Interstellar

Interstellar


Christopher Nolan

Fantascienza | Regno Unito, Usa
(2014)

Non andartene docile in quella buona notte,

I vecchi dovrebbero bruciare e delirare al serrarsi del giorno;

Infuria, infuria, contro il morire della luce.

Benché i saggi conoscano alla fine che la tenebra è giusta

Perché dalle loro parole non diramarono fulmini

Non se ne vanno docili in quella buona notte,

I probi, con l’ultima onda, gridando quanto splendide

Le loro deboli gesta danzerebbero in una verde baia,

S’infuriano, s’infuriano contro il morire della luce.

 

I versi della poesia di Dylan Thomas “Do not go gentle into that good night” (1951) sono recitati dal professor Brand (Michael Caine) in più di un’occasione nella prima parte di “Interstellar” fin dalla sua entrata in scena quando Cooper, insieme alla figlia Murph, trovano la base sotterranea di quello che è rimasto della NASA, nella vecchia base del Norad, il comando della difesa aerospaziale del Nord America ormai dimenticata.

Siamo nel XXI secolo, in un futuro non troppo lontano, in cui la Terra è allo stremo, afflitta da una piaga che ha distrutto la maggior parte delle risorse naturali e lentamente sta uccidendo il pianeta. La società è collassata, le industrie sono ridotte al minimo e la tecnologia ormai è allo stato di sopravvivenza. La popolazione mondiale si è ridotta drasticamente a causa di guerre passate, carestie, eventi naturali disastrosi. Tutta la prima parte del film, che dura quasi 45′, mette in scena la deriva dell’Umanità seguendo la vita di Cooper (Matthew McConaughey, in un’interpretazione sentita e a tratti commovente) e della sua famiglia – composta dalla figlia Murph, dal figlio adolescente Tom e dal suocero Donald. Cooper è un astronauta ridottosi agricoltore che coltiva mais (perché gli ingegneri non servono più, in un mondo ridotto alla sopravvivenza). La pianta è l’unica resistente al morbo che ha colpito la Terra e la società è divisa tra agricoltori e “controllori” che cercano di tenere in piedi una parvenza di società. E, in gran segreto, si sta preparando una missione estrema per trovare un altro pianeta nello Spazio dove ricominciare a vivere, perché la Terra è destinata a essere abbandonata, ormai insalvabile.

I versi del poeta sono la chiave metaforica più profonda di “Interstellar”. In un’opera grandiosa, dalla messa in scena di vasto respiro, quello che conta è l’anelito alla fuga dalla morte, alla ricerca di un nuovo luogo per la vita, e il nocciolo profondo di “Interstellar” si può sintetizzare in una ballata per fuggire dal buio della morte e trovare una nuova luce. Del resto, anche la forma del componimento poetico – la villanelle, in origine forma poetica di soggetto pastorale – ha come caratteristica distintiva temi che cantano le ossessioni. E Cooper è un uomo con l’ossessione delle stelle “prestato” all’agricoltura e, come cerca di coltivare il mais per far sopravvivere la propria famiglia, parte per un viaggio per trovare un nuovo terreno fertile dove coltivare la speranza di un nuovo futuro.

Su questo tessuto connettivo sottotraccia Nolan compie la scelta forse più autoriale e distintiva di un’opera che rientra completamente nel genere fantascientifico riprendendo topoi e temi tipici: la catastrofe globale, l’eroe che determina il cambiamento, il viaggio spaziale verso l’esterno alla ricerca di una nuova dimensione ontologica, le prove da affrontare lungo il viaggio, il sacrificio estremo per la salvezza della propria realtà.

L’estensione tecnologica attuata da Nolan è determinata dalla messa in scena delle teorie sul viaggio attraverso un whormhole, un tunnel spazio-temporale, che permette di viaggiare tra una galassia e un’altra, appoggiandosi alle teorie del fisico Kip Thorne (tra i produttori esecutivi e consulente scientifico di “Interstellar”), la teoria della relatività, la singolarità dei Buchi Neri, l’ingegneria spaziale e robotica, la criogenia.

Tutti i restanti due terzi del film hanno uno sviluppo diegetico che si spezza su due piani, in una messa in serie parallela: quello dell’odissea nello spazio di Cooper e del suo equipaggio e la vita sulla Terra, seguendo la sopravvivenza dei suoi figli che crescono e invecchiano nella speranza del ritorno della missione del padre e nella ricerca di una teoria scientifica che permetta l’esodo dell’Umanità.

Le citazioni alle opere precedenti si sprecano: da “2001 Odissea nello spazio” di Stanley Kubrick (la danza nello spazio delle astronavi, la caduta nel Buco Nero in un passaggio in un’altra dimensione dove spazio e tempo collassano), “Solaris” di Andrej Tarkovskij (il “fantasma” che aiuta la piccola Murph a trovare il Norad e poi la sua versione adulta a trovare la soluzione dell’equazione per salvare il mondo); “Alien” di Ridley Scott (la navicella “ranger” è un clone di quella di salvataggio di Ripley); “Uomini Veri” di Philip Kaufman (il lancio del missile a inizio missione e lo stesso Cooper che omaggia l’astronauta Gordon Cooper, pioniere delle missioni spaziali), e così via.

Certo, se il modello di riferimento resta il capolavoro kubrickiano, Nolan ha la capacità come pochi di rielaborare la materia metacinematografica di cui si sostanzia il suo cinema. Ad esempio, restando in questo ambito, il regista inglese rielabora da par suo la parte finale del viaggio di Cooper con quello di Bowman; oppure il traslare la pazzia di Hal 9000 nel dottor Mann (un drammatico cameo di Matt Damon), che incontrano su uno dei pianeti visitati; o ancora il monolito nero impenetrabile che si riduce in TARS e CASE, i due robot parlanti dalle stesse fattezze esterne.

L’altro tema portante di “Interstellar”, quello più esplicito, che si sviluppa come un fiore sulle radici poetiche di Dylan Thomas, è l’amore che diventa il motore di causa-effetto di tutto lo sviluppo drammaturgico della sceneggiatura scritta a quattro mani insieme al fratello Jonathan. L’amore familiare e quello filiale tra padre e figlia; l’amore di Amelia Brand (Anne Hathaway, che ricorda la dottoressa Stone di “Gravity” di Alfonso Cuaron) che accompagna Cooper nel viaggio spaziale, figlia del professor Brand, spinta a raggiungere uno dei pianeti dove si trova il suo fidanzato inviato in una precedente missione; ma soprattutto l’amore è l’elemento metafisico aggiunto che permette di oltrepassare i limiti fisici delle dimensioni spaziale e temporale conosciute.

“Interstellar” rientra perfettamente nel corpus filmico del regista inglese. Si ritrovano i temi del suo cinema come i personaggi con le loro luci e ombre. Cooper è l’ennesima variante del protagonista senza memoria di “Memento“, il poliziotto di “Insomnia“, di Angier e Borden di “The Prestige“, Cobb di “Inception” e Bruce Wayne della trilogia del Cavalier Oscuro. Anche la menzogna, su cui si basano le azioni dei personaggi dei suoi film, è fulcro della spinta e poi della disillusione dei protagonisti (qui il professor Brand, depositario del segreto e poi disvelatore dello stesso, interpretato ancora una volta da Michael Caine).

“Interstellar” non è privo di pecche. Ha delle incongruenze nella sceneggiatura – non si capisce come in una società ormai morente e senza industrie continuano a bere birre in bottiglia o avere della carne se gli allevamenti animali sembrano scomparsi – la lentezza della prima parte introduttiva, forse un po’ troppo lunga, l’uso dell’elissi nello svolgersi della diegesi a volte eccessiva e invece i dialoghi scientifici tra gli astronauti troppo pedagogici e insistiti. Tutto ciò richiede allo spettatore una concessione di credito alla visione e la sua sedimentazione, che continua dopo l’uscita dalla sala cinematografica.

A conti fatti, però, risultano elementi minoritari e tollerabili in un’opera della durata di quasi tre ore, con una messa in serie complessa e una capacità di filmare con la tecnologia IMAX che dona epicità alla curata messa in quadro. La scelta di ridurre ai minimi termini la CG e riprodurre la realtà con modellini e ricostruzioni scenografiche, coadiuvato da una squadra di collaboratori tecnici fidati e rodati (fa eccezione il nuovo direttore della fotografia Hoyte Van Hoytema che sostituisce degnamente Wally Pfister), dona al film un’atmosfera suggestiva e verosimile.

Con “Interstellar” Christopher Nolan conferma di essere un regista coraggioso che riesce a coniugare le ragioni del blockbuster dai grandi investimenti produttivi con istanze autoriali, a volte latenti, nella maggior parte coscienti e ricercate.

06/11/2014

Cast e credits

Titolo Originale
Interstellar
Distribuzione
Warner Bros Italia
Durata
168'
Produzione
Legendary Pitcures, Paramount Pitcures, Syncopy Films, Warner Bros. Pictures
Sceneggiatura
Christopher Nolan, Jonathan Nolan
Fotografia
Hoyte Van Hoytema
Scenografie
Nathan Crowley
Montaggio
Lee Smith
Musiche
Hans Zimmer
Costumi
Mary Zophres

Trama

La Terra è sconvolta da drastici cambiamenti climatici che hanno devastato l'agricoltura terrestre. L'unico prodotto agricolo sopravvissuto alle intemperie è il granoturco. Un gruppo di scienziati decide di intraprendere un viaggio spaziale attraverso un wormhole per trovare luoghi in cui la vita sia possibile. Il viaggio attraverso un portale interdimensionale conduce gli esploratori a una destinazione che trascende la conoscenza scientifica.

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