Mad Max: Fury Road

Mad Max: Fury Road


George Miller

Fantastico | Australia, Stati Uniti
(2015)

We don’t need another hero“, cantava trent’anni fa Tina Turner, riferendosi a Mel Gibson/Mad Max all’epoca impegnato nella sua terza avventura cinematografica, “oltre la sfera del tuono”.

Dopo così tanto tempo, abbiamo ancora bisogno di questo eroe. O almeno lo deve aver pensato George Miller, classe 1945, geniaccio di produttore e regista australiano, che della serie è stato il demiurgo. Nel reboot, che esce nelle sale dopo essere passato per la vetrina cannense, Max Rockatansky ha le fattezze massicce di Tom Hardy, attore (giustamente) richiestissimo da quando Nicolas Winding-Refn lo volle nei panni del criminale più pericoloso d’Inghilterra in “Bronson“.

Ed è sempre un ex-poliziotto che vagabonda in un mondo post-apocalittico quantomai arido e popolato da personaggi poco raccomandabili, accompagnato da fantasmi provenienti dal passato. Hardy è attore particolarmente adatto ai ruoli muscolari e Miller e i suoi co-sceneggiatori (il fumettista Brendan McCarthy e l’ex-attore Nico Lathouris) rendono anche omaggio a uno dei suoi ruoli precedenti, visto che per gran parte del film gli fanno indossare una museruola che gli nasconde il volto, come succedeva con Bane nell‘ultimo Batman di Nolan (Miller qualche anno fa aveva iniziato a lavorare a un film dedicato alla “Justice League of America” e adesso spiace di non avere potuto vedere cosa avrebbe combinato coi noti supereroi).

Ma per quanto Max/Hardy sia un ragazzone di poche parole e pieno di risorse, viene spesso il dubbio che il titolo “Fury Road” si riferisca a Charlize Theron, scatenata nei panni di Furiosa (appunto!), imperatrice camionista con un braccio meccanico (come Luke Skywalker) che alla guida della sua autocisterna attraversa indomita il deserto, reclamando di diritto un posto fra le più memorabili eroine action del cinema contemporaneo.

Max e Furiosa si incontrano in maniera movimentata (ma del resto tutto in questo film lo è alla grande!) e lei capisce che l’uomo può essere un buon alleato nel suo piano di fuga per raggiungere il fantomatico “posto verde”, popolato da sole donne che si sono stancate di una società dominata da uomini violenti e sostanzialmente idioti. Luogo dove Furiosa intende scortare cinque belle e giovani ragazze (la top model Rosie Huntington-Whiteley, Zoe Kravitz, Riley Keogh, Courtney Eaton e Abbey Lee), in fuga da Immortal Joe, l’anziano tiranno (interpretato da Hugh Keays-Byrne, già villain nel primo “Interceptor”) che tiene in scacco la comunità grazie al razionamento dell’acqua (l’oro blu per cui si combatteranno le guerre nel prossimo futuro, tema che sta già cominciando a interessare diversi registi e produttori) e al suo esercito di “figli della guerra”, giovani esaltati e non proprio in ottima salute (tra cui un irriconoscibile Nicholas Hoult), tenuti in piedi grazie a espedienti pochissimo ortodossi. Una volta raggiunto, l’Eden non si rivelerà all’altezza delle aspettative ma forse il mondo potrebbe ritornare a essere un po’ più ospitale di quanto non appaia una volta tolti di mezzo figuri come lo stesso Immortal Joe…

Miller ci offre l’ipotesi di una società poco violenta e dispotica, dove le donne (Furiosa, le cinque spose in fuga e le custodi del posto verde, fra le quali appare anche Megan Gale) sono depositarie di valori positivi e del potere della creazione; forse questo non basta a giustificare la tesi di un film femminista, ma bisogna riconoscere che l’altra metà del cielo qui gode di maggior considerazione rispetto a un normale blockbuster action hollywoodiano. Se l’universo in cui è calato questo nuovo “Mad Max” è fortemente caratterizzato da un’estetica cyber anni Ottanta, Miller sa infondere al tutto un’adrenalina e un’energia tali da far mangiare la polvere a tutti i campioni d’incasso recente.

Forse i critici internazionali che stanno acclamando la pellicola hanno un po’ sopravvalutato il suo spessore drammatico, ma a livello d’intrattenimento, tra inseguimenti rocamboleschi ed esplosioni pirotecniche, lo spettacolo offerto in questi 120 minuti di ritmo forsennato è davvero notevole.

Onore a Miller e ai suoi straordinari collaboratori, fra cui spiccano i montatori Jason Ballantine e Margaret Sixel, che offrono un vero e proprio tour de force virtuosistico, premi Oscar come la costumista Jenny Beavan o il glorioso direttore della fotografia John Seale, da un po’ di tempo defilatosi dai set; è lui a regalare al film un’eleganza formale che gli episodi precedenti in effetti non avevano. Il lavoro di questi tecnici è davvero fenomenale e dovrebbe essere preso in seria considerazione durante la prossima stagione dei premi, insieme a quello dei tecnici del suono, degli effetti speciali e dei trucchi. Come dovrebbe essere riconosciuto il lavoro degli stuntmen che si sono decisamente sudati il loro stipendio e hanno contribuito non poco a rendere questa opera qualcosa di diverso dai recenti action trionfatori al botteghino che sembrano, loro sì, sempre più videogiochi e sempre meno film.

Ce ne è abbastanza, quindi, per accogliere con piacere la notizia che un sequel, sempre con il duo Hardy-Theron, sia già in lavorazione.

16/05/2015

Cast e credits

Distribuzione
Warner Bros.
Durata
120'
Produzione
Kennedy Miller Mitchell
Sceneggiatura
George Miller, Brendan McCarthy, Nico Lathouris
Fotografia
John Seale
Scenografie
Colin Gibson
Montaggio
Jason Ballantine, Margaret Sixel
Musiche
Junkie XL
Costumi
Jenny Beavan

Trama

In un futuro post-apocalittico l'imperatrice Furiosa cerca di tornare nel suo luogo natio con l'aiuto dell'ex poliziotto Max
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