Eppure, miracolo! “Clerks II”, pur perdendo molta dell’urgenza del prototipo, non lo fa rimpiangere nemmeno per un secondo. Rivedere Dante e Randall invecchiati, quasi irriconoscibili, ancora dietro al bancone di un negozio (dopo che Randall ha bruciato accidentalmente il drug store dove lavoravano, ora i nostri eroi sono impiegati in un fast food) provoca una bizzarra sensazione di familiarità e sconcerto al tempo stesso. Già, perché i tempi cambiano, ma le cose restano le stesse. Kevin Smith è cresciuto come autore, e dietro le sue volgarità (in questo caso davvero tante, soprattutto verbali) fa sempre capolino l’amarezza e la critica feroce di chi ha capito tutto di come gira il mondo. In “Clerks II” è l’immobilità a regnare sovrana: immobilità degli ambienti, televisivi, spogli, quasi da telefilm, e immobilità dei personaggi, un tempo emblema della generazione “X”, oggi semplici e simpatici loser, rassegnati, mediocri, ben felici di esserlo.
“Clerks II” è più “film” del suo predecessore, non è un semplice collage di situazioni e gag, è più coeso e a fuoco nell’impianto narrativo. Kevin Smith ama i suoi personaggi, li culla e li fa crescere: si concede momenti romantici e malinconici (Dante in macchina, con in sottofondo la canzone-manifesto “1979” degli Smashing Pumpkins), e alla fine si tuffa in un inaspettato (quasi toccante) elogio dell’amicizia virile. Naturalmente non mancano le battute memorabili e le scene d’antologia, su tutte un confronto esilarante tra Randall e il nerd Elias (new entry tra i clerks) su quale sia la trilogia migliore tra “Guerre Stellari” e “Il signore degli anelli”.
24/07/2008