Fortunata

Fortunata


Sergio Castellitto

Drammatico | Italia
(2017)

C’è una carica vitale prorompente, a tratti assillante, in “Fortunata”, opera ultima firmata dalla coppia Mazzantini-Castellitto presentata in concorso a Cannes nella sezione Un Certain Regard (ce n’era davvero bisogno?).  Una smisurata voglia di aprirsi e urlare tanti sentimenti e tante emozioni contrastanti. Il nome che dà il titolo al film è quello della protagonista, una giovane madre interpretata dalla iridescente Jasmine Trinca (brava, va detto) che si arrabatta come può per sopravvivere al caldo torrido della capitale e per cullare il sogno di una vita, quello di aprire un negozio di parrucchiera, nonostante gli ostacoli, tanti, che mattone su mattone vanno a costruire quasi un muro invalicabile dinnanzi a lei. È sfigata Fortunata, si perdoni il gioco di parole ma c’è poco da fare: avverte come un macigno l’assenza dei suoi genitori, ha come migliore amico un tossicodipendente che ha la madre affetta dall’Alzheimer, non ha un lavoro, ha un matrimonio gettato alle ortiche, un ex marito cinico e violento che rivendica i suoi diritti sulla figlioletta Barbara, a sua volta costretta ad assimilare tutte le difficoltà del vissuto quotidiano, lei che avrebbe tanto bisogno di vivere in serenità i suoi anni d’infanzia. Il tutto mentre i cinesi, sempre più padroni di Roma (e del mondo) ballano…

Niente di nuovo sul fronte occidentale, si direbbe (il dramma della frenesia è quella di “Non ti muovere”). Ma almeno nella prima parte il melodramma cangiante di Castellitto ha il merito di far presa sullo spettatore grazie a questa sprizzante vivacità che la pellicola emana nei dialoghi, nei movimenti di camera, nelle vivide scorribande dei protagonisti. La psicologia, la “forza interiore”, la ricerca dell’identità, lo sviluppo dei personaggi. “Fortunata” promette tanto ma mantiene poco. L’eroina, novella Mamma Roma degli anni duemila (paragone che non solo risulta eccessivo ma anche inadeguato se si pensa che il neorealismo pasoliniano lascia qua spazio a movenze artificiose, gioiosamente plastiche. Eppure il raffronto è troppo evidente per non essere menzionato) combatte con tutte le sue forze contro sputi, pistole e istituzioni. Almeno fino a quando non si imbatte nella “variabile dell’amore” come recita il pressbook del film, “l’unica forza sovvertitrice capace di far perdere ogni certezza”. Così forte da far sbandare e infine deragliare l’intera seconda parte di pellicola che si incunea in parossismi febbrili tanto urlati e sudati quanto evitabili come la corsa sul Tevere dello psicologo Accorsi che ogni sera torna a casa “con un fegato tanto”, il sesso spinto tra i due protagonisti dopo una luna di miele clandestina con tanto di visita ai delfini all’Acquario di Genova. E poi una compilation di sviolinate pop composta da “Friday I’m Love”, “Have You Ever Seen the Rain?” e l’immancabile “Vivere” di Vasco Rossi.

Ma a tradire “Fortunata”, è soprattutto una sceneggiatura che non ripaga fino in fondo quanto di buono aveva fatto intravedere nella prima parte, e che anzi cade rovinosamente nel cuore del film, tra tragedie greche, disgrazie imminenti, segreti nascosti, jackpot milionari e una Roma multietnica come ciliegina sulla torta. Castellitto, in versione sorrentiniana con qualche eccesso di troppo, cerca insieme alle convincenti urla della Trinca, alla sorpresa Edoardo Pesce e alla solita faccia da bipolare di Alessandro Borghi (cambiategli ruolo poverino!) di non far affondare la barca ma il risultato finale è beffardo come il destino della sua protagonista, che allegoricamente si eclissa nell’acqua mentre il solito Vasco in sottofondo, prima dei titoli di coda, ci ricorda che bisogna vivere e pensare che domani sarà sempre meglio. Speriamo.

19/05/2017

Cast e credits

Distribuzione
Universal Pictures International
Durata
103'
Produzione
HT Film, Indigo Film
Sceneggiatura
Margaret Mazzantini
Fotografia
Gian Filippo Corticelli
Scenografie
Luca Merlini
Montaggio
Chiara Vullo
Musiche
Arturo Annecchino
Costumi
Isabella Rizza

Trama

Fortunata ha una vita affannata, una bambina di otto anni e un matrimonio fallito alle spalle. Combatte quotidianamente con determinazione per conquistare il proprio sogno: aprire un negozio di parrucchiera
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