Stonebreakers

Stonebreakers


Valerio Ciriaci

Documentario | Usa
(2021)

Negli Stati Uniti, la fine cruenta di George Floyd, avvenuta nel 2020, ha ridato vigore al movimento di protesta denominato Black Lives Matter, alla lettera “le vite dei neri contano”, che ha, a sua volta, determinato un profondo ripensamento con il proprio vissuto storico anche da parte dei discendenti degli Amerindi. In seno a queste componenti della società americana, alla rivendicazione di un effettivo godimento dei diritti civili si è così associata una lotta senza quartiere contro gli eventi che ricordano gli atti fondativi della comunità statuale, come il Columbus Day o il giorno del ringraziamento, e i loro monumenti e luoghi-simbolo, quali le statue di Cristoforo Colombo, il monte Rushmore o la roccia di Plymouth. “Stonebreakers”, girato dal regista Valerio Ciriaci (da diversi anni negli Stati Uniti) è un valido documentario che attraversa tutte queste linee di faglia dello spirito identitario degli abitanti del Nuovo Continente.

I motivi d’interesse intorno all’opera di Ciriaci risiedono innanzitutto nell’apprezzabile sforzo di rimanere equidistante rispetto alle posizioni assunte sia dai fautori che dagli oppositori dei sopracitati movimenti. Non vi è un intervistatore che compaia fisicamente o vocalmente, come ad esempio accade nei lavori di Michael Moore, quali “Sicko” (2007) e “Fahrenheit 11/9” (2018) o in opere quali “Corporation”, di Mark Achbar e Jennifer Abbott (2003), o lo stesso “Unfit: la psicologia di Donald Trump” (2020) di Dan Portland, perchè allo spettatore non è richiesta un’adesione aprioristicamente indotta da un percorso obbligato. L’atmosfera che traspare dal documentario è più quella della sospensione, dell’incertezza, della consapevolezza (questa sì) di vivere un’epoca di trapasso verso qualcosa che non è di prim’acchito chiaramente definibile. Il documentario rende dunque giustizia della complessità, della contraddittorietà, della ricchezza di punti di vista ravvisabili in certi processi storici. Anche le tecniche di regia e montaggio, con meditati fermo immagine o inquadrature che indugiano soprattutto sulle statue, sui monumenti, sulle targhe commemorative sono la presa in carico di uno sguardo pensoso e interrogativo, più che perentorio e preconfezionato, come avveniva, ad esempio, in “Frost/Nixon – Il duello“, di Ron Howard (2008).

A evocare la complessità dei temi sul tappeto concorrono lo studio delle inquadrature e il rapporto di queste ultime con il sonoro: quasi in incipit, la statua di Colombo, con la relativa epigrafe in primo piano, e il Campidoglio sullo sfondo propongono la dialettica tra storia e politica, tra passato e presente, tra i valori che avevano ispirato la fondazione della nazione e ciò che in questo senso resterebbe da fare oggi. La diagonale che attraversa il quadro altro non è se non un testimone lanciato attraverso i secoli e rinforzato dall’epigrafe “Il passato è un prologo”. Sì, perché “Stonebreakers”, oltre che nelle statue, nei monumenti e nelle targhe, è un film che trova sostanza negli slogan. Scritti o proferiti da una parte o dall’altra, sintetizzano l’assiologia intorno alla quale si innerva la narrazione.

Sempre sul piano della grammatica di regia, l’incisività, la lapidarietà degli slogan unendosi alla complessità di certe inquadrature determinano un effetto straniante. Ad esempio, alle immagini degli attivisti Amerindi che a Rapid City bloccano simbolicamente la strada per il monte Rushmore, si sovrappone il sonoro delle parole di Donald Trump (non inquadrato), che, difendendo il valore profondamente simbolico di quelle sculture, muove un atto d’accusa ai contestatori. Non mostrando né il volto né il corteo del Presidente, il montatore (Andrea Fumagalli) ha dato alla politica ufficiale e alla propaganda la consistenza di una sovrastruttura dalla consistenza fumosa, pervasiva e insistente che ricorda la voice over di Walker, il candidato alla presidenza di “Nashville” (1974), il capolavoro di Robert Altman, col quale questo documentario presenta non pochi punti in comune: l’insistenza sul Lincoln Memorial, che ricorda il Partenone della cittadina del Tennesse, le inquadrature sulla bandiera, la suddetta complessità del quadro sociale e culturale.

Ciriaci ha confezionato un film fatto di slogan ma anche di luoghi, alcuni dei quali assai significativi per gli spettatori del Vecchio Continente, in quanto disarticolano il concetto di America come realtà univoca e monolitica: la colonna in onore dei Confederati a Richmond o le statue del generale Robert E. Lee, per esempio, sollevano l’interrogativo sul perché una parte militarmente sconfitta abbia avuto l’onore di un monumento che, viceversa, è stato negato a personaggi che hanno incarnato le rivendicazioni sindacali, quali Pietro Pete Panto, o Angela Bambace.

Più in generale, la durata del documentario consente poi allo spettatore di avere un quadro geograficamente ampio ma mai tedioso dell’America profonda, che predilige la mimesi alla narrazione, l’inedito al clichè e, tenendosi alla massima distanza dalla serialità televisiva, scava tra i solchi della storia riecheggiando l’opera di Howard Zinn. In conclusione, se si volesse cercare l’affermazione che rende meglio lo spirito del film, dovremmo prendere in prestito le parole dell’artigiano impegnato nel restauro delle statue decollate, il quale, sospendendo il giudizio, afferma che non è riparando una statua che si può cambiare il sentimento generale di un paese.

08/08/2024

Cast e credits

Titolo Originale
Stonebreakers
Distribuzione
Awen Films
Durata
70'
Produzione
Awen Films
Sceneggiatura
Valerio Ciriaci
Fotografia
Isaak Liptzin
Montaggio
Andrea Fumagalli
Musiche
Francesco Venturi

Trama

Stati Uniti, 2020. Da New York al Sud Dakota, da Minneapolis a Richmond, un viaggio nell'America profonda per mettere sotto la lente d'ingrandimento il suo patrimonio identitario.
Congo Boy
Congo Boy

LOCARNO 79 - Esordio registico molto promettente in bilico fra romanzo di formazione autobiografico e film musicale d'evasione

Paper Tiger
Paper Tiger

LOCARNO 79 - James Gray realizza con "Paper Tiger" una nuova opera perfettamente coerente con la propria poetica, ma anche, al contempo, un momento di riflessione e bilancio relativo alla sua filmografia

A New Dawn
A New Dawn

Ridotto nel minutaggio, nel cast e nella fabula l'esordio alla regia dell'artista visuale Shinomiya Yoshitoshi "A New Dawn" mostra la sua ambizione nello stile visivo sfaccettato e nella struttura narrativa che mescola costantemente passato e presente, proponendo un coming of age stimolante e non banale

Ricchi… da morire – Delitti in famiglia
Ricchi… da morire – Delitti in famiglia

La storia, raccontata in flashback dal braccio della morte dal cinico Becket Redfellow, segue il suo spietato e calcolato piano per eliminare uno a uno i sette bizzarri parenti miliardari che lo separano da una colossale eredità familiare. La sua letale scalata verso la ricchezza si complica terribilmente quando entra in scena l'imprevedibile Julia, trasformando la vendetta in un caotico e pericoloso gioco di inganni in cui nessuno è al sicuro.

L’Hangar Rosso
L’Hangar Rosso

Ambientato a Santiago del Cile durante il golpe dell'11 settembre 1973, il film segue il capitano dell'aeronautica Jorge Silva, costretto dai superiori a trasformare la sua accademia militare in un brutale centro di detenzione e tortura per prigionieri politici. Diviso tra l'obbedienza cieca al nuovo regime di Pinochet e i dettami della propria coscienza, Silva si troverà davanti a un drammatico bivio morale quando gli verrà ordinato di giustiziare due giovanissimi detenuti

Odissea
Odissea

Ipotetico coronamento delle ambizioni del suo autore, l'"Odissea" di Christopher Nolan è una reinterpretazione tanto efficace dal punto di vista sensoriale quanto irresoluta da quello discorsivo, una frenetica cavalcata attraverso immaginari, generi, ambientazioni ed eventi che si sviluppa intorno alla modernizzazione dell'eroe eponimo

Kontinental ’25
Kontinental ’25

Radu Jude trasforma la morte di un senzatetto in un'indagine sulla responsabilità morale, sul senso di colpa e sulle contraddizioni della società contemporanea. Un saggio cinematografico che privilegia il confronto delle idee alla narrazione, trovando nella propria irresolutezza tanto la sua forza quanto il suo limite

Scary Movie
Scary Movie

Questo nuovo capitolo della saga di "Scary Movie" segna il ritorno al team creativo dei fratelli Wayans e delle due protagoniste principali. Cambia poco rispetto al passato, con tante battute stupide e forse qualcosa (molto poco) da dire