La famosa invasione degli orsi in Sicilia

La famosa invasione degli orsi in Sicilia


Lorenzo Mattotti

Animazione, Fantastico | Francia, Italia
(2019)

Lo stile inconfondibile del grande Lorenzo Mattotti si trasfonde sul grande schermo senza perdere nulla. Si trattava di vedere se il passaggio all’immagine in movimento avrebbe penalizzato in qualche modo la forte impronta personale dell’autore. Ebbene, Mattotti è ora un grande autore anche di cinema. E il cinema italiano di animazione – che vanta grandi autori contemporanei di corti e mediometraggi: ad esempio Simone Massi – può vantare da questo momento un nuovo lungometraggio di primissimo rilievo, paragonabile senza problemi con pietre miliari quali “I fratelli Dinamite” e i film di Bruno Bozzetto.

Mattotti, con questo film presentato al Festival di Cannes 2019, in concorso nella sezione Un Certain Regard, ha scelto di portare sullo schermo un romanzo di Dino Buzzati pubblicato la prima volta a puntate nel 1945 sul Corriere dei Piccoli, adatto ai ragazzi ma anche agli adulti. Non è abitualmente menzionato fra le opere maggiori del grande scrittore bellunese, che era anche disegnatore (famoso il suo “Poema a fumetti”) e corredò “La famosa invasione degli orsi in Sicilia” dei suoi disegni, eppure non è certo un’opera minore. Mattotti si discosta sensibilmente dai disegni di Buzzati (cui rende omaggio in una scena del film facendone dei grandi quadri appesi in un corridoio del palazzo reale), rimanendo molto fedele alla storia (soprattutto la prima metà del film resta aderente sotto il profilo narrativo al romanzo di Buzzati), che reinventa figurativamente secondo il proprio stile immaginifico e surreale, che ricorda lontanamente il grande Henri Rousseau, per via degli accesi contrasti cromatici fra superfici monocrome.

La sfida è vinta su due fronti: il primo è quello di infondere movimento ai propri disegni senza perdere niente in qualità. Il secondo è quello di confrontarsi con il materiale di partenza personalizzandolo e persino arricchendolo, non solamente grazie al proprio personale bagaglio autoriale (che già da solo basta a conferire all’opera uno status d’eccezione), ma anche dal punto di vista narrativo, coadiuvato in sede di sceneggiatura da Jean-Luc Fromental e Thomas Bidegain. Sotto questo aspetto, tutto ciò che viene aggiunto (o, in misura minore, modificato) rispetto a Buzzati, appare attentamente ponderato. Nella prima metà del film, funzionano tutte le modalità che il novello cineasta adotta per dare immagine a ciò che in Buzzati è raccontato solo a parole, o disegnato in altro modo. È straordinaria ad esempio la sequenza con cui gli orsi sconfiggono l’esercito degli uomini con palle di neve (è immaginifica e allo stesso tempo credibile dal punto di vista drammaturgico – e non era davvero scontato). Ma è nella seconda metà del film che Mattotti davvero decolla. Si prende libertà maggiori, immagina tutto a modo suo e aggiunge tanto al testo di partenza. Arricchisce il materiale di sfumature che lo rendono pienamente maturo, senza mai dimenticarsi di mantenere il film su un registro adatto anche al pubblico più piccolo.

La prima innovazione drammaturgica del film consiste nell’aver inquadrato la storia in una cornice in cui sono un cantastorie siciliano e sua figlia a raccontare la leggenda della famosa invasione degli orsi in Sicilia a…un orso, incontrato in una grotta. Ma l’innovazione principale è un’altra ancora: la storia di Buzzati viene spezzata in due parti. Il che regala anche spazio a una riflessione sul lieto fine, oggetto di una discussione fra il cantastorie, sua figlia e l’orso. Il racconto del cantastorie finisce infatti proprio con un lieto fine, quando gli orsi, invasa la città, vi si insediano e iniziano una felice convivenza con gli uomini. Con un colpo di scena, è allora l’orso a cui la storia è stata sin qui raccontata a subentrare nella narrazione. La stessa leggenda – rivela – è nota anche agli orsi, ma non finisce lì. E il racconto riprende, con l’orso (la cui voce è quella ruvida di Andrea Camilleri) che illustra come la vita civilizzata avesse iniziato a corrompere gli orsi, che cominciarono a perdere i loro istinti naturali, sedotti dalle comodità della vita urbana. Al centro del racconto vien posto adesso l’orso Tonio, il figlio del re Leonzio che era stato rapito e poi da questi ritrovato nella città degli uomini (e la cui ricerca era stata la ragione dell’invasione). Su Tonio, viene innestato un percorso di formazione, che lo vede dapprima soccombere ai vizi degli uomini, quindi subentrare al padre per ricondurre gli orsi alla loro dimensione naturale.

Mattotti racconta, con rapidità e sapienza artistica, una storia che ha tutti i crismi di un classico senza tempo: parte del merito è naturalmente di Buzzati, però il regista ci mette tanto del suo, consegnandoci una meraviglia per gli occhi che è anche una storia, semplice e complessa al contempo come le migliori fiabe sanno essere: quelle capaci appunto di far stare in magnifico equilibrio la soavità dei toni e l’universalità della “morale della favola”.

21/05/2019

Cast e credits

Titolo Originale
La fameuse invasion des ours en Sicile
Distribuzione
Pathé
Durata
82'
Produzione
France 3 Cinéma, Indigo Film, Pathé, Prima Linea Productions, Rai Cinema
Sceneggiatura
Lorenzo Mattotti, Thomas Bidegain, Jean-Luc Fromental
Montaggio
Sophie Reine
Musiche
René Aubry

Trama

Un gruppo di orsi che abitano montagne della Sicilia, sono costretti da un rigido inverno a invadere il Granducato di Sicilia. Li guida il Re Leonzio che spera di ritrovare il figlio rapito dai cacciatori.
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