Lord of War

Lord of War


Andrew Niccol

Drammatico | Usa
(2005)

Una fotografia del mercato mondiale delle armi attraverso gli occhi di Yuri Oslov (Nicolas Cage), trafficante in carriera che passa da venditore di Uzi a Brooklyn a “signore della guerra”.

La voce off può essere un modo per evitare al regista il faticoso lavoro di raccontare storie e personaggi attraverso le immagini, il montaggio e il dialogo, insomma per evitare di fare cinema (recentemente, lo sfacciato incipit di “Vicky Cristina Barcelona”) o può essere un elemento chiave del film (per restare sugli incipit, “Fight Club”). La voce off in “Lord of War” è presente per quasi tutta la pellicola perché ha il compito di dare struttura narrativa a un film altrimenti piuttosto sfilacciato, e al contempo quello di comunicarci dati e informazioni come in un documentario. Diventa presto evidente che solo il secondo risultato è raggiunto.

Le intenzioni del regista/scrittore/produttore sono chiare fin dalla (bella) soggettiva del proiettile nei titoli di testa: descrivere i meccanismi del traffico di armi (intenzione lodevole) e spiegarci quanto questo traffico sia sbagliato, come se la cosa non fosse evidente per se. Ma queste intenzioni non si fondono bene con la trama: quasi tutto il film consiste nella voce off, o più raramente un personaggio, che ci snocciolano statistiche (9 morti su 10 in guerra sono per armi leggere, 32 miliardi di dollari di armi spariti dall’Ucraina dopo la fine dell’URSS, i 5 maggiori esportatori di armi sono i 5 paesi nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU), mentre sullo schermo scorrono immagini simboliche talvolta grevi (bambini straccioni con AK 47 in mano, il trafficante che calcola i profitti seduto sulla statua di Lenin, signori della guerra africani con mitra d’oro). Nel tentativo di creare una qualche tensione narrativa il regista inserisce ogni tanto una scena di suspence o, con una curiosa frequenza, scene sexy. Alcuni snodi in particolare sono lì solo perchè sono obbligatori: la storia d’amore è piatta, la sequenza onirica in cui il protagonista è illuminato sulla propria vita non convince. In conclusione dal lato narrativo solo l’assoluta coerenza del personaggio di Yuri va a segno.

A parte la questione della voce off, la regia oscilla tra luci, colori e scenari che richiamano fortemente lo stile patinato/pubblicitario e guizzi di inventiva come i titoli di testa o l’aereo smontato in una notte in Sierra Leone. Anche tra gli attori si va da Nicolas Cage, qui abbastanza a suo agio e uno Ian Holm in un gustoso personaggio secondario, a una interpretazione non convincente di Ethan Hawke (per tacer di Jared Leto).

Niccols non è nuovo alle buone idee che danno luogo a film non all’altezza (“Gattaca”, “S1m0ne”, e speriamo bene per “In Time”). Ma qui lo spreco è maggiore, perché il tema del traffico di armi è effettivamente tanto cruciale quanto ignorato nel modo più totale dalla cultura mainstream. Il materiale raccolto dal film è ricco e sorprendente e poteva essere usato per girare un ottimo documentario. Incapace di realizzarlo, o desideroso di dare al tema un pubblico più ampio, Niccols ha tentato di girare un film cool e impegnato, di quelli che mentre ti intrattengono riescono a descriverti una realtà sociale complessa, alla “Traffic” o “Syriana” per intenderci. Ma mentre questi film scommettevano efficacemente sull’affresco a più voci, Niccol ripiega sulla storia di un uomo solo, e non convince del tutto.

04/02/2012

Cast e credits

Titolo Originale
Lord of War
Distribuzione
Italian International Films
Durata
122'
Produzione
Saturn Films
Sceneggiatura
Andre Niccols
Fotografia
Amir R. Mokri
Scenografie
Jean-Vincent Puzos
Montaggio
Zach Staenberg
Musiche
Antonio Pinto

Trama

Una fotografia del mercato mondiale delle armi attraverso gli occhi di Yuri Oslov (Nicolas Cage), trafficante in carriera che passa da venditore di Uzi a Brooklyn a "signore della guerra".
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