L’infinita fabbrica del Duomo

L’infinita fabbrica del Duomo


Massimo DAnolfi, Martina Parenti

Documentario | Italia
(2015)

Nell’ultimo documentario di Martina Parenti e Massimo D’Anolfi, già autori del pluripremiato “Materia Oscura” presentato alla Berlinale del 2013, l’oggetto/soggetto della loro ricerca estetica è il Duomo di Milano, o meglio della fabbrica nata con l’edificio dal momento della sua ideazione e tutt’ora attiva dopo sette secoli perché il lavoro di costruzione, modifica, manutenzione intorno all’opera del gotico italiano per eccellenza è continuo e infinito.

Ma l’aspetto interessante rimane l’assenza dell’edificio: nei settantaquattro minuti di immagini il Duomo per intero non si vede mai, fatta eccezione per una breve inquadratura di alcune cianografie, come a voler mostrare l’impossibilità di messa in quadro, di raccogliere in un unico sguardo il monumento nella sua totalità. E traslando il concetto, l’inefficacia dello strumento visivo rappresenta anche l’incapacità di racchiudere e raccontare il lavoro nel passare del tempo.

Tempo e spazio, dunque, sono i temi profondi di questa opera che si avvicina a poesia per immagini. Ma sia il tempo che lo spazio non possono essere messi in quadro, fermati, agganciati a un unico sguardo della macchina da presa. E quindi la scelta stilistica dei due autori si gioca su due piani: da un lato, l’inquadratura di dettagli e particolari, come le mani dei marmisti che lavorano la pietra, le statue che vengono spostate da un luogo a un altro, il lavoro di pulitura della terra intorno alle statue, l’interno del Duomo alla chiusura e all’apertura, dove diventa importante il fuori campo, ciò che lo spettatore non vede ma immagina, grazie a inquadrature che i due autori propongono e che diventano metonimiche per rappresentare il tutto fisico e temporale (e questo secondo aspetto alternando dei long take a un montaggio veloce di differenti punti di vista della stessa porzione di realtà); dall’altro lato, per potenziare il fuori campo, viene effettuato un lavoro esteticamente elegante con la colonna sonora composta di suoni naturali intradiegetici, creando una rete sensoriale che interagisce con l’occhio e con l’udito. Ciò comporta che il non visto è solo sentito e quindi possiamo immaginare la realtà al di fuori della ripresa ma comunque registrata sotto altre forme comunicative. Un esempio è il lavoro di limatura e cesellatura di statue o elementi architettonici all’interno del laboratorio: sono inquadrati dettagli delle mani, di pianali, di strumenti e sentiamo una polifonia di suoni, tutti messi in primo piano, che aiutano a costruire nella mente dello spettatore ciò che rimane al di qua della macchina da presa e oltre i quattro lati dell’inquadratura.

La bellezza di “L’infinita fabbrica del Duomo” come opera filmica sta essenzialmente in questo lavoro di costruzione dell’immaginario dello spettatore montando insieme una molteplicità di immagini a ricostruire un puzzle spazio-temporale. Ed è sicuramente il maggior pregio estetico del film e anche l’inusuale utilizzo della sinestesia dell’immagine con la colonna sonora diegetica (out) che arriva a livelli di bressoniana memoria.

E’ quindi un vero peccato l’inserimento di didascalie esplicative, che raccontano la storia del Duomo di Milano montate in sequenza (scritte bianche su fondo nero). Gli inserti abbassano a un livello terreno immagini che volano alto nella mente dello spettatore, rompendo quasi il sogno che i due autori riescono a creare senza nessuna necessità di un utilizzo di questo espediente, oltretutto inserendo una nota pedagogica e prosaica in un corpo poetico di immagini totalmente autosufficiente. E questo peccato (importante in un’opera del genere) ci impedisce di gridare al capolavoro.

Presentato in prima mondiale al Festival di Locarno 68, “L’infinita fabbrica del Duomo” è comunque un’ulteriore prova della salute del cinema documentaristico italiano che avrebbe bisogno di un maggiore sostegno e non rinchiuso in aree protette di nicchia ed elitarie.

07/08/2015

Cast e credits

Distribuzione
Lab 80 Film
Durata
74'
Produzione
Montomorency Film, Rai Cinema
Sceneggiatura
Martina Parenti, Massimo D’Anolfi
Fotografia
Massimo D’Anolfi
Montaggio
Martina Parenti, Massimo D’Anolfi
Musiche
Massimo Mariani

Trama

Storia della quotidianità del lavoro della Fabbrica del Duomo, fatta di continue attività di marmisti, operai, artigiani, archivisti, nel lento scorrere del tempo della storia degli uomini da sette secoli.

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