La fine del mondo

La fine del mondo


Edgar Wright

Azione, Commedia, Fantascienza | Regno Unito, Usa
(2013)

Torna Edgar Wright, con un film che già respira aria di culto – in barba alla programmazione demenziale dei cinema italiani. Dopo i fasti di “Scott Pilgrim Vs The World”, il regista inglese torna in patria per completare la cosiddetta Trilogia del Cornetto – e si parla proprio del gelato – inaugurata quasi dieci anni fa dal seminale “L’alba dei morti dementi” e continuata con il brillante “Hot Fuzz”. Il nuovo capitolo si intitola “La fine del mondo”, ed è un altro manifesto al talento di un esplosivo filmmaker.

C’era una volta Gary King, uno spavaldo ragazzo di provincia che insieme ai suoi quattro amici volle, dopo l’ultimo giorno di liceo, intraprendere una crociata alcolica leggendaria per la storia del loro paesino inglese, Newton Haven. 5 amici, 12 pub, 1 pinta di birra alla volta… ma niente da fare. In quella notte che sarebbe stata l’apice della loro esistenza, i cinque amici non riuscirono ad arrivare a The World’s End, l’ultima tappa dell’impresa, e completare la storica Golden Mile. Vent’anni dopo, i cinque amici sono cambiati: Peter (Eddie Marsen) è diventato un sottomesso venditore d’auto; Oliver “O-Man” Chamberlain (Martin Freeman) un agene immobiliare serioso e compassato; Steven Prince (Paddy Considine) un imprenditore edile; Andy (Nick Frost), il migliore amico di Gary, il pezzo grosso di una grande aziende. I cinque amici amici sono cambiati, ma non Gary (Simon Pegg), che rimane inaffidabile e scostante come allora. In un impeto di pazzia, Gary raduna i riluttanti amici per tornare al paesello, completare la Golden Mile e chiudere il cerchio su quella notte storica. Ma la distanza fra l’immaturità di Gary e l’integrazione sociale quadratissima degli altri si fa via via più ingombrante, tanto da portarli al limite della separazione, se non fosse che c’è qualcosa non va nei “familiari” abitanti di Newton Haven. Dopo un’improbabile rissa, la verità viene a galla: gli abitanti sono stati sostituiti da una sorta di razza aliena dal sangue blu che desidera soltanto farli entrare nella loro società perfetta. I “Cinque Moschettieri” decidono di darsela a gambe, ma non prima di aver bevuto l’ultima pinta a The World’s End.

Wright è un regista davvero imprevedibile, e le sue collaborazioni con Simon Pegg e Nick Frost lanciano l’indicatore ai confini dello slapstick contemporaneo. “Post-moderno”? Per quanto goffo sia, è il termine più adatto per descriverlo, almeno fra quelli d’uso comune: Wright tratta la parodia come fosse commedia brillante, e le inietta una dimensione di genere (horror in “Shaun”, action/fantasy in “Hot Fuzz”e qui puramente sci-fi) che trasforma del tutto il materiale originale, rispettato nelle regole e nella “dignità” ma carne da macello per l’umorismo british del trio. Gli spassosissimi film di Wright sono entertainment ponderato e allo stesso tempo sovversivo.

Lo script di “La fine del mondo” offre decine di situazioni comiche d’effetto – pur strappando qualche risata in meno dei precedenti -, forse perchè sceglie di concentrarsi su altro. Ad appena 30 minuti dall’inizio, si butta consciamente nella weirdness, e la discesa continua con parecchi “scossoni” fino al distopico epilogo. Qui si ribaltano del tutto le regole dei film catastrofici: la minaccia aliena viene disinnescata con uno spassionato monologo del protagonista sull’innata imperfezione degli esseri umani, sulla loro fondamentale dissolutezza e irresponsabilità. Senza salvataggi dell’ultimo minuto e enormi scene d’azione, si chiarisce che la scelta obbligata è tra compromesso e integrazione (quella auspicata dai magnanimi invasori), e libertà e autodistruzione (quella che ha piegato la vita di Gary King): sogni di individualismo e “don’t stop believing” all’americana semplicemente non appartengono alla realtà. Persino Woody Allen di rado è stato così platealmente caustico sulla natura umana.

Ed è tutto ciò che da una direzione precisa non solo a questo, ma a tutti i film della trilogia del Cornetto: sono coni da osservare in una sola direzione, quella dal vertice alla base. Da un realismo da commedia stretto e angusto, all’impossibile orizzonte degli eventi che scruta impietoso il fatto che esistiamo in un contesto e ogni nostra azione ha conseguenze. Riguardare, ri-consumare i film di Wright significa trovare inevitabilmente nuovi strati di senso a quell’unico destino più che certe asperità e incompletezze di scrittura: le scelte iperboliche (se vogliamo discutibili in termini di coerenza narrativa), come quelle delle coreografatissime risse da bar tra ubriaconi e alieni, rafforzano la sensazione di essere saliti su un treno che avanza velocissimo verso una consapevolezza che appartiene a tutti – e su cui si può essere in completo disaccordo. Ridere, a volte, fa davvero male.

28/09/2013

Cast e credits

Titolo Originale
The World's End
Distribuzione
Universal Pictures Italia
Durata
109'
Produzione
Big Talk Productions, Relativity Media, Working Title
Sceneggiatura
Simon Pegg, Edwin Wright
Fotografia
Bill Pope
Scenografie
Peter Dorme, Nick Gottschalk
Montaggio
Paul Machliss
Musiche
Steven Price
Costumi
Guy Speranza

Trama

Vent'anni dopo il loro primo tentativo, cinque amici tornano alla loro cittadina Newton Haven per riprovare l'impresa alcolica in dodici tappe fallita: non sospettano del pericolo ben nascosto che li attende all'arrivo...
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