“The Sisters Brothers” inizia come un western postmoderno con delle attinenze con l’operazione catalogatoria dei Coen di “The Ballad of Buster Scruggs“. Il primo atto del film si connota per una rielaborazione ironica di topoi classici: i pistoleri in viaggio, il rapporto tra i due fratelli caratterialmente diversi (Charlie alcolizzato e rissoso, Eli riflessivo e gentile), la missione che si sviluppa attraverso le peripezie di un percorso a tappe. I dialoghi, sovente troppo autocoscienti per appartenere a due killer di metà Ottocento, sembrano provenire dalla commedia d’autore francese e Audiard li adopera per incrinare la granitica determinazione dei personaggi del western che, come eroi omerici, dovrebbero compiere il proprio destino su una strada stabilita dal Fato.
Nel secondo atto, infatti, la narrazione compie uno scarto che dà il La a derive imprevedibili: nel momento in cui entrano in scena Morris e Warm, che compiono, da par loro, un viaggio iniziatico, la coppia principale viene raddoppiata, fino all’inevitabile incontro tra i quattro protagonisti. L’aspetto maggiormente aderente al genere trattato dal regista del “Profeta” è indubbiamente l’amicizia virile, con il corollario bromance del duo Morris e Warm e l’ironia sul machismo dei pistoleri, suggerito dal rapporto tra i due Sisters, in cui il maggiore si occupa di Charlie come una madre (o sorella) farebbe col figlio scapestrato.
Jacques Audiard si confronta dunque con la mitologia americana per eccellenza, declinando il western in una forma anomala e fortemente autoriale. Innervato da una buona dose di umorismo nero e violenza, il regista cattura precocemente i presagi del crepuscolo del mito della frontiera, l’avvento della modernità che sostituirà definitivamente l’avventura quale dialettica romantica io-mondo-natura, a favore dell’avventura d’impresa, del calcolo capitalistico.
I due fratelli Sisters attraversano le varie fasi dell’intreccio non solo subendo trasformazioni fisiche e umane, ad esempio vediamo Eli riprendersi quel ruolo di fratello maggiore di cui era stato espropriato da Charlie, dopo che questi aveva ucciso il loro padre, ma modificando il contesto col quale interagiscono. Eli e Charlie sono degli ossimori viventi, inconsci portatori di catastrofi, che rendono il racconto un palinsesto continuamente da ricodificare, dove la wilderness dell’immaginario western entra in rotta di collisione con la civiltà moderna. “Tutto sta cambiando”, ripetono i personaggi, e allora il grande gioco del cinema cambia il verso della Storia, ricalibrando la prospettiva sulla realtà e ridefinendo i codici morali: quando gli inseguimenti a cavallo diventano giochi da ragazzi e il duello catartico viene eluso, non resta che tornare bambini riconquistando il calore e l’innocenza del focolare domestico. Al crepuscolo del western, si scorge l’alba di una umanità nuova.
01/05/2019