Ondacinema

recensione di Rudi Capra
5.0/10

Alle volte un intero film può essere riassunto da una singola inquadratura. Tra le più suggestive, quella in cui Shakespeare/Mescal tocca la foresta dipinta della sua scenografia dell'Amleto, che rimanda al bosco in cui ha conosciuto Agnes/Blackie, ma anche alla barriera impenetrabile della morte che ha portato via il figlioletto Hamnet. Però cosa c'entra una foresta con l'Amleto, che è tutto ambientato in un castello?
"Hamnet" è tutto qui: mira a suggestionare, a incantare, a commuovere, e la strategia che sceglie è quella di una palese e pressante contraffazione.

Fin da "Songs My Brothers Taught Me" e "The Rider", Chloe Zhao orienta il suo cinema alla ricerca del female gaze, un controcanto poetico allo sguardo maschile che ha a lungo dominato il cinema, e che non deve per forza essere espresso dalle donne ma da una riscoperta del sentimento, spesso represso dalle norme sociali e dalle dinamiche di genere. Il registro tipico di Zhao, usato anche in "Nomadland", è una quieta e malinconica contemplazione del quotidiano, colto anche nei suoi aspetti più crudi e triviali, quasi documentaristici (Frances McDormand al gabinetto ci dà ancora i brividi).

Tutto il contrario in "Hamnet". Si parte da un contre-plongée malickiano sulle cime degli alberi, poi vediamo il romance tra il riflessivo William e la sciamanica Agnes svilupparsi tra gli uccelli della frasca e le purpuree more, poi tra le buie stanze e i lumi di candela, in un crescendo di primi piani e continue urla di rabbia e dolore che nemmeno in Dragon Ball. Agnes – sempre rossovestita – incarna il female gaze che dovrebbe illuminare le stanze segrete del drammaturgo più influente dell'Ovesturia, rivelandone gli affetti e i drammi familiari. Stanze che funzionano come palchi per le interpretazioni cangianti e sofferte di Mescal e Buckley, anche perché i personaggi secondari diventano anche terziari o quaternari, e la città di Stratford appare spoglia o spopolata come un set a fine riprese.

La fotografia di Żal ("La zona di interesse"), lugubre e punteggiata di vividi colori, accompagna una regia che alterna frequenti primi piani a campi lunghi e paesaggi che fungono da correlativi oggettivi, espressioni impersonali di emozioni personali. Carini, ma inutili: di solito è qui che la regia di Zhao funziona meglio, ma l'emotività viene letteralmente urlata in faccia al pubblico, e tutto il comparto tecnico – sceneggiatura, scenografia, fotografia, dialoghi – lavora per accumulo e pressione, non va a osservare i personaggi ma piuttosto a spremerli per condensare tutta l'emotività che è possibile raccogliere in un concentrato di scene madri.

A causa di questa teatralità ostentata non si avverte davvero uno stacco con la parte finale ambientata al Globe, la più convincente del film, dove va in scena la prima dell'Amleto che, come spoilera già il titolo, realizza una sublimazione artistica della sofferenza per la tragica perdita del figlio (Hamnet = Hamlet). Qui Zhao trova una sintesi felice di materia e forma in alcune sequenze ispirate. Il dialogo in campo e controcampo tra Agnes e Hamnet, Hamnet che si incammina nell'oscurità della scenografia, e soprattutto il plongée con le mani del pubblico che si allungano a toccare Amleto, attraversando la quarta parete e realizzando una comunione che solo la magia del teatro rende possibile – purtroppo con il commento musicale di On the Nature of Daylight di Max Richte  (o.s.t. di "Shutter Island" e "Arrival"), pezzo meraviglioso ma ormai talmente abusato da esser buono per la pubblicità della Nutella.

Insomma, lo "Hamnet" di Zhao ha il tono compunto e solenne di una messa e purtroppo anche lo stesso effetto. Per carità, l'Oscar val bene una messa e qui ci sono i requisiti per vincerne più d'uno – il femminismo di mestiere, la nazionalpopolarizzazione del Bardo e un arsenale di urla pianti sospiri che però, piuttosto che ad Amleto, fa pensare al Macbeth: una storia piena di rumore e furia/che non significa nulla.


06/02/2026

Cast e credits

cast:
Jessie Buckley, Paul Mescal, Emily Watson, Joe Alwyn, Jacobi Jupe, Olivia Lynes


regia:
Chloé Zhao


titolo originale:
Hamnet


distribuzione:
Universal Pictures International Italy


durata:
125'


produzione:
Hera Pictures, Neal Street Productions, Amblin Entertainment, Book of Shadows


sceneggiatura:
Chloé Zhao, Maggie O'Farrell


fotografia:
Łukasz Żal


scenografie:
Fiona Crombie, Alice Felton


montaggio:
Chloé Zhao, Affonso Gonçalves


costumi:
Malgosia Turzanska


musiche:
Max Richter


Trama
William Shakespeare e Agnes Hathaway fanno i conti con la dolorosa scomparsa del figlio Hamnet