Io sono leggenda

Io sono leggenda


Francis Lawrence

Fantascienza | Usa
(2007)

Il terzo adattamento cinematografico, dopo “L’Ultimo Uomo della Terra” (1964) e “1975: Occhi Bianchi sul Pianeta Terra” (1971), del capolavoro di Richard Matheson, è una delusione.

Minestrone svogliato dei soliti cliché del cinema sci-fi, il film di Francis Lawrence (che già aveva fatto un pessimo lavoro nel portare al cinema il fumetto “Hellblazer” con “Constantine”), è un innocuo blockbuster indirizzato a un pubblico di bocca buona.

Ben poco è rimasto del pessimismo di Matheson nelle immagini che vediamo scorrere sullo schermo: la tecnologia digitale permette di far scorazzare Will Smith a bordo di una Mustang per le strade deserte di New York, ma non riesce mai a restituire quel senso di desolazione, di struggente solitudine, che trasmettevano le pagine dello scrittore americano (o per restare in ambito filmico, certe sequenze del film di Ragona, o di altre pellicole ispirate all’opera di Matheson, come il notevole “28 Giorni Dopo”). Il carrozzone spettacolare, nonostante i brutti effetti digitali (raramente ricordiamo creature in CGI così fasulle e “plastificate”) e certi passaggi di sceneggiatura poco chiari (dietro ci sono pur sempre le menti che ci hanno regalato capolavori trash come “Batman & Robin” o il recente remake de “L’Avventura del Poseidon”), regge fino a metà, e il regista dispensa qualche spavento e almeno una sequenza ad effetto (Smith che si immerge nell’oscurità alla ricerca del cane disperso), ma poi tutto scade nel ridicolo.

Gli interrogativi esistenziali dell’opera di Matheson sono qua affrontati con somma superficialità e tagliati con le cesoie: Will Smith si impegna, ma non basta la sua bravura a rendere credibili o profondi i terribili dialoghi che citano Bob Marley (sic!) per parlare dell’esistenza Dio o della pace nel mondo. Così come non basta la sequenza del protagonista che, in un misto di follia e disperazione, dialoga con un immobile e muto manichino, per comunicarci l’immensa tristezza di un uomo che si ritrova unico superstite sulla faccia della terra di una terribile epidemia.

Ciliegina sulla torta, il folle e affrettato finale, che scade nel solito, fastidioso, misticismo teocon tanto di moda a Hollywood (presente come andava a finire “Signs” di Shyamalan?). Non manca nemmeno una conclusiva apertura alla speranza, che dà al titolo del film (caso mai vi foste chiesti perché Will Smith si auto-proclami “leggendario”) un significato involontariamente comico, assolutamente non in linea con l’opera originaria di Matheson.

Ovviamente un successo planetario, con 250 milioni di dollari incassati solamente in patria (e già si parla di sequel).

28/04/2008

Cast e credits

Titolo Originale
I am legend
Distribuzione
Warner Bros
Durata
101'
Produzione
Bruce Berman, Dana Goldberg
Sceneggiatura
Akiva Goldsman, Mark Protosevich
Fotografia
Andrew Lesnie

Trama

Nell’imminente futuro, Robert Neville è l’unico superstite di una terribile epidemia che ha decimato la razza umana. Il virus ha trasformato i pochi sopravvissuti in mostruosi mutanti-vampiri che attaccano quando cala il sole. Neville, accompagnato solamente dal fido cane, si troverà da solo a fronteggiarli.
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