Funny Games

Funny Games


Michael Haneke

Thriller | Austria, Francia, Germania, Italia, Uk, Usa
(2008)

C’era una volta Gus Van Sant. Anzi, c’era una volta Alfred Hitchcock. Anzi, c’era una volta “Psycho”. Triplo salto all’indietro inevitabile per affrontare un particolare aspetto dell’annosa questione remake, che interessa anche questo “Funny Games”.

Dunque: del celebre capolavoro del regista inglese se ne era occupato nel ’98 proprio Van Sant, realizzando un rifacimento che era al tempo stesso resa e omaggio ad uno dei film più “irrifacibili” della storia. Van Sant aveva risolto la questione semplicemente fornendo una sorta di copia-carbone in tutto e per tutto identica all’originale: stesse scene, stesse battute, (quasi) stesse inquadrature.

Il senso di tutto questo? Al di là come detto dell’omaggio pedissequo, l’operazione assumeva più che altro un senso di ineluttabile fatalismo: come dire, l’unico modo per poter rifare un film di quel tipo era rifarlo così. Certo, veniva da chiedersi perché allora rifarlo, ma qui è tutto un altro discorso.

Stesso discorso invece è quello che riguarda “Funny Games”, film destinato a far discutere e a generare polemiche sia nella sua incarnazione originale, quella austriaca del 1997, sia ora che esce in confezione “hollywoodiana” con capitali e attori americani. Haneke, regista sia del primo che del secondo, ha deciso di usare il “metodo Van Sant” per riproporre al mercato internazionale una sua vecchia creatura, la stessa che dieci anni prima era per lo più rimasta sconosciuta al pubblico.

Supportato da una efficace campagna pubblicitaria (abile a richiamare il paragone neanche poi tanto fuoriluogo con “Arancia Meccanica”, oltre che la attualissima “paura dell’altro”) e dalla garanzia che il trittico di attori protagonisti (Pitt, Roth e la Watts) può offrire, ecco quindi questo “Funny Games U.S.”, che non si scosta formalmente di una virgola dal precedente se non per qualche battuta cambiata e qualche minuscolo dettaglio (il cellulare ultimo modello, il due pezzi invece della sottoveste e così via).

Haneke, regista già di suo scrupoloso e precisissimo nella cura del dettaglio, del particolare, dell’immagine (la fotografia, per esempio), dovrà essersi divertito a riprendere in mano la storia di questa simpatica famiglia upper class data in pasto alle ferocie e alle sevizie assolutamente gratuite di due giovanotti di bell’aspetto e di provenienza sicuramente altolocata (per la serie: la borghesia si distrugge da sé), per poi rifarla pari pari usando persino la stessa musica (e ha fatto bene, perché il pezzo di John Zorn durante i titoli di testa è uno shock preventivo che lascia già presagire tutto).

La rappresentazione della violenza, da sempre chiave del cinema del regista austriaco, è sicuramente quella che fa più discutere: così accurata, efferata, estrema quanto insensata, insoluta. Gli stessi due aguzzini prendono in giro la povera famiglia fornendo varie motivazioni “ufficiali” (contesto disagiato, droga) al perché del loro gesto: la realtà è che tale domanda è destinata a rimanere senza risposta, generando nello spettatore un’ansia e un malessere tipico delle visioni hanekiane (laddove la violenza rimane sempre senza risposta: c’è e basta).

Ma quello che rende questo film così particolare e diverso da altri trattanti lo stesso tema è che lo spettatore stesso viene chiamato in causa in prima persona: Pitt alias Paul si rivolge in camera più volte nel corso della storia, interpellandoci e facendo con noi una scommessa, un “gioco” che ci vede partecipanti passivi e impotenti e che presuppone sin dall’inizio la nostra presenza. Peggio ancora, poi, rendersi conto che il nostro schierarci con la famiglia in ostaggio, a primo acchito la cosa più naturale e spontanea, è in realtà sbagliato: volenti o nolenti, stiamo con i torturatori, e l’atteggiamento ironico e beffardo di Paul nei nostri confronti non fa altro che sottolinearlo.

Poi, certo, Haneke da vero sadico compiaciuto (roba che nemmeno Hitchcock) prima ci illude e poi ci disillude, prima ci fa credere e poi ci lascia frustrati, freddati da colpi di scena al contrario (il coltello nella barca, o la scena del telecomando, una delle più perfide di sempre). Sadismo furbo anche nella messa in scena di tale cruda violenza: mai mostrata, mai inquadrata, sempre fuoricampo, ci è permesso scorgerne solo gli effetti, i risultati (il sangue sul muro, o i primi piani tumefatti, sanguinanti, disperati e singhiozzanti dei protagonisti). Più importante quindi, per meglio angosciare lo spettatore, mostrare le conseguenze che l’atto in sé (ed ecco che il lungo piano-sequenza con Naomi Watts, pur non succedendo in esso pressoché nulla, è emblema perfetto del dolore umano).

Fin qua, comunque, niente di nuovo rispetto all’originale, ribadiamolo. Questa versione può sostanzialmente contare solo sul ricambio degli attori, sostituiti come detto con volti più noti (ma non per questo più bravi: si vedano per dire Arno Frisch aguzzino perfetto o l’Ulrich Mühe de “Le Vite degli Altri” padre impotente) e su una “riambientazione” ai giorni nostri e in terra americana del tema trattato.

Per quanto riguarda il primo punto, niente da dire: ineccepibile la recitazione del trittico protagonista (una Watts neanche in “21 grammi” così sofferente), prova sfiancante e psicologicamente fortissima per gli attori tant’è che sia la Watts che Roth sono stati male anche dopo la fine delle riprese; funziona la disposizione che diede Haneke agli stessi: “Vous jouez la comedie (gli aguzzini), vous la tragedie (la famiglia)”.

Per quanto riguarda il secondo punto, l’attacco ideologico alla “finta violenza” preconfezionata dei film americani mainstream era il tasto su cui voleva insistere il regista sin dal film austriaco, e qui trova ancora più forza.

In sostanza: chi non ha visto l’originale sarà caduto ad hoc nella trappola, chi l’ha già visto avrà magari goduto senza farsi troppi problemi nel “partecipare al gioco” o forse si sarà chiesto il perché di questo remake, tuttavia ciò non toglie che “Funny Games” rimanga a prescindere un’opera forte, sconvolgente e sconsigliatissima a chi va al cinema soltanto per divertirsi.

13/07/2008

Cast e credits

Titolo Originale
Funny Games U.S.
Distribuzione
Lucky Red
Durata
111'
Produzione
Celluloid Dreams, Celluloid Nightmares, Dreamachine, Halcyon Pictures, Kinematograf, Tartan Films, X
Sceneggiatura
Michael Haneke
Fotografia
Darius Khondji

Trama

Una tipica famigliola borghese, composta da George, Anne, il loro bambino George Jr e il cane, va a trascorrere il fine settimana nella casa al lago. Al loro arrivo tutto sembra andare tranquillamente come sempre, almeno finché una coppia di giovani ragazzi, eleganti e gentili, vestiti di bianco con guanti e bermuda, si introduce in casa loro con una scusa e non sembra intenzionata più ad uscirne...

 


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