Ondacinema

recensione di Ilaria Di Santo
7.0/10

A cinque anni dall’acclamato cortometraggio "Lizard", il regista anglo-nigeriano Akinola Davies Jr. esordisce nel lungometraggio con “My Father’s Shadow”, in un’oscillazione continua tra memoria privata e Storia collettiva. Siamo nella Nigeria del 1993, a pochi giorni dalle prime elezioni presidenziali libere dopo un decennio di dittatura militare. Moshood Kashimawo Olawale Abiola, candidato social-democratico, è dato per vincente, ma il colpo di mano del governo di Ibrahim Babangiba annulla i risultati, soffocando nel sangue ogni aspirazione di cambiamento. In questo contesto, il film segue i due fratelli, Akin e Remi, lungo il viaggio a Lagos con il padre Folarin, figura assente eppure costantemente al centro dello sguardo dei bambini: la sua presenza si percepisce tanto nei gesti e nelle parole quanto nel vuoto che lascia, nei timori e nelle speranze che attraversano i figli.

L’opera prende il via con una quotidianità sospesa: i bambini attendono il ritorno del padre, lontano per lavoro e debiti arretrati. Il viaggio verso Lagos, più che una semplice trasferta, si trasforma in una vera e propria esplorazione del mondo e della storia, una traversata che alterna momenti di intimità fragile a squarci di violenza collettiva: strade e mercati pulsanti di vita, giostre e spiagge, il fragore delle proteste, la sorveglianza militare e la folla che corre. Davies Jr. abbassa la macchina da presa all’altezza dei bambini, in particolare di Akin, alter ego del regista: attraverso i loro occhi, Lagos si mostra come un territorio sconosciuto, vibrante di vita ma già segnato dalla repressione, sospeso tra la bellezza immediata e l’angoscia politica.

Il padre, Folarin, interpretato da Sope Dirisu, è una figura complessa e contraddittoria: fiero sostenitore di Abiola, frustrato dalla mancata retribuzione e dall’incertezza politica, uomo forte eppure vulnerabile, è allo stesso tempo presenza corporea e figura fragile. L’assenza paterna, reale o percepita, si traduce in dispositivo mnemonico: il suo corpo e le sue azioni diventano misura di un trauma condiviso, ogni gesto carico di significato per i figli, dalla collana del fratello morto, che porta con sé il nome del primogenito, alle interazioni con la folla, ai silenzi e alle conversazioni enigmatiche con donne o conoscenti. L’ombra del padre, così, coincide con l’ombra di una nazione in bilico tra speranza e delusione, tra memoria e oblio.

Davies Jr. struttura il film in una serie di frammenti temporali e visivi che alternano il presente del viaggio a Lagos con episodi onirici e ricordi inquieti: visioni della rivolta, della folla che corre, della balena e del sacrificio, flash di luoghi e di emozioni, episodi simbolici che rivelano il senso di un passato traumatizzato e il peso della memoria. L’inserimento di materiali d’archivio delle proteste e delle sommosse cittadine si integra senza soluzione di continuità con la messa in scena della vita familiare, conferendo al film un respiro documentario ed emotivo insieme. La fusione tra reale e immaginato, tra cronaca e invenzione, restituisce l’infanzia di Akin come campo di osservazione e di riflessione: il mondo è confusione, caos e meraviglia, e l’esposizione diretta alla violenza politica si combina con la percezione estetica e sensibile dei bambini.

Il viaggio dei tre è scandito da incontri e pericoli che misurano la precarietà di ogni passo: dal padre minacciato da un militare a Bonny Camp, alla folla che corre durante le sommosse, ai momenti di sospensione in cui il paesaggio, gli uccelli e il vento tra gli alberi diventano punti di osservazione e di respiro per i bambini. La fotografia di Canute Edwards, granulosa e de-saturata, restituisce la materialità di corpi, oggetti e paesaggi, alternando campi larghi urbani e primissimi piani dei protagonisti, creando un continuum tra natura e città, intimità e storia collettiva. Il montaggio di Guzmán Castro unisce particolari e contesto, memoria e presente, mentre il commento sonoro post-rock inonda le immagini di malinconia poetica, sospendendo il ritmo e accentuando l’angoscia e la meraviglia dei bambini. Davies Jr. evita facili sentimentalismi, costruendo uno sguardo complesso e stratificato, in cui l’infanzia è epicentro e specchio di una nazione che oscilla tra speranza e disillusione.

Il film trova il suo climax nella tensione finale, quando Folarin viene riconosciuto da un militare: la scena concentra paura, pericolo e impotenza dei bambini, il tutto mediato dallo sguardo poetico e sospeso che Davies Jr. mantiene costante. È un momento in cui la Storia invade l’intimità, e la memoria si fa presente, sospesa tra sogno e realtà, tra ricordo e percezione. L’ombra del padre si fa allora simbolo di un passato non elaborato, di una generazione che ha visto il fallimento delle promesse democratiche e la fragilità delle istituzioni.

“My Father’s Shadow” conferma Davies Jr. come autore capace di coniugare intimismo familiare e riflessione politica, documentario e finzione, sogno e realtà. Pur con alcune discontinuità narrative e frammentazioni che talvolta appaiono come “riempitivi” più che come scelta strutturale, il film colpisce per la forza dei personaggi, la cura del dettaglio, l’umanità restituita e la precisione nella costruzione dello spazio e del tempo. La Nigeria dei bambini, con i suoi mercati, la spiaggia, i venti che scuotono gli alberi e le speranze, diventa luogo di osservazione del mondo, dove la Storia e il personale si intrecciano, e in cui ogni gesto, ogni sguardo, ogni silenzio, racconta la tensione tra il passato che non passa e il presente che non basta a riscattarlo. In questo senso, “My Father’s Shadow” non è solo un esordio ma un film che impone attenzione, riflessione e partecipazione emotiva, un’opera che attraversa il trauma collettivo e lo restituisce in tutta la sua bellezza fragile e dolorosa. 


02/02/2026

Cast e credits

cast:
Chibuike Marvellous Egbo, Godwin Chiemerie Egbo, Sope Dirisu


regia:
Akinola Davies Jr.


titolo originale:
My Father's Shadow


distribuzione:
MUBI


durata:
94'


produzione:
BBC Films, British Film Institute (BFI), Crybaby, Element Pictures, Fatherland Productions


sceneggiatura:
Akinola Davies Jr., Wale Davies


fotografia:
Jermaine Edwards


montaggio:
Omar Guzmán


musiche:
CJ Mirra, Duval Timothy


Trama
La storia si svolge nel 1993, in una Nigeria attraversata da tensioni politiche e sociali durante le controverse elezioni presidenziali. Due fratelli, Remi e Akin, trascorrono una giornata a Lagos con il padre Folarin, che non vedevano da tempo. Lungo il viaggio scoprono la complessità della città, il rapporto affettivo con il genitore e le difficoltà di un uomo che cerca di mantenere la propria dignità e la propria famiglia.