Animali fantastici – I crimini di Grindelwald

Animali fantastici – I crimini di Grindelwald


David Yates

Azione, Fantasy | Uk, Usa
(2018)

Potrebbe essere legittimo chiedersi se qualcuno del solito team al lavoro su “Animali fantastici” stesse già pensando ad un’estensione della saga del giovane mago al tempo della conclusione, permettendo di considerare gli ultimi cupi film di quella un preludio, stilisticamente parlando, della saga futura. Il mood de “I doni della morte” pare esser stato ereditato interamente dal secondo segmento del Wizarding World e questo secondo capitolo della serie se ne fa concretizzatore. La ricca palette cromatica del primo episodio permane difatti solo nei brevi, e non a caso situati nella prima metà, momenti dedicati alle “creature fantastiche” del titolo e alla borsa-mondo di Newt Scamander e in buona parte dei numerosi flashback, destinati ad approfondire le motivazioni e le complessità dei protagonisti, mentre lo scorrere della narrazione si fa sempre più impetuoso e monodirezionale e lo stile di ripresa sempre più opprimente.

L’ombroso mondo de “I crimini di Grindelwald” introduce lo spettatore alla vera natura della pentalogia e svolge in poco più di due ore il compito che i film di Harry Potter dal quarto al sesto avevano compiuto anni orsono, traslando un luminoso e fiabesco mondo di pace in una realtà pericolosa e funerea. La fine di una Belle Epoque. Se nella saga concepita da J. K Rowling più di vent’anni orsono questo si accompagnava alla progressiva maturazione dei personaggi principali, rivelandola come puro coming of age sotto il mantello da mago, in questo caso la natura adulta dei protagonisti (nonostante la loro connotazione emotivo-comportamentale sia in effetti assimilabile a quella adolescenziale, sottolineando ancora una volta quale sia il core target) rende difficile la progressività di questa transizione, così come la sua tematizzazione tramite la scoperta, da parte dei ragazzi in maturazione, delle ambiguità e storture del mondo. Quel che resta da fare, anche in virtù della penna e della mano non troppo raffinate di Rowling e Yates, è optare per lo strappo narrativo che porta avanti la narrazione bruscamente e porta dalla scintillante New York del finale di “Fantastic Beast and Where to Find Them” a una Parigi da film sulla Seconda Guerra Mondiale.

Questo contribuisce a rendere l’opera difficilmente fruibile per coloro che si fossero persi i film precedenti del Wizarding World, tacendo dell’uso piuttosto rozzo dei colpi di scena nella parte finale e di tutta una serie di possibili incongruenze col canone che rendono imperscrutabili le motivazioni di certi passaggi anche per i fan. Da questo punto di vista “I crimini di Grindelwald” soffre della più tipica malattia del cinema seriale contemporaneo, la cui natura serializzata su modello delle narrazioni televisive attuali produce oggetti filmici incapaci di assumere una propria identità, costringendo il film in questione a essere un necessario ponte tra la favolosa introduzione che è il primo film e la guerra che verrà nei titoli successivi. Il conflitto in effetti è già presente, tematizzato nei vari e ben evidenti contrasti interni e interpersonali che muovono (o non muovono) tutti i protagonisti, anticipato proprio nella forma della WWII in una delle migliori sequenze del film, cui difatti segue la principale esplosione di violenza di un film in cui essa si è (quasi) sempre mantenuta strisciante. Ovviamente dopo questo avvenimento niente sarà più come prima e difatti le ultime due sequenze, dedicate ognuna a una delle parti in conflitto, anticipano abbastanza chiaramente quello che seguirà.

Quindi è il film in questione puramente strumentale, privo di interesse di per sé? In primo luogo si deve questionare l’apparente non-rilevanza di pellicole interstiziali, la cui funzione di passaggio esplicitata le rende informanti dei cambiamenti in atto nella saga così come nel mondo che contiene e pertanto fondamentali per comprenderli, mentre poi urge chiedersi se “I crimini di Grindelwald” non abbia ulteriori punti di forza. Ovviamente il film gode dei soliti contributi tecnici di alta qualità che accompagnano le opere ideate da J. K Rowling da molti anni e da un cast di altissimo livello e prestigio (meritano una menzione soprattutto Johnny Depp e Eddie Redmayne, ripuliti dai tic eccessivi che infestavano buona parte delle loro ultime interpretazioni) ma ciò che più risalta in questa decima pellicola del Wizarding World è ciò che già rendeva il precedente uno dei migliori film del franchise: la regia di Yates frequentemente leziosa e prevedibile, spesso fuori luogo nei tempi dilatati del coming of age, trova suo coronamento nella frenesia delle molteplici linee narrative e nell’uso scatenato della CGI, strumento necessario per la creazione di un mondo che pare quasi stia divenendo veramente magico solo ora. Gli asset sono posizionati, i personaggi hanno fatto le loro scelte e la realtà parallela degli stregoni ha assunto una forma definita e profonda come non mai: alla fine del ponte c’è la strada che conduce alla magia. Non resta che seguirla e vedere cosa vi sarà.

16/11/2018

Cast e credits

Titolo Originale
Fantastic Beasts: The Crimes of Grindelwald
Distribuzione
Warner Bros.
Durata
134'
Produzione
Heyday Films
Sceneggiatura
J. K. Rowling
Fotografia
Philippe Rousselot
Scenografie
Stuart Craig
Montaggio
Mark Day
Musiche
James Newton Howard
Costumi
Colleen Atwood

Trama

Europa, 1927. Mentre l'apparentemente neutralizzato Grindelwald si rivela più temibile che mai Albus Silente cerca di convincere l'ex-studente Newt Scamander a gettarsi alla ricerca dell'obscurus Credence, rifugiatosi a Parigi, sulle cui tracce ovviamente sono anche gli Auror di vari governi e il suprematista magico. Nella capitale francese i protagonisti dell'avventura newyorkese e molti altri si confronteranno per determinare l'inizio del futuro del mondo magico.
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