28 giorni dopo

28 giorni dopo


Danny Boyle

Horror | Regno Unito
(2002)

Il film del ritorno alla gloria di Boyle dopo una serie di pellicole un po’ deboli che avevano fatto seguito a “Trainspotting”. Il titolo si riferisce alla durata del coma dal quale si risveglia Jim (Cillian Murphy) solo per ritrovarsi a vagare in una Londra apparentemente deserta ma in realtà popolata da orde di infetti di una versione umana della rabbia originata in un laboratorio a Cambridge. Pochi sopravvissuti si arrangiano alla meglio cercando cibo e combattendo gli infetti quando necessario. Quando un segnale radio invita tutti a convergere in un centro di raccolta, Jim si mette in viaggio con l’agguerrita Selena (Naomie Harris), il poliziotto Frank (Brendan Gleeson) e la figlia adolescente. I pericoli però non faranno che aumentare.

L’atmosfera del film è definita chiaramente fin dall’inizio, con impressionanti riprese in digitale di una Londra deserta. I tre attori principali sono un realistico campionario della città: non solo i particolari tratti di Murphy, ma anche la Harris che ben rappresenta i numerosi discendenti delle ex colonie, e Gleeson che, pur irlandese come Murphy, ha la faccia così inglese da interpretare nel 2009 Winston Churchill. Questi volti adesso sono noti a tutto il pianeta, avendo recitato rispettivamente in “Inception” e nei “Batman” di Nolan, in due “Pirati dei Caraibi” e in due “Harry Potter”, ma all’epoca erano praticamente sconosciuti, facilitando una identificazione con i loro drammi che difficilmente scatta con le star (vedremo quando Brad Pitt combatterà con gli zombies in “World War Z”). Assolutamente inglese poi anche il twist finale della trama, che ovviamente non racconteremo.

Il genere zombie ha sempre avuto una forte connotazione politica: se ai giorni nostri “The Walking Dead” racconta la paura della classe media di divenire classe miserabile, Romero fin dall’inizio aveva impostato il genere in termini così esplicitamente sociali da essere quasi brechtiani (la questione razziale ne “La notte dei morti viventi”, il consumismo ne “L’alba dei morti viventi”, la guerra e il petrolio in “La terra dei morti viventi“). Boyle rilancia fin dalle prime scene: le immagini di Londra infetta sono simili a quelle dei riot urbani viste nell’ultimo decennio. Nel film riescono a sopravvivere solo black block e celerini perché lo scontro con gli infetti è pura guerriglia urbana, con molotov, manganellate, scudi di plastica, mezzi di trasporto usati come armi. Del resto visto che in Inghilterra le armi da fuoco esistono solo nei film di Guy Ritchie, non si possono uccidere gli zombie sparandogli in testa (vedi “L’alba dei morti dementi”).

Un’altra innovazione/eresia cruciale è che gli zombie qui sono molto temibili in quanto velocissimi e non lenti come al solito: “I mostri sono interpretati da atleti – ha raccontato Boyle alla BBC – perché puoi avvertire la loro potenza nei movimenti”. In generale i sintomi, l’aspetto e il comportamento degli infetti fanno davvero paura e le sequenze action sono girate in modo frenetico ed efficace, dall’inseguimento in galleria all’inevitabile massacro finale. Altra scelta importante per mantenere alta la tensione è il tono allucinato dei momenti tra uno scontro e l’altro, grazie alla sceneggiatura lisergica di Alex Garland (“The Beach”, “Sunshine“), alla colonna sonora al solito molto curata (la scena del supermercato) e a delle belle idee di regia (la soggettiva della goccia di sangue, gli inserti onirici). L’unico dubbio si può avanzare sugli ultimissimi minuti, ma forse non convincevano del tutto neanche Boyle a giudicare dal numero cospicuo di alternative endings visibili nel dvd e dal progetto di uscire con un director’s cut del film.

Riassumendo, Boyle non crea un capolavoro del cinema in assoluto ma uno zombie movie praticamente perfetto, con appeal anche per chi non è fan del genere, inevitabilmente diventato oggetto di culto negli anni, con sequel, fumetti, e premi su premi da parte di siti/riviste di cinema horror.

23/09/2011

Cast e credits

Titolo Originale
28 days later
Distribuzione
20th Century Fox
Durata
112'
Produzione
DNA Films
Sceneggiatura
Alex Garland
Fotografia
Anthony Dod Mantle
Scenografie
Mark Tildesley
Montaggio
Chris Gill
Musiche
John Murphy
Costumi
Rachael Fleming

Trama

Jim si risveglia da un coma di 28 giorni per scoprire che Londra è deserta, popolata solo da orde di infetti di una forma di rabbia umana e da un pugno di sopravvissuti.
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