Coraline e la porta magica

Coraline e la porta magica


Henry Selick

Animazione, Avventura | Usa
(2009)
Dopo otto lunghi anni dal flop di “Monkeybone”, il regista Henry Selick torna al cinema con i suoi amati pupazzi di plastilina, e adatta un libro per bambini del talentuoso Neil Gaiman. Ma com’era già intuibile da altre opere di questi due autori (il cupo e adulto “Nightmare Before Christmas”, prodotto da Burton ma diretto da Selick, e l’incompreso “La leggenda di Beowulf” di Zemeckis, firmato da Gaiman in sceneggiatura), il target di riferimento non è da rintracciare in quello d’età prescolare. Sì, perché “Coraline e la porta magica” è una fiaba horror incredibilmente stratificata e complessa, che più che all’universo confortante di Walt Disney, si accosta a quello immaginifico di Miyazaki, in cui causa ed effetto sono slegati.

 

Nel racconto dell’undicenne Coraline, trascurata dai noiosi genitori, che attraversando una porticina nascosta nel soggiorno, si trova catapultata in un mondo folle, colorato e magico, è ovvio il riferimento ad “Alice nel paese delle meraviglie”, un po’ meno quello a “Nightmare: Dal profondo della notte” di Craven (i vertiginosi salti tra il mondo reale e quello “altro”, la trasformazione finale della “madre”, che ha escrescenze scheletriche simili agli artigli di Freddy Krueger), quindi i genitori sono avvisati. Ma si avvertono pure echi del collega Tim Burton e del suo “La sposa cadavere”, solo che qui la morale è rovesciata: ancora una volta ad un mondo “concreto” grigio e opprimente fa da contraltare una realtà sognante e metafisica, in cui i desideri diventano realtà, dove ci si sente appagati e contenti. Ma è una realtà fittizia che cela un mondo asettico ed esile simile ai cibernetici mainframe della trilogia di “Matrix”, pronto a crollare ad ogni istante. Un non luogo in cui vige la legge dell’apparire sopra a quella dell’essere (sorridere sempre, mai dire no), e dove alla piccola Coraline viene chiesto di chiudere gli occhi per sempre, facendosi cucire sul volto due enormi bottoni.

 

“Coraline” è perciò molto più di un semplice “cartoon“, è soprattutto un percorso di iniziazione morale (dove la protagonista viene posta dinnanzi alle insidie di un’imminente adolescenza) che affronta di petto molti temi della nostra cultura, senza rischiare di scadere nello schematismo. Pazienza quindi se alcuni dei personaggi di contorno non sono particolarmente riusciti e simpatici (il vecchio atleta Mr. Bobinsky, le grasse attrici Forcible e Spink), l’animazione in stop motion (oltre diciotto mesi di riprese) in compenso è una vera gioia per lo sguardo, e lo straniante effetto 3D in sala, per una volta, è assolutamente funzionale alla narrazione, e non semplice artificio (per questo converrebbe non perdersi il film al cinema). La tridimensionalità rafforza il distacco tra il mondo reale e quello “altro” (a costo di sembrare noiosi, un precedente simile già c’è stato, guarda un po’, con “Nightmare 6 – La Fine”, sebbene con esiti infinitamente meno alti), moltiplicando l’effetto disturbante di una realtà che cela più di una trappola, giocando con estrema libertà con la stessa macchina cinema (la profondità di campo nello scontro finale con la “madre”), tentando coraggiosamente di traghettare il rinnovato effetto stroboscopico verso lidi più ambiziosi (in attesa di “Avatar” di Cameron).

 

Insomma, “Coraline e la porta magica” è una piccola, splendida, sorpresa.

18/06/2009

Cast e credits

Titolo Originale
Coraline
Distribuzione
Universal Pictures
Durata
100'
Sceneggiatura
Henry Selick
Fotografia
Pete Kozachik
Scenografie
Henry Selick
Montaggio
Ronald Sanders, Christopher Murrie
Musiche
Bruno Coulais, They Might Be Giants

Trama

Appena trasferitasi in una noiosa casa di campagna con i genitori, la piccola Coraline scopre una porticina segreta nel soggiorno. È il passaggio per una realtà alternativa, dove tutto all'apparenza pare più allegro, accomodante e colorato
Nessun Dolore
Nessun Dolore

In "Nessun Dolore" Gianni Amelio torna a raccontare il presente con un film testamentario e poetico che parte da uno dei temi più cari al suo cinema, quello del mancato incontro tra un padre e un (possibile) figlio, per mettere in scena la palingenesi di un personaggio "eretico", un Alessandro Borghi in stato di grazia, disposto all’esilio sociale pur di non rinunciare all’empatia verso i più deboli

Serpenti
Serpenti

Con "Serpenti", presentato alla Mostra del cinema di Venezia, Roberto De Paolis Maino si confronta con il grottesco e la commedia nera per raccontare una storia che affonda nelle contraddizioni della società italiana. Al centro, un uomo e un commissariato romano diventano gli elementi di un paradosso kafkiano, tra burocrazia, assurdità e violenza di genere

The Invite – Il piacere è tutto nostro
The Invite – Il piacere è tutto nostro

Olivia Wilde costruisce un divertente dramma da camera sulle contraddizioni della coppia contemporanea, affidandosi a un cast perfettamente assortito. The Invite intrattiene e incuriosisce, ma rinuncia alle implicazioni più radicali delle proprie premesse

Silent Friend
Silent Friend

Un albero osserva le tre storie parallele che si svolgono in epoche diverse nella stessa università in Germania: un professore bloccato dal lockdown, la prima studentessa donna a biologia, un progetto per parlare con le piante negli anni '70

Let Us Through, Dear Ancestors
Let Us Through, Dear Ancestors

VENEZIA 83 - Lav Diaz ritorna alla Mostra del cinema, pur fuori concorso, con "Makikiraan Po", pellicola che espande la riflessione del regista sul passato delle Filippine, andando fino alle origini coloniali, così come quella sulla forma stessa del suo cinema in evoluzione

Un détour par Diane
Un détour par Diane

VENEZIA 83 - Premiato meritatamente come miglior film di Orizzonti, il film di Anne Sirot e Raphaël Balboni esplora con grande senso dell'umorismo il trauma della violenza di genere attraverso le generazioni, grazie a una protagonista senza freni e uno spirito libero

NAZA
NAZA

VENEZIA 83 - Premio speciale della Giuria alla kermesse veneziana, "NAZA" di Yuval Abraham e Rachel Szor è la dissezione minuziosa del funzionamento della macchina di controllo e sterminio israeliana, un documentario tanto rigoroso nella forma quanto travolgente nel contenuto

DAU
DAU

VENEZIA 83 - Uno dei film più ambiziosi del secolo, kolossal sulla dittatura divagante e sconclusionato ma anche esperienza unica che rapisce per più di tre ore. Vincitore del Leone d'argento per la miglior regia