C’è sempre qualcosa da amare o da ammirare nel cinema di Ang Lee. Quando ci racconta la sua personale visione del cinema western (“Cavalcando col diavolo”, “Brokeback Mountain“) o delle storie di cavalieri erranti (“La tigre e il dragone”), quando celebra le nuove famiglie (“Il banchetto di nozze”) o critica quelle tradizionali (“Tempesta di ghiaccio”), quando descrive dinamiche inattese fra partigiani e collaborazionisti in tempo di guerra (“Lussuria“) o quando cerca di tradurre in immagini la struttura delle tavole Marvel (“Hulk”), il regista taiwanese negli anni ci ha abituato a un cinema che ha fatto dell’eleganza e della finezza le sue bandiere. Molti lo considerano un autore “ponte” fra Oriente e Occidente, ma nella sua sensibilità e nella sua poetica sono evidenti elementi riconducibili alla cultura asiatica, in particolare a quella del “Far East”.
Se avete letto il romanzo, sapete che racconta la vicenda di Piscine Patel, un ragazzo indiano che dopo l’affondamento del cargo mercantile sul quale stava viaggiando alla volta del Canada coi familiari (la mamma è la giustamente celebrata attrice indiana Tabu che gli spettatori occidentali probabilmente ricordano grazie a “The Namesake” di Mira Nair) e gli animali del loro zoo, si ritrova naufrago su una scialuppa in mezzo all’oceano in compagnia di una zebra ferita, un orangotango addolorato, una iena famelica e, soprattutto, un meraviglioso esemplare di tigre del Bengala che risponde al nome di Richard Parker. A poco a poco la compagnia si assottiglia e Pi si trova costretto ad affrontare sia le insidie del mare, sia quelle legate a un felino costretto a una dieta forzata.
Grazie alla sceneggiatura di David Magee, Ang Lee traduce con successo in immagini la storia di Martel, ricavandone un film che se in alcuni passaggi resta misterioso (vedasi l’episodio dell’isola) non lascia certo indifferenti. Merito anche di sequenze spettacolari (l’inabissamento della nave, giusto per citarne una) e di contributi notevolissimi come quelli dati dal direttore della fotografia, il cileno Claudio Miranda, o dal team degli effetti speciali che meriterebbero l’Oscar almeno quanto quelli che ci hanno riportato nella Terra di Mezzo (basti pensare che la tigre Richard Parker è il risultato del sapiente mixage di quattro felini presenti sul set).
Infine, è impossibile non spendere qualche parola su Suraj Sharma, il giovane attore di New Dehli che Lee ha scelto per impersonare Piscine. Al suo primo ruolo cinematografico e solo in scena per buona parte del film (per tacere del tigrone!), Sharma sostiene con bravura e credibilità una prova molto impegnativa che probabilmente scoraggerebbe interpreti di maggiore esperienza. E se nel corso della storia appaiono altri attori a incarnare il personaggio nelle varie fasi della vita (Pi maturo è l’ottimo Irrfan Khan), è indubbio che il compito più arduo sia quello assegnato a Suraj che merita di diritto un posto fra le rivelazioni dell’anno.
22/12/2012