in auto, bugie che sono un rifugio insolente nella fantasia e strabordante curiosità. Di riflessioni antiromantiche sul processo creativo – Il creativo lasciato in una dimensione di totale libertà tenderebbe a non fare niente. L’artista è uno che ha bisogno bambinescamente di trasgredire e quindi per trasgredire ci vogliono dei genitori, un preside, l’arciprete, la polizia – e chiacchiere notturne sulla supremazia dell’arte figurativa da parte di un madonnaro scoliano (Sergio Rubini), che non hanno nulla da aggiungere al già detto intorno ad una accademica comprensione dell’autore, ma partecipano a imbastire un film il cui intento è, assorbita la lezione felliniana, restituire l’allure di quella poetica visionaria.

Non c’è abbandono al nostalgismo di epoche dorate perdute, se pur facile approdo per tutti e sovrappiù per chi ha vissuto la floridezza di un vivaio culturale come il Marc’Aurelio, di cui Scola dà una fervida riproduzione su schermo, né si tratta di un articolato e furbastro tentativo autoreferenziale, semmai un intimo omaggio – lo spettatore può sentirsi come l’usurpatore di una confessione privata –  dall’ambivalenza autobiografica, fruita in terza persona. L’idea di utilizzare lo Studio 5 di Cinecittà, dove Fellini aveva la sua “seconda casa” e una folla commossa nel 1993 l’aveva salutato per l’ultima volta, e ancora la trovata di farlo parlare attraverso la sua voce, i suoi personaggi e le suggestioni della sua poetica che ammanta ogni cosa, finanche il finale; tutto concorre a fare di quei 90 minuti trascorsi in sala, non un film, ma il lungo abbraccio di due amici al ritrovarsi alla fine di un viaggio. E regala a Fellini l’uscita di scena che – probabilmente – avrebbe sempre voluto.

14/09/2013

Cast e credits

Distribuzione
Bim, Istituto Luce
Durata
94'
Produzione
Palomar
Sceneggiatura
Ettore Scola, Paola Scola, Silvia Scola
Fotografia
Luciano Tovoli
Scenografie
Luciano Ricceri

Trama

Il ritratto e omaggio di Federico Fellini attraverso il ricordo del suo amico e collega Ettore Scola fin dal loro primo incontro nel 1948.
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