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recensione di Matteo Zucchi
6.5/10

I bambini che inseguono le stelle Viaggio verso Agartha

Nel 2011 Shinkai Makoto non è ancora l'affermato autore di una delle opere di maggior successo della storia dell'animazione giapponese e uno dei registi più noti e celebrati del settore, sebbene qualcuno abbia già cominciato a chiamarlo "il nuovo Miyazaki". Nel 2011 Shinkai ha finora diretto solo un lungometraggio in senso più compiuto, l'acerbo coming of age para-fantascientifico "Oltre le nuvole, il luogo promessoci", oltre a una serie di oggetti audiovisivi di vario formato e lunghezza, dall'OVA fantascientifico "Voices of a Distant Star" al mediometraggio (beh, in realtà supera di poco l'ora) "5 centimetri al secondo". "I bambini che inseguono le stelle" (arrivato da noi inizialmente come "Viaggio verso Agartha" con il leggendariamente pessimo adattamento della francese Kazé) è stato quindi un ulteriore punto di passaggio nella carriera del cineasta nipponico verso la definizione del proprio cinema. Rifacendosi in maniera mai così esplicita alla produzione di Miyazaki Hayao, il film del 2011 può essere difatti retrospettivamente definito come l'inizio del percorso di riflessione su, e tentato superamento di, i propri modelli conclusosi solo col recente "Suzume".

Per quanto il passaggio delle stagioni mentre scorrono i titoli di testa ponga fin da subito "I bambini che inseguono le stelle" nell'alveo del cinema di Shinkai, sempre teso alla cura maniacale dei dettagli visivi e dei giochi di luce, il character design dai tratti morbidi e la palette calda e priva di grandi contrasti cromatici avvicinano inequivocabilmente il film alla produzione del più celebre regista di anime. E questo solo nei primi minuti della pellicola, dal momento che i repentini colpi di scena che cambiano in maniera inequivocabile la vita della protagonista e il suo successivo viaggio in una terra fantastica che sostanzialmente è una dimensione altra instradano l'intero sviluppo narrativo nelle forme tipiche del cinema miyazakiano. In maniera simile il film procede alimentato anche dalla dialettica oppositiva fra due giovani co-protagonisti di genere, e origini e ideali, diversi e da quella fra il personaggio principale e un ambiguo personaggio adulto che dovrebbe avere un ruolo di guida e autorità, ricordando in primo luogo "Principessa Mononoke", ma in maniera più o meno esplicita la maggior parte delle pellicole di Miyazaki Hayao.

Si potrebbe essere a questo punto tentati di definire "Viaggio verso Agartha" come una sorta de "'Il castello nel cielo' del discount" (descrizione sentita per davvero) ed è indubbio che a livello di immaginario e topoi narrativi il film del 2011 sia più vicino alla produzione delle Studio Ghibli, in primis a un altro "Miyazaki for dummies" come "I racconti di Terramare" del poco ispirato Miyazaki Gorō, che alle successive opere di Shinkai. Bisogna d'altro canto riconoscere che "I bambini che inseguono le stelle" sia un curioso esperimento da parte del suo autore, fino a quel momento focalizzato su drammi sentimentali minimalisti e realistici, spesso dalla trama inconsistente ("5 centimetri al secondo") o pretestuosa ("Oltre le nuvole, il luogo promessoci") e con un cast e un numero di setting ridotti, laddove il rifarsi a Miyazaki l'ha spinto a imbastire un'avventura dalle molte tappe (che difatti è la sua pellicola dalla durata maggiore fino a "Suzume") e con vari personaggi secondari. Ça va san dire, sono proprio questi elementi a funzionare di meno nel secondo/terzo lungometraggio di Shinkai Makoto, che si distingue, come quasi sempre, nella riuscita di singoli momenti, mentre la narrazione procede per strappi e attimi di distensione dal ritmo non sempre così convincente. Un'imperizia che si riflette nella gestione dei personaggi secondari, spesso per nulla approfonditi e ridotti a mere funzioni narrative (Shun, Mana, etc.), oppure connotati in modi piuttosto contraddittori, come avviene col professore Morisaki, il cui change of heart finale è repentino a dir poco.

Tuttavia, considerando che dopo il fin troppo sfacciatamente shinkaiano "Il giardino delle parole" è arrivato il turno di "Your Name.", un'altra grande avventura fantastica con elementi sentimentali, più marcati perché è aumentata l'età dei due oppositivi protagonisti, va considerato quanto il citazionismo e lo scarso controllo narrativo de "I bambini che inseguono le stelle" siano stati un necessario punto di passaggio nella maturazione autoriale del regista della prefettura di Nagano. Anche quando erano complessivamente riusciti i precedenti lavori di Shinkai si muovevano difatti fra un'ispirazione letteraria che può essere fatta risalire a Murakami Haruki e al cosiddetto watakushi shishōsetsu e uno stile registico fatto di dettagli, immobili campi lunghi e ralenti ispirato a Wong Kar-wai, esibendo quindi un altro tipo di citazionismo ma di certo non un'originalità maggiore rispetto al film del 2011. Giocando con l'esplicitamente stabilito tema centrale della pellicola (Shinkai non è mai stato un autore sottile, d'altronde), "un viaggio per capire il significato di 'addio'", si potrebbe considerare "Viaggio verso Agartha" come l'inizio del viaggio di Shinkai per andare oltre i propri ingombranti modelli e per sviluppare una propria dimensione cinematografica. Da questo punto di vista molti dei limiti, stilistici e narrativi, della pellicola possono essere inquadrati come conseguenze del carattere transitorio del film, che difatti abbonda di spazi liminali (la ferrovia, il passaggio per Agartha, il limitare fra luce e ombra, il crinale dell'Abisso, etc.), ben esemplificando la produzione di un regista che ha fatto di soglie e spazi liminali il nucleo (non sempre sottolineato a sufficienza) della propria poetica.

Forse è poco onesto interpretare "Hoshi wo Ou Kodomo" alla luce degli sviluppi successivi del cinema di Shinkai, dando coerenza e senso a una pellicola che al tempo della sua uscita sembrò ad alcuni uno svarione nella produzione di un cineasta interessante ma fino ad allora troppo introflesso, un incidente di percorso determinato dalla troppa ambizione, invece che un brusco cambio di marcia che ha portato, dopo ulteriori esitazioni e trasformazioni, alla maturazione del cinema del regista nipponico culminata, per chi scrive, solo col recente "Suzume". Sempre per il sottoscritto "I bambini che inseguono le stelle" è rilevante proprio perché rifacendosi alle pellicole d'avventura miyazakiane dà una forma più complessa e versatile al coming of age che è sempre stato al cuore delle sue opere, trasformando le episodiche tappe del percorso di maturazione (evidenti nella narrazione tripartita di "5 centimetri al secondo") in un più coinvolgente flusso di eventi, incontri e sentimenti che rappresenta la crescita dei giovani, e meno giovani, protagonisti. Forse solo adesso si può mettere effettivamente "Viaggio verso Agartha" in prospettiva, dando alla storia dell'ignava Asuna, del reietto Shin e dell'ossessivo Morisaki un valore non indifferente nel coming of age dello stesso Shinkai Makoto. Avendogli ricordato, come dice (parafrasando) Asuna nell'ultima inquadratura della pellicola, durante i titoli di coda, che "è tempo di andare".


01/07/2023

Cast e credits

cast:
Hisako Kanemoto, Chiara Francese, Kazuhiko Inoue, Valerio Amoruso, Miyu Irino, Renato Novara, Fumiko Orikasa, Tamio Ōki, Sumi Shimamoto


regia:
Makoto Shinkai


titolo originale:
Hoshi wo Ou Kodomo


distribuzione:
Dynit


durata:
116'


produzione:
CoMix Wave Films


sceneggiatura:
Makoto Shinkai


fotografia:
Makoto Shinkai


scenografie:
Takumi Tanji


montaggio:
Aya Hida, Makoto Shinkai


costumi:
Character design: Takayo Nishimura


musiche:
Tenmon


Trama

La vita dell'undicenne Asuna viene sconvolta dalla comparsa di un giovane misterioso, che la salva dall'attaco di uno strano animale. Neanche il tempo di conoscersi (e innamorarsi) e lui sparisce nel nulla. Saranno allora l'arrivo in paese di un nuovo carismatico docente, che pare essere a conoscenza di un qualche sapere arcano, e la comparsa di un altro ragazzo così simile a quello scomparso a instradare definitivamente Asuna in un viaggio che la cambierà profondamente.

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