Sulla infinitezza

Sulla infinitezza


Roy Andersson

Drammatico, Satirico | Germania, Norvegia, Svezia
(2019)
6.5

sulla infinitezza

Più che una descrizione del tema, l’infinitezza è un’indicazione della forma. La poetica che Andersson ha codificato da “Canzoni del secondo piano” (Prix du Jury a Cannes 2000) a “Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza” (Leone d’oro 2014), una serie di tableaux vivants non necessariamente legati fra loro, brevi o brevissimi scorci di vita quotidiana imbevuti di un sarcasmo graffiante e onirico, potrebbe infatti proseguire indefinitamente e costituire, ancor prima di un testo unitario o un percorso lineare, un mosaico atemporale destinato a espandersi per vie concentriche, a ricalcare ogni porzione spaziale e temporale dei rapporti umani con la grazia inesorabile di un frattale.

Al centro dei tableaux non sono infatti i personaggi quanto i rapporti latenti di tensione che sostengono e lacerano una comunità – ruolo familiare, sociale, militare, istituzionale – e i magmi emotivi che ribollono sotto le maschere. Il cronotopo impazzito di “Sull’infinitezza” comprime discrasie temporali e immagini fantastiche negli spazi angusti di esterni grigi e stanze verde pallido oltre la cui finestra si intravedono sfondi bidimensionali. Oppure indugia in desolati non-luoghi: stazioni ferroviarie, un Golgota urbano, Colonia bombardata e deserta. Malgrado la stilizzata astrattezza delle immagini, il quadro non è freddo ma partecipe; all’irriverenza visionaria di Buñuel si accompagna una pietas felliniana, che affiora intensa nei momenti di maggiore drammaticità – su tutte spicca la scena della figlia accoltellata.

Come nell’opera precedente, Andersson popola gli anonimi spazi urbani di Hopper con l’umanità grottesca di Otto Dix, secondo una visualità netta e algida che ricorda la quiete lancinante dei sogni di Magritte. Alla paletta si aggiunge lo stile fluttuante e acrobatico di Chagall, che apporta insieme alla leggerezza anche un senso di distacco. Nello studiato ordine visuale il film dichiara una vocazione intellettualista, che governa ogni slancio emotivo, frena ogni coinvolgimento intimo. Esercizio calibrato, a tratti puramente decorativo, “Sulla infinitezza” trova in Cézanne un’ultima illustre influenza: nella ripetizione senza fine del medesimo soggetto ritrae l’infinita varietà dell’umano, colta nel suo quotidiano e apparentemente statico divenire.

02/11/2020

Cast e credits

Titolo Originale
Om det oändliga
Distribuzione
Wanted
Durata
78'
Produzione
4 ½ Fiksjon AS, Essential Filmproduktion, Roy Andersson Filmproduktion AB
Sceneggiatura
Roy Andersson
Fotografia
Gergely Pálos
Scenografie
Anders Hellström, Frida E. Elmström, Nicklas Nilsson
Montaggio
Roy Andersson, Kalle Boman, Johan Carlsson

Trama

Una serie di tableaux vivants non necessariamente legati fra loro, brevi o brevissimi scorci di vita quotidiana imbevuti di un sarcasmo graffiante e onirico.
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