La Mala Educación

La Mala Educación


Pedro Almodóvar

Drammatico | Spagna
(2004)

Il nero del peccato e il rosso della carnalita’ si fondono nei poster stracciati che compongono i bellissimi titoli di testa, mentre la parola “passione” suggella la fine della torbida vicenda imbastita da Pedro Almodovar. In mezzo tutte le sue ossessioni: il film nel film, il marcato anticlericalismo, le icone gay del cinema (questa volta Sara Montiel nel drammone “Esa Mujer”), i colori vivaci spalmati con estro e brio, gli amori impossibili, il gusto per la provocazione, i dettagli sessuali piccanti, i tradimenti, le lacrime, i tacchi a spillo, i seni posticci, i vestiti pacchiani e le parrucche cotonate. Insomma, tutto l’universo bizzarro a cui il regista spagnolo ci ha da sempre abituati.

Da spettatori viziati ed esigenti, però, finiamo per dare per scontata la ricchezza visiva e, grattando la sofisticata superficie, questa volta restiamo un po’ delusi. L’aspetto più interessante, alla lunga purtroppo anche il limite maggiore, è il complicato intersecarsi di tre diversi livelli narrativi che intrecciano, spesso senza soluzione di continuità, flashback, fiction e realtà, dando vita a una progressione suggestiva e ai limiti del virtuosismo, ma non così efficace. Se l’impianto riesce a sedurre, infatti, le motivazioni dei personaggi e il forte pulsare dei loro cuori, unito all’accendersi dei sensi, disperdono il potenziale coinvolgimento in una meccanicità poco comunicativa. E l’ennesimo amore omosessuale in chiave clerico-pedofila finisce per stiracchiarsi troppo nel passaggio dalla commedia al noir, dando vita a un teatrino grottesco che matura incapace di esplodere, e la cui drammatica vitalità resta perlopiù nelle intenzioni.

Poco giova alla riuscita del film la scelta come protagonista di Gael Garcia Bernal, sguardo furbetto tutt’altro che languido e movenze da calciatore in panchina, vittima di un personaggio cruciale ma un po’ irrisolto: travestito per caso, gay per necessità o amante per desiderio? Il film prova a renderne le molteplici sfaccettature, ma si perde in altri interrogativi, non altrettanto brucianti, disseminati lungo un racconto labirintico e cerebrale.

(in collaborazione con Gli Spietati)

06/06/2008

Cast e credits

Titolo Originale
La Mala Educación
Distribuzione
Warner Bros
Durata
105'
Produzione
Agustín Almodóvar, Pedro Almodóvar
Sceneggiatura
Pedro Almodóvar
Fotografia
José Luis Alcaine

Trama

Madrid, primi anni Ottanta. Il regista Enrique riceve la visita di un giovane che gli fa ricordare i tempi del collegio.
L’Estranea
L’Estranea

Dopo “La valle dei sorrisi” Paolo Strippoli continua a esplorare la possibilità di contaminazione delle forme del cinema operando uno scatto in avanti rispetto alla capacità di sfruttare le potenzialità del linguaggio cinematografico. La suggestione visiva prevale sul disegno d’insieme ma le ambizioni rimangono intatte. Ottima la prova degli interpreti su cui svettano Jasmine Trinca e Valeria Bruni Tedeschi

Digger
Digger

Un'opera dalla regia rigorosa e viscerale, che conferma la densità stilistica di Iñárritu. Pur con qualche ridondanza strutturale che ne frena la tensione drammatica, il film offre un'efficace e lucida decostruzione psicologica dei personaggi

Her Private Hell
Her Private Hell

Nicolas Winding Refn torna al lungometraggio con un’opera visivamente magnetica che interroga la paternità tra protezione, controllo e possesso. Ma nel tentativo di decostruire la figura del padre, Her Private Hell rischia di trasformare quella della figlia nell’ennesimo oggetto del proprio sguardo

Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio
Heart of the Beast – Nel profondo selvaggio

"Heart of the Beast" di David Ayer è l'ultimo di una serie di film che raccontano la wilderness americana rispolverando il mito della frontiera. Ne risulta un film di sopravvivenza in cui lo spazio dell'azione è affiancato da una contemplazione rispettosa del creato in ogni sua forma, retto sull'interpretazione tutta fisica di Brad Pitt

Una storia
Una storia

"Una storia" di Anna Foglietta ha ottime premesse e può contare sulla bravura dei due protagonisti, ma non convince del tutto: la scelta di raccontare questo dramma familiare attraverso una regia estremamente statica, inquadrature fisse e lunghi silenzi finisce per appesantire il ritmo

Possible Love
Possible Love

VENEZIA 83 - Otto anni dopo "Burning", Lee Chang-dong torna con un altro dramma in cui affronta questioni che sono al contempo di bruciante attualità e universali: la disparità di classe e la verità dei sentimenti. Un'opera densa e stratificata che può vantare anche uno straordinario quartetto di attori, premiata con il Leone d'Argento - Gran Premio della Giuria

Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio
Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio

Palestina, 1936, durante il protettorato britannico. Un villaggio di palestinesi cristiani vede le proprie terre sottratte per far posto a una colonia ebraica. Il film racconta con efficacia la rivolta che segue, pur in maniera a volte didascalica

Resident Evil
Resident Evil

Con un reboot radicale, Zach Cregger tradisce la lore del videogioco per abbracciarne la geometria formale. Tra luci espressioniste, spazi claustrofobici e montaggio sincopato, i tropi del survival horror diventano stile. Pur prevedibile nella scrittura, il film è un horror solido e grottesco.