Harry Potter e il principe mezzosangue

Harry Potter e il principe mezzosangue


David Yates

Fantasy | Gran Bretagna, Usa
(2009)

 

Harry Potter è probabilmente la star cinematografica per eccellenza di questi primi anni 2000. Il volto di Daniel Radcliff, i propri mutamenti fotografati dal passaggio dell’età adolescenziale a quella adulta seguono il percorso del personaggio che interpreta e che, inevitabilmente, lo segnerà a vita.

La figura di Radcliff è quella di Harry Potter. L’attore sembra non essere mai esistito, mentre il personaggio continua a cavalcare la propria celebrità, lo status di simbolo assoluto per spettatori giovani o adulti (caso raro di film non d’animazione destinato davvero a tutte ma proprio tutte le età).

Allo spettatore interessa il destino da “prescelto” del non più piccolo Harry, ma le storie e le sottotrame contano meno dei personaggi, o meglio delle presenze.

Il solo mettere in scena personaggi come Harry, Hermione, Ron e company provocherebbe bagni di folla in cinema che proiettano le gesta del maghetto più famoso della storia della letteratura (e del cinema). Folle di adepti, ma anche di curiosi e di dissidenti. Che si appartenga ad uno o ad un altro schieramento poco importa: quello di Harry Potter è un fenomeno troppo imponente per essere ignorato. Il sesto capitolo, “Harry Potter e il principe mezzosangue” ha tutti i crismi per obbedire alla posizione che ogni spettatore ha assunto: sarà amato alla follia dai fan più accaniti e criticato (se non detestato) dai dubbiosi della prima ora. E visto con innegabile e incondizionata piacevolezza da tutti gli altri, categoria alla quale chi scrive è fiero di appartenere.

Quest’ultimo film si presenta quasi dichiaratamente come episodio di raccordo tra i precedenti e il dittico che sancirà (definitivamente?) la chiusura delle vicende degli studenti di Hogwarts (film in uscita il 19 novembre 2010 e il 10 luglio 2011).

Il lato dark si è impossessato ormai da un po’ delle vicende di Harry, sebbene sia in parte smussato nella riuscita prima parte di “Harry Potter e il Principe Mezzosangue”: dopo una partenza urbana tinta di eccessivo catastrofismo minaccioso (la distruzione del Millennium Bridge di Londra: chiari i riferimenti a recenti attentati) – eccessiva come i toni orrorifici della scena pur d’effetto del lago sotterraneo in cui Harry e Silente sono circondati da morti viventi (sequenza che cita esplicitamente il “Paradiso Perduto” di John Milton) – i toni virano verso una godibilissima commedia indirizzata verso tinte vagamente rosa. Una fase che permette di distogliere l’attenzione da intricate trame narrative, che come spesso accade sono destinate al pubblico di fedelissimi, e lasciarsi andare ad un piacevole e spiritoso andamento da seguire con il sorriso sulle labbra a cuor leggero, impreziosito dal ritorno della partita del celeberrimo Quidditch. Un’occasione ideale per applaudire a scena aperta un reparto tecnico ancora una volta impeccabile (degno di nota il lavoro scenografico per il magnifico negozietto di cianfrusaglie magiche) o per amare ancora una volta quanto merita lo stralunato personaggio di Luna Lovegood, bionda maghetta naïf.

La seconda parte è più vicina al capitolo precedente, “Harry Potter e l’ordine della fenice” (che era però più metaforico e meno epico): il protagonista è conscio di essere un predestinato e stavolta lungo il suo percorso di crescita è accompagnato da Albus Silente, mago numero uno e preside di Hogwarts.

Il tema portante del film è difatti da ricercare nell’influenza che esercitano gli adulti nei confronti delle nuove generazioni, della necessità di avere dei padri/maestri che sappiano indirizzarci sulla strada che ci appartiene. Harry Potter/Albus Silente, certo, ma anche il patto a cui si sottopone Severus Piton sotto la cui ala protettrice sembra destinato a crescere Draco Malfoy, antipatico e smorfiosetto antagonista di Harry, che qui assume un ruolo di maggior spessore, una crescita che lo porterà ad un duello finale memore dell’estetica duellante de “Il Signore degli Anelli” di Peter Jackson. Senza rivelare il finale è comunque da annotare un’epilogo pregno di un’atmosfera la cui cupezza da horror sfocia in una crocevia di puro dramma.

“Harry Potter e il Principe Mezzosangue” può dirsi, pur con significative variazioni, il solito Harry Potter, con i limiti e i pregi del caso. Per l’occhio più critico è ragionevole preferire gli episodi diretti da Alfonso Cuaròn e Mike Newell (ancora anonima la regia di David Yates, nonostante gli sforzi), ma lo spettacolo è per l’ennesima volta assicurato.

Come ci si aspetterebbe da un penultimo episodio, l’appendice del film è aperta alla doppia fase conclusiva la cui sfida finale con il malvagio Voldemort sugellerà definitivamente il personaggio di Harry Potter come icona di primo piano di questo inizio del XXI Secolo.

15/07/2009

Cast e credits

Titolo Originale
Harry Potter And The Half-Blood Prince
Distribuzione
Warner Bros
Durata
153'
Produzione
Warner Bros. Pictures
Sceneggiatura
Steve Kloves
Fotografia
Bruno Delbonnel
Scenografie
Stuart Craig
Montaggio
Mark Day
Musiche
Nicholas Hooper
Costumi
Jany Temime

Trama

Voldemort allunga la sua ombra minacciosa sia sul mondo dei Babbani che su quello dei maghi e Hogwarts non è più un posto sicuro e accogliente come in passato. Harry sospetta che i pericoli minaccino anche la scuola, ma Silente concentra la sua attenzione nel prepararlo alla battaglia finale, che sa essere inevitabile. I due insieme cercano di penetrare nelle difese di Voldemort ed allora Silente chiama il vecchio amico e collega Horace Lumacorno, le cui competenze considera fondamentali.
Nel frattempo gli studenti subiscono gli attacchi di un avversario molto particolare: gli ormoni adolescenziali. Harry è sempre più attratto da Ginny, così come Dean Thomas. Mentre Lavanda Brown ha deciso che Ron è il tipo giusto per lei, Hermione soffre di gelosia, ma fa di tutto per non farlo vedere. Ma uno studente rimane in disparte, deciso a lasciare il suo segno, anche se cupo. L'amore è nell'aria, ma la tragedia è imminente e forse Hogwarts non sarà più la stessa
Odissea
Odissea

Ipotetico coronamento delle ambizioni del suo autore, l'"Odissea" di Christopher Nolan è una reinterpretazione tanto efficace dal punto di vista sensoriale quanto irresoluta da quello discorsivo, una frenetica cavalcata attraverso immaginari, generi, ambientazioni ed eventi che si sviluppa intorno alla modernizzazione dell'eroe eponimo

Kontinental ’25
Kontinental ’25

Radu Jude trasforma la morte di un senzatetto in un'indagine sulla responsabilità morale, sul senso di colpa e sulle contraddizioni della società contemporanea. Un saggio cinematografico che privilegia il confronto delle idee alla narrazione, trovando nella propria irresolutezza tanto la sua forza quanto il suo limite

Toy Story 5
Toy Story 5

Forse un po' a sorpresa, il trentunesimo lungometraggio targato Pixar non è (solo) una gigantesca operazione nostalgica, bensì l'occasione per riflettere sull'eredità pop-culturale che la saga di "Toy Story" ha lasciato dagli anni 90 fino a oggi

Il bacio della donna ragno
Il bacio della donna ragno

Bill Condon traspone su schermo il noto musical di Broadway e racconta l'accettazione della diversità attraverso la potente arma dell'immaginazione, intrecciando dramma a canti e danze. Ma la regia è disordinata e il risultato è fiacco e confuso

Le bambine
Le bambine

"Le bambine" osserva l'infanzia senza nostalgia, affidandosi allo sguardo spontaneo delle sue giovani protagoniste e a una messa in scena delicata ma mai edulcorata. Pur con qualche dispersione narrativa, le sorelle Bertani firmano un esordio autentico e sensibile, capace di raccontare la crescita come scoperta delle fragilità del mondo adulto

Disclosure Day
Disclosure Day

Inno umanista e antispecista, Spielberg mette in scena l’ultimo esempio della sua capacità di creare grande cinema, pur con difetti nella sceneggiatura e i limiti insiti in un’operazione di memorabilia cinematografica personale

La cronologia dell’acqua
La cronologia dell’acqua

Dopo oltre un anno dal sua passaggio a Cannes, arriva anche nelle sale italiane l'esordio alla regia di Kristen Stewart. L'omonimo addattamento del memoir di Lidia Yuknavitch, nonostante una messa in scena talvolta caotica, vive di un forza intestinale, viscerale, magnetica

Romería – Il mare dei ricordi
Romería – Il mare dei ricordi

Al suo terzo lungometraggio, la cineasta spagnola Carla Simón ripropone approccio autobiografico, tematiche e stile all'interno di un film estivo nuvoloso e melanconico che si ibrida con una detection esistenziale