S is for Stanley

S is for Stanley


Alex Infascelli

Documentario | Italia
(2015)

È il 1970 quando Emilio D’Alessandro, pilota automobilistico e tassista emigrato a Londra dall’Italia, viene incaricato di un’importante consegna: si tratta di trasportare, in condizioni metereologiche avverse, un ingombrante e imbarazzante fallo di ceramica bianca da una parte all’altra della città. Sarebbe servito per la realizzazione del nuovo film di Stanley Kubrick: “Arancia Meccanica”, ma D’Alessandro, persona semplice e per nulla avvezza agli ambienti culturali, non conosce il destinatario e ignora in quale avventura il destino lo stia improvvisamente scaraventando.

Di lì a poco si troverà a essere il confidente più affezionato, nonché il factotum e l’amico sincero del genio visionario che tutti noi conosciamo. La loro collaborazione durerà quasi trent’anni e attraverserà buona parte della carriera del regista: dal colossal “Barry Lindon” all’incompiuto “Eyes Wide Shut” (dove D’Alessandro troverà posto in un cameo), passando per “Shining” e per “Full Metal Jacket” concludendosi poi con la tragica morte di Kubrick, nel 1999.

L’errore da non commettere nel recarsi a vedere il nuovo documentario di Alex Infascelli (recentemente premiato con il David di Donatello) è quello di pensare di trovarsi davanti a un film che intenda raccontare l’opera e lo stile, analizzare il contenuto ed esprimere in qualche modo un punto di vista ravvicinato sull’arte di uno dei più grandi e più apprezzati registi degli ultimi cinquant’anni.

Qui la filmografia kubrickiana e il suo modus operandi rimangono costantemente sullo sfondo, concedendosi soltanto sporadicamente in qualche divertente e bizzarro aneddoto. Ciò che viene narrato è piuttosto la forte e a tratti morbosa amicizia tra due persone tanto diverse, quanto unite da una vicendevole e affettuosa dipendenza.

I paradigmi in cui si muovono i due protagonisti sono infatti assai diversi e il mondo frenetico e culturalmente vivace in cui D’Alessandro si trova improvvisamente a lavorare poco a che fare con i suoi interessi pragmatici, con il suo carattere ingenuo, con la nostalgia per la calma agreste da cui proviene. Quello che si ritrova a vivere è un sogno a occhi aperti, una vita movimentata che piano piano si espande fino a invadere la dimensione del privato, fino a ingurgitarlo e a rapirlo per sempre: “Ancora oggi, quando squilla il telefono, penso che possa essere lui”.

Ma le profonde differenze vengono presto trascese dalla forza di un amicizia più che mai salda, dall’ammirazione che Emilio nutre nei confronti di Stanley (nonostante per moltissimo tempo non abbia mai visto un suo film: “troppo lunghi!”) e dalla profonda dipendenza che si viene a creare tra i due (tanto che le riprese di “Eyes Wide Shut” vengono interrotte quando il fedele collaboratore si licenzia momentaneamente per tornare in Italia ad assistere la madre malata).

Bisogna però prestare attenzione anche al pericolo che la cinefilia e l’amore che tutti noi nutriamo per quell’omone dallo sguardo scorbutico che ci ha regalato indiscutibili capolavori, non finiscano per offuscare l’oggettività nel giudizio di un’opera che fa fatica a spiccare il volo.

Se infatti qualsiasi cinefilo faticherà ad arrivare alla fine della visione con gli occhi ancora ben asciutti, dal momento che la narrazione mira (e centra) il bersaglio del sentimentalismo, uno sguardo più austero rivendicherà una certa sterilità contenutistica, una mancanza di vivacità che contamina in qualche modo la compiutezza della pellicola.

Difficilmente il film potrà essere considerato un contributo importante nella delineazione del personaggio kubrickiano e sembra oltretutto mancare di un qualsiasi messaggio, di una qualsiasi intenzione pedagogica o artistica che gli permetta di intraprendere un salto qualitativo.

Ciò che invece l’approccio richiede è una certa leggerezza d’animo e la disposizione non tanto a un’analisi estetica o contenutistica, quanto alla volontà e alla capacità di ascoltare una storia semplice, leggera, divertente, ma altresì emozionante come quella di un uomo in cerca di fortuna all’estero, cui un giorno il caso e la fortuna bussarono alla porta sotto forma di un ingombrante e imbarazzante fardello di porcellana bianca.

03/06/2016

Cast e credits

Distribuzione
Wanted Cinema
Durata
78'
Produzione
Kinethica, Lock & Valentine
Sceneggiatura
Alex Infascelli, Filippo Ulivieri, Vincenzo Scuccimarra
Fotografia
Gigi Martinucci, Edoardo Carlo Bolli
Montaggio
Alex Infascelli
Musiche
John Cummings

Trama

Storia della grande amicizia tra il genio visionario Stanley Kubrick e quello che per trent'anni fu il suo aiutante più fidato: l'italiano Emilio D'Alessandro. Lui, inizialmente assoldato come autista, diventerà presto il confidente più fraterno del grande regista che tutti noi conosciamo.
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