Ondacinema

recensione di Matteo Zucchi
7.0/10

Zack Snyder's Justice League

"If thine is the glory
Then mine must be the shame
You want it darker
We kill the flame"

Leonard Cohen, "You Want It Darker"

Può il medesimo film essere sia il meno riuscito che uno dei migliori dello stesso regista, e soprattutto, può essere sia il suo progetto più impersonale che uno dei più sentiti e caratteristici? L’analisi di questa versione rinnovata della controversa pietra tombale sul progetto del DC Extended Universe potrebbe facilmente, se non necessariamente, partire dalla risposta a queste domande, cercando di far quadrare il cerchio di "Justice League" e di quello che ha significato per DC/Warner Bros e per Zack Snyder, passato da regista putativo del cut cinematografico del film ad autore totale il cui nome anticipa addirittura quello dell’opera in sé. Curioso come l’accettazione dell’autorialità di un cineasta che ha stentato a lungo a vedersela riconosciuta sia passato attraverso quella sorta di tabula rasa della personalità che fu la prima versione di "Justice League". Allo stesso modo è interessante notare la centralità del tema della rinascita, già presente all’epoca ma che riceve un significato molto più pieno in seguito al ritorno alla regia di Snyder dopo gli anni bui del ridimensionamento dei suoi progetti sul DCEU, del suicidio della figlia Autumn e del lavoro di macelleria compiuto da Joss Whedon sul film del 2017.

Non a caso questa è un'opera, perlomeno nella nuova edizione, di ritorni e ripetizioni, sviluppata attorno al ripresentarsi più o meno manifesto di vari elementi e topoi, sia interni che esterni al mondo narrativo, facendo di "Zack Snyder's Justice League" non solo il gargantuesco e, a modo suo, epico canto del cigno di un'idea di cinema supereroistico uscita sconfitta dalla Storia (e forse destinata a esserlo), ma anche una sorta di monumento del regista del Wisconsin a sé stesso e all'immaginario che ha costruito in quasi vent'anni di cinema. Forzando il ragionamento si può quasi affermare che l’unica cosa snyderiana a non ritornare in questi densissimi 242 minuti di ipercinetico cinema sia proprio la versione cinematografica del film, in primis perché pare che la grossa parte della pellicola sia stata rigirata e rieditata per apparire coerente con la presente edizione e in secondo luogo perché ciò che si ripresenta assume spesso significati e funzioni differenti nel racconto (fig. 1). Questo director's cut può essere considerato difatti quasi come un unicum nella storia del cinema, andando ad esempio ben oltre l’arricchimento della pellicola e del suo mondo narrativo con decine di minuti inediti visto con la trilogia de "Il signore degli anelli" o la ridefinizione estetica e narrativa portata avanti dall’edizione riveduta e corretta di "Blade Runner" di Ridley Scott.


Fig. 1


Fin dai primi fotogrammi la pellicola fa di tutto per smarcarsi dalla versione curata da Whedon (la quale ora pare davvero un’instabile e velleitaria bozza, e non solo per la qualità altalenante della computer grafica), contrapponendo alla sua introduzione dai toni camp una rivisitazione della morte di Superman antecedente il finale di "Dawn of Justice", in una sequenza che col suo altissimo grado di stilizzazione e saturazione visiva fra ralenti, CGI onnipresente e musiche enfatiche (del redivivo, anche lui, Junkie XL) finisce per rappresentare ottimamente l’intera opera. Un esercizio divertente guardando il film, e in cui infatti molti si sono applicati, è la ricerca di tutti i molteplici dettagli che rendono diverse le due edizioni, che non si limitano certo all'utilizzo di una palette di colori più cupa e satura e all’aggiunta di alcune scene di raccordo. La differenza più preminente è forse il riuscito tentativo di dare effettiva consistenza al mondo narrativo del DCEU e alla vicenda raccontata in "Zack Snyder's Justice League", rendendo finalmente sensate le motivazioni dei vari personaggi e dotandoli di una qualche forma di tridimensionalità. Di conseguenza, siano essi i nuovi membri della Justice League o gli antagonisti, in primis Steppenwolf (fig. 2), sono ora dotati di retroterra credibili (certo, per gli standard di un cinecomic e di un film di Snyder), a cui viene spesso dedicato ampio spazio nella prima metà della pellicola.


Fig. 2


Conviene a questo punto ricordare il letterale raddoppio della durata del film rispetto a quanto visto al cinema, tanto da aver fatto inizialmente pensare a una riproposizione in forma di miniserie (di cui rimane solo la divisione in sei capitoli con l'aggiunta di un epilogo), considerando anche la sua collocazione in una piattaforma streaming, in cui il rapporto di ripresa 4:3 (o meglio 1.33:1 e IMAX 1.43:1) col quale è stato girato colpisce (e forse un po' anche stranisce) per la sua particolarità. Il tentativo, abbastanza scoperto, di Snyder è quello di recuperare l'epicità dei kolossal d’altri tempi fin dal formato di ripresa, passando poi per la durata monstre e per le forti polarizzazioni che animano i personaggi principali della pellicola, ognuno incarnante una qualche componente sociale e un qualche valore o disvalore della cultura statunitense, seppellendo fin da subito ogni tentativo di problematizzazione delle azioni di buoni e cattivi. Il fatto che questo passi attraverso uno smisurato e a tratti grottesco film di supereroi, in cui quasi ogni singolo fotogramma è talmente carico di dettagli e modificato digitalmente da ridurre pressocché a zero ogni presunzione di verosimiglianza, produce una solo apparente contraddizione, in realtà molto fruttuosa, permettendo così di riflettere su quanto il cinecomic abbia ripreso e aggiornato vari stilemi, così come l'importanza industriale e commerciale, del kolossal in costume e quanto si possa porre come custode e rielaboratore di decenni di cinema hollywoodiano.


Fig. 3


Se ai rivali, vincenti, del Marvel Cinematic Universe va dato atto di essere riusciti a reinterpretare in chiave più contemporanea i mitologemi del cinema (e della cultura pop) statunitense all’interno delle innumerevoli pellicole del loro universo narrativo, la direzione acefala, soprattutto a partire dal fallimento di "Justice League", del DCEU ha favorito il ripresentarsi di questi topoi al di fuori di un preciso progetto di riconfigurazione, facendo di questi film un efficace tramite per individuarli e poterli contemplare in una versione meno mediata. La spesso criticata astrazione della contemporaneità delle avventure cinematografiche degli eroi DC deriva da questo focus sul mito, evidenziato anche dalla rappresentazione netta della loro sovra-umanità, anche qualora dovrebbero essere comuni mortali (Bruce Wayne) o personalità fortemente umane (Victor Stone). L'attualità può entrare nelle opere del DCEU solo in forma di allusione, dai toni quasi parodici, come i terroristi nero-vestiti del precedente film del franchise o il gruppo eversivo di estrema destra di questa pellicola (il quale pare semmai un giocoso tentativo di Snyder di smarcarsi dalle frequenti accuse di essere un reazionario celebratore della violenza), oppure nella forma di episodiche battute fatte dai protagonisti. D’altronde, se non si fosse ancora capito, a Zack Snyder della realtà, e ancor più del realismo, non frega molto, interessandogli semmai le infinite possibilità di modifica e sovraccarico dell'immagine, incarnate probabilmente al meglio dai letterali quadri in movimento (al ralenti, ovviamente) digitali (qualcuno chiami Peter Greenaway, per favore) che alcune sequenze di "Zack Snyder's Justice League" riescono finalmente ad essere.


Fig. 4


Basta pensare ai momenti in cui Barry Allen usa il suo potere (fig. 3), e soprattutto alla sequenza pre-finale in cui letteralmente riavvolge il tempo e ricrea il mondo circostante, per comprendere il perché del forte interesse di Snyder nel cinema, supereroistico in particolar modo: raccontare e rendere visive storie inverosimili dai protagonisti dotati di poteri pressocché sconfinati per poter spingere ai limiti le capacità di messa in immagine dell'audiovisivo. Tutto il resto è strumentale, sebbene la riedizione di "Justice League" possa vantare di aver migliorato letteralmente ogni aspetto del film del 2017, a partire dalla migliore caratterizzazione di tutti i personaggi (che giova anche alle interpretazioni degli attori, seppur non tutti in parte) e del mondo in cui si muovono e la resa finalmente comprensibile della trama, dovendo pur pagare dazio a una durata sfidante per chiunque, per quanto la pellicola non divenga mai noiosa nella sua continua tensione all’accumulo. Si era inizialmente parlato di "Zack Snyder's Justice League" come di un film di continui ritorni: in effetti a tratti tutto il cinema del regista statunitense pare tornare, dal discutibile umorismo badass de "L'alba dei morti viventi" all'art e character design ibrido che può ricordare "Suckerpunch", passando per la stilizzazione dei corpi e la loro esaltazione ginnica degne di "300". Torna anche, pur nel rovesciamento discorsivo del tema dell’inutilità del supereroismo nel mondo contemporaneo (la sintesi hegeliana della riflessione di Snyder a riguardo, come si era già scritto nel 2017), "Watchmen" (fig. 4) nella scura e contrastata palette e pure in "Hallelujah" che accompagna i titoli di coda (addirittura nella versione di Allison Crowe, come inizialmente pensato per il film del 2009), in omaggio alla figlia perduta e alla saga ormai deceduta.

Farewell, Justice League. Welcome back, Zack.


12/05/2021

Cast e credits

cast:
Ben Affleck, Peter Guinness, Ray Porter, J K Simmons, Connie Nielsen, Willem Dafoe, Amber Heard, Diane Lane, Jesse Eisenberg, Jeremy Irons, Ciarán Hinds, Amy Adams, Jason Momoa, Ray Fisher, Ezra Miller, Henry Cavill, Gal Gadot, Jared Leto


regia:
Zack Snyder


distribuzione:
Warner Bros.


durata:
242'


produzione:
Atlas Entertainment, The Stone Quarry


sceneggiatura:
Chris Terrio


fotografia:
Fabian Wagner


scenografie:
Patrick Tatopoulos


montaggio:
David Brenner, Carlos M. Castillón, Dody Dorn


costumi:
Michael Wilkinson


musiche:
Junkie XL


Trama

Dopo la morte di Superman il mondo pare essere sempre più tormentato da violenza e paura, le quali attirano le legioni del conquistatore alieno Steppenwolf, alla ricerca delle tre scatole madri disperse sulla Terra, necessarie per assimilare i pianeti. Bruce Wayne, conscio della minaccia, tenta di radunare Diana Prince e gli altri metaumani in una disperata resistenza.
Solo che stavolta è fatto meglio.