Mio cognato

Mio cognato


Alessandro Piva

Commedia Nera | Italia
(2002)
Ti devo imparare e ti devo perdere

Dopo l’inatteso successo del suo primo lungometraggio, “Lacapagira”, Alessandro Piva torna nella sua Bari per mettere in mostra l’anima livida e notturna che fa da contraltare alla luce accecante del capoluogo pugliese. “Mio cognato” si muove all’interno della tradizione cinematografica nostrana – su tutti è facile il riferimento al “Sorpasso” di Risi – e però osa una sceneggiatura a tratti non convenzionale, dove gli eventi decisivi del film vengono procrastinati a favore di precise scelte cromatiche: il giallo del misterioso limone che accompagna i due protagonisti, della giacca pacchiana dello strafottente Toni, del sole sulle terrazze e i viali alberati del lungomare; e il buio delle strade del capoluogo, le ombre del sangue rappreso, il nero del sugo delle seppie cucinate a mezzanotte. 

Il discorso e la scelta iniziale di Toni (Sergio Rubini), altrimenti chiamato “il professore”, un assicuratore ammanicato con la malavita barese, che trovandosi senza compare al battesimo di suo figlio s’incaponisce e assegna il compito a uno sconosciuto per evitare che il timido cognato Vito (Luigi Lo Cascio) faccia “il padrino di riserva”, ci fa capire il rapporto da sudditi che tutta la famiglia deve abbozzare al cospetto del professore. Così, quando la macchina di Vito viene rubata, è Toni a prendere in mano la situazione per “andare a cercarla”: sarà finalmente l’occasione giusta per mostrare all’imbranatissimo cognato come si sta al mondo, mettendo in pratica quel motto tutto meridionale dell’imparare (leggi: insegnare) e perdere. T’insegnerò come si fa, così la prossima volta lo farai da solo.  

Ma Vito sembra non poter imparare: le leggi non scritte della malavita barese si muovono come le onde del suo mare, impercettibili a chi non ha occhi abbastanza allenati a seguirle. Sono i gesti, le occhiate, i sottointesi, gli accenti a dire molto di più delle parole stesse, e per chi non è nato dentro questo codice sono dannatamente difficili da capire. Il soprannome che gli viene affibbiato, Gianni Morandi, simbolo di ogni faccia da bravo ragazzo, colloca Vito dall’altra parte rispetto ai personaggi che incrociano la strada dei cognati, i vari Sandokan, Marlon Brando, Saddam; e seppure i malintesi tra le due sponde spingono alle risa, la pellicola marcia inesorabile sui binari tracciati dai colori di Piva: il sole s’abbassa, e la commedia si tinge di nero.  

Già, perché lo sgarro del furto dell’automobile è un guanto di sfida che la stessa malavita ha lanciato a Toni: il professore è intenzionato a cambiare amici e protettori, ma sta giocando a carte troppo scoperte e qualcuno ha fiutato il suo bluff.  

Sergio Rubini e Luigi Lo Cascio regalano due prove d’attore speculari, piegando il loro talento alle necessità dei due caratteri principali: tanto è sopra le righe la recitazione dell’attore barese, che manda a memoria ammiccamenti e volgarità da Città Vecchia, quanto è sommesso ed estraneo, a partire dalla cadenza, il tono del siciliano, che gioca al pesce fuor d’acqua abboccando a ogni amo.  

Abbandonata la violenza documentaristica del primo film, Piva tenta così di portare i suoi personaggi dentro una cornice più ortodossa; convince laddove gli squarci iperrealisti del suo cinema pulsano di vita propria. Manca, forse, soltanto un pizzico di pathos, perché a differenza della “capagira”, la pellicola si muove all’interno di direttrici costruite con più freddezza. 

11/03/2017

Cast e credits

Distribuzione
01 Distribution
Durata
90'
Produzione
Dada Film, Rai Cinema, Seminal Film
Sceneggiatura
Alessandro Piva, Andrea Piva, Salvatore De Mola
Fotografia
Gian Enrico Bianchi
Scenografie
Marianna Sciveres
Montaggio
Thomas Woschitz
Musiche
Ivan Iusco
Costumi
Francesca Leondeff

Trama

Toni e il cognato Vito alla ricerca di un'automobile rubata in una Bari livida e notturna: il secondo lungometraggio di Alessandro Piva, dopo l'exploit de "La capagira", è un noir on the road cucinato al sale, tra le luci e ombre del capoluogo pugliese, la malavita locale e un misterioso limone...
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