30 giorni di buio

30 giorni di buio


David Slade

Horror | Usa
(2007)

I trenta giorni di buio del titolo, che lasciano pensare a un terrificante e angosciante assedio vampiresco, sono solo un grigio e frammentato (quanto confuso) susseguirsi d’azioni scontate e prive di tensione. Il film basa le proprie fondamenta sull’ormai sempre più solido connubio horror/videoclip e sull’intensificarsi di un altro fenomeno recente, ossia quello della trasposizione cinematografica dei cosiddetti graphic novel (romanzi a fumetti – volendo tradurre in modo “letterale”); e lo fa affidandosi alla regia di David Slade e alla storia ideata da Ben Templesmith.

La squadra tecnica è supportata dalla Ghost House di Sam Raimi (che finora non appare come sinonimo di garanzia; vedi “Boogeyman” e “The Grudge”) e dalla distribuzione della Columbia. E proprio quest’ultima (probabilmente) pone i paletti per il principale limite della pellicola: la pasticciata sceneggiatura a sei mani (Nelson-Beattie-Niles). Il problema, tuttavia, è che neanche Slade riesce a imprimere un tocco incisivo sul materiale a disposizione.

L’incipit scorre via in maniera efficace (nonostante utilizzi i più classici cliché del genere) grazie all’algida scenografia di Paul D. Austerberry (“Assault On Precint 13” e “Resident Evil”), che si fa tetra al calar del sole (preludio al prolungato e claustrofobico – almeno nelle intenzioni – periodo di buio), presentandoci il desolato e selvaggio paesaggio che circonda la cittadina di Barrow. Ma (paradossalmente) è con l’arrivo dei vampiri che la linea narrativa si fa “spezzettata”, vivendo di singoli episodi monotoni e poco convincenti (escludendo la buona sequenza che vede protagonista la bimba-vampiro).

Lo scattare del meccanismo “predatori vs. prede” è sfruttato in modo scialbo (nessun sussulto nemmeno quando uno dei vampiri penetra nella casa dove i protagonisti sono rifugiati in soffitta), così come viene affrontata in modo prevedibile la contrapposizione “specie contro specie” (la famiglia Eben-Stella contro la coppia di vampiri che guida il proprio gruppo), fino a un epilogo che vuole apparire simbolico/melodrammatico (il dissolversi in cenere di un corpo).

Ciononostante il film si lascia guardare, soprattutto per via dell’intenso contrasto cromatico neve/sangue (Barrow quale ultima frontiera di libertà che viene “imbrattata” e rasa al suolo – l’ottima carrellata aerea che inquadra dall’alto ampi piani della cittadina, mentre avviene la devastazione) e alla fotografia livida e funebre di Joe Willems (già fido collaboratore del regista).

È interessante, infine, notare come David Slade si soffermi spesso su particolari dei volti dei personaggi: occhi e bocche (nere e fisse le non-pupille dei vampiri e voraci le loro “zanne”; corrucciati, tesi e rassegnati gli umani). Peccato che tale lavoro non sia sostenuto da un adeguato stato ansiogeno di fondo. Consigliato solo agli amanti del genere (sottolineando, però, che anche l’aspetto gore è medio-basso).

28/04/2008

Cast e credits

Titolo Originale
30 Days of Night
Distribuzione
Medusa
Durata
103'
Produzione
Joseph Drake, Ted Adams
Sceneggiatura
Steve Niles, Stuart Beattie, Brian Nelson
Fotografia
Jo Willems

Trama

Dal fumetto di Steve Niles e Ben Templesmith "30 giorni di notte": a Barrow, in Alaska, i cittadini si preparano per la consueta notte di 720 ore, ignari che un'orda di vampiri farà loro visita...
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