Anonymous

Anonymous


Roland Emmerich

Drammatico, Storico | Germania, Gran Bretagna
(2011)

Dopo “Independence Day”, “Godzilla”, “L’alba del giorno dopo” e “2012” Emmerich schianta un ennesimo disastro sulla pellicola cinematografica. Il regista tedesco prende in mano una delle più vecchie teorie del complotto, che da quelle tesi che la folle signora dell’Ohio Delia Bacon partorì per prima affascinarono poi, nel corso degli anni, numerosi studiosi e letterati come Mark Twain e Henry James. Il personaggio storico di William Shakespeare di Stratford-upon-Avon ha realmente scritto tutte le opere che gli sono attribuite? O era piuttosto un prestanome, fantoccio designato alle cui spalle si ordivano intrighi politici? Tra i tanti possibili autori fantasma spiccano i nomi di Francis Bacon, Christopher Marlowe e Edward de Vere 17mo conte di Oxford. Per quest’ultimo propende il regista tedesco sin dall’inizio della pellicola eliminando il brivido dell’whodunnit.

Ma al di là del dibattito tra stratfordiani ed oxfordiani sull’attribuzione delle opere scespiriane che può benissimo restare chiuso tra gli androni di un dipartimento universitario di anglistica, e che anche ad Emmerich in fin dei conti non interessa nemmeno poi tanto, sono altri gli aspetti da valutare – d’altro canto criticare il film per la tesi che propone sarebbe come rimproverare lo stesso regista del fatto che gli alieni abbiano realmente o meno fatto esplodere il Campidoglio di Washington (vedi “Independence Day”). Oramai è chiaro che al regista interessa semplicemente il demolire stesso sia che si tratti di edifici, città, pianeti o personaggi storici come in questo caso. In una carriera così dedicata alla distruzione il regista tedesco ha affinato le sue capacità di edificare la perfetta demolizione con beffarda ruffianeria che mescola insieme eccellenti effetti visivi, spunti comici sparsi qua e là con dovizia, una narrazione melensa ed un senso di thrilling per mantenere sempre vigile lo spettatore. Al modo d’un regista che vuole dare al pubblico l’intrattenimento che pretende Emmerich squarta senza pietà ogni complessità e sottigliezza: se una delle tesi principali che ostentano gli anti-stratfordiani è l’impossibilità che una persona dell’estrazione culturale di Shakespeare potesse disporre di un vocabolario ampio oltre 29.000 termini differenti, tanti ne usò il Bardo per comporre il corpus delle sue opere, Emmerich cerca di sottolineare il fatto presentando il drammaturgo di Stratford come un completo ebete dedito ad alcol e prostitute e sempre attento a seguire i più bassi istinti del ventre.

Se da un lato possiamo rimanere affascinati dalle peripezie visive di una computer grafica strabiliante, una misurata composizione quasi pittorica di alcune scene e possiamo al contempo ammirare l’eccellente interpretazione attoriale di Rhys Ifans per tutto quel che resta sprofondiamo nelle trame intricate di uno sceneggiato televisivo di infima qualità a là “Tudors”. Qualche spunto di riflessione Emmerich prova a lanciarlo allo spettatore: il teatro del passato e quello del presente che si rispecchia infine nella sala cinematografica mentre si svuotano contemporaneamente, la panoramica sulla città attuale e quella sulla Londra di Elisabetta I, il rapporto accennato tra poesia, storia e politica. Troppo poco e troppo immerso in un semplificare, tagliare, abbellire per un pubblico generalista alle cui generaliste necessità il regista presta fin troppa attenzione sprecando il proprio talento distruttivo per vocazione.

Se solo la pellicola avesse una briciola dell’arguzia scespiriana (che William di Stratford o Edward di Oxford si tratti non ci interessa), se avesse anche solo di lontana luce riflessa un pallido bagliore di poesia autentica -senza tentare di istillare, come invece fa, una mielosa retorica del poetico- questo “Anonymous” avrebbe acquistato una sua personalità invece che ergersi già destinato a tornare nell’anonimato.

18/11/2011

Cast e credits

Titolo Originale
Anonymous
Distribuzione
Columbia Pictures
Durata
130'
Produzione
Larry J. Franco, Robert Leger, Roland Emmerich
Sceneggiatura
John Orloff
Fotografia
Anna Foerster
Scenografie
Simon-Julien Boucherie
Montaggio
Peter R. Adam
Musiche
Harald Kloser, Thomas Wanker
Costumi
Lisy Christl
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