A Simple Life

A Simple Life


Ann Hui

Drammatico | Hong Kong
(2011)

Non è così frequente trovare film che siano fortemente radicati nel luogo di ambientazione e al contempo sappiano parlare di tematiche universali. L’opera di Ann Hui, veterana della Nuovelle vague di Hong Kong, formatasi in Inghilterra e come assistente di King Hu, giunta ora all’opera numero ventisette, è profondamente asiatica per alcuni aspetti: ad esempio ha per protagonista una amah, sorta di badante per famiglie che si inserisce nel contesto famigliare appena adolescente e accudisce genitori, figli e nipoti per decenni, diventando una quasi-parente dei padroni di casa. Un ruolo svolto in maniera così totalizzante solo a quelle latitudini. Difficile, dunque, per molti spettatori occidentali cogliere la profondità del sentimento, accostabile a quello di una madre e un figlio, che lega i due protagonisti, interpretati da due attori che si sono trovati spesso insieme, in ruoli analoghi: la star internazionale Andy Lau, già visto più volte anche sui nostri schermi, e la meno nota Deannie Yip, meritatamente premiata con la Coppa Volpi per la sua intensa performance.

Sarà forse per questo che il circuito distributivo italiano, già particolarmente avaro nel presentare il film in pochissime copie, gli ha appioppato pure una locandina agghiacciante in cui lo investe dell’eredità di “Departures” e “Poetry”, un film giapponese e uno coreano. Della serie: basta che abbiano gli occhi a mandorla e sono connazionali, voi poi non potete certo capirli, godetene soltanto il fascino esotico.

Ed è un peccato, non solo perché “A Simple Life” sa parlare di sentimenti riscontrabili in ogni luogo, ma anche perché immortala trasformazioni sociali che investono qualsiasi società economicamente avanzata. Spazio all’immigrazione a basso costo, arrivano filippini e tailandesi che fanno i domestici in modo più “classico”, come lo conosciamo noi. Il mestiere di amah va scomparendo. E Tao, la nostra protagonista, personifica un mondo in via d’estinzione, invecchia come aumenta l’età media della popolazione del suo paese, si ammala come la gente di Hong Kong è ammalata di solitudine e vede disgregarsi un’istituzione-chiave come la famiglia, atomizzata per effetto di un lavoro che lascia pochissimo tempo alle relazioni affettive e sparpagliata dalle emigrazioni in giro per il mondo.

Quando, in seguito a un infarto, Tao decide di andare in pensione e ritirarsi in uno degli istituti di ricovero per anziani che proliferano con il suddetto invecchiamento demografico, l’unico che le sta a fianco è il padroncino/figlioccio Roger, produttore cinematografico realmente esistente, alla cui storia il film si ispira. La regia sporca, macchina a mano dell’autrice cattura splendidamente l’impatto di Tao con la casa di riposo. L’anziana donna è completamente spaesata, gli altri degenti sembrano i matti incontrati da Johnny Barrett ne “Il corridoio della paura”. Se col tempo la nostra eroina si accorge di aver trovato una nuova famiglia, Ann Hui è tuttavia attenta a isolare soprattutto i momenti di incontro tra Tao e Roger, lasciando volutamente poco spazio ai personaggi di contorno, con la parziale eccezione di Zio Kin, uomo contraddittorio che scialacqua con le donne il denaro preso a prestito. L’autrice però non lo giudica mai, al contrario ne sottolinea il carattere solare e i piccoli grandi gesti di umanità di cui è capace.

La descrizione della vita nella clinica, tra visite, ricorrenze e quotidianità, coincide con un cedimento nella tenuta drammatica del film, anche se i volti sofferenti degli anziani che contrappuntano i festeggiamenti del capodanno restituiscono attimi di rara autenticità. Ma la regista ha in serbo il colpo di coda di un commovente finale ammirevole per asciuttezza antiretorica, malgrado la conclusione del film sia quella più scontata, visto il constante peggioramento delle condizioni della protagonista (non si compiono invece, fortunatamente, le sottotrame più facili e prevedibili). E’ proprio questa sobria linearità che non cede mai alla spettacolarizzazione del dolore, alla nostalgia e al sentimentalismo il vero, prezioso punto di forza della pellicola.

08/03/2012

Cast e credits

Regia
Ann Hui
Titolo Originale
Tao jie
Distribuzione
Tucker Film
Durata
118'
Produzione
Bona International Film Group, Focus Films, Sil-Metropole Organisation
Sceneggiatura
Susan Chan, Yam-lam Lee
Fotografia
Nelson Yu Lik-Wai
Montaggio
Chi-Leung Kwong, Manda Wai
Musiche
Wing-fai Law

Trama

Tao ha lavorato per sessant'anni per la famiglia Lee e ora si prende la cura di Roger, produttore cinematografico e unico membro della famiglia che vive ancora a Hong Kong. Quando viene colpita da un infarto, Tao decide di trasferirsi in una casa di cura, dove fa conoscenza degli altri pazienti, finché le sue condizioni non si aggravano.

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